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Wu-Tang Clan sospende il tempo con un concerto che sa di leggenda

Il collettivo hip hop di Staten Island ha portato ieri sera all’Unipol Arena l’unica tappa italiana del tour “Wu-Tang Forever: The Final Chamber”: un evento epico

  • Il9 Marzo 2026
Wu-Tang Clan sospende il tempo con un concerto che sa di leggenda

Il Wu-Tang Clan a Bologna, foto di Alessandra Trucillo

Quello del Wu-Tang Clan a Bologna non è stato un concerto: è stato più della musica, delle voci, delle tute sbriluccicanti, dei visual, delle grida del pubblico, delle mani alzate a comporre contro luce il simbolo del collettivo hip hop più influente della storia. L’unica data italiana del tour “Wu-Tang Forever: The Final Chamber” ha avuto i contorni di un evento epico: una serata leggendaria in cui ti senti materializzato in un istante indefinibile sulla linea del tempo.

L’Unipol Arena era stipata di gente di ogni generazione, tutti travolti da un ritmo impossibile da respingere: nessuno seduto, nessuno fermo, un’onda di mani alzate a incalzare le strofe di canzoni di 30 anni fa, che ancora suonano fresche e moderne come se fossero state scritte il mese scorso.

Wu-Tang Clan a Bologna: un inizio epico

L’inizio del concerto è stato altrettanto epico: uno schermo nero con il simbolo giallo del collettivo (uno dei loghi più riconoscibili della storia della musica) è caduto in un soffio tra le grida del pubblico “WU-TANG! WU-TANG!”. Nel buio si è acceso un enorme tempio Shaolin sul palco (Wu-Tang Clan è originariamente il nome di un gruppo di guerrieri ribelli, maestri nella letale tecnica della spada Wu-Tang), mentre sullo sfondo si consumava una battaglia di fuoco fino al levarsi dell’alba (il Sol Levante).

Ed ecco che uno a uno li eroi di Staten Island sono usciti sul palco, per offrire la propria strofa di Sunlight, Bring da Ruckus, Clan in da Front. Chi con addosso il piumino di Gucci, chi in completo tempestato di Swarowski, chi con la giacca camouflage: RZA, GZA, Method Man, Raekwon, Ghostface Killah, Inspectah Deck, U-God e Masta Killa e Cappadonna hanno dimostrato che il loro suono non è invecchiato di un solo giorno, e nemmeno loro.

Gli otto membri originali del Clan si sono alternati sul palco per tutto il resto della scaletta -con ovazione per Method Man sul suo omonimo pezzo, va da sé -, sfoggiando abiti sempre nuovi e mai omologati agli altri. È forse questa attitudine punk che li fa amare da ogni generazione, dai fan di tutti i generi? Il messaggio è molto chiaro: siamo questi e non accettiamo condizionamenti.

wu tang clan
il Wu-Tang Clan, foto di Brooklyn Prewett

Quattro atti con molti spot

Vero anche che la serata è suddivisa in 4 “atti” di grandi successi, intervallati da spot pubblicitari a tutto schermo. Il trailer del film “A spoon of Chocolate”, scritto e diretto da RZA, poi la pubblicità del videogame “Wu-Tang: Rise Of The Deceiver”. Infine lo spot del documentario “Purple Tape Files” sulla storia del rap, e la richiesta di votarli per la Rock’n’Roll Hall of Fame con apposito QR Code proiettato sullo sfondo. “Do you want us near The Beatles and The Rolling Stones? Then VOTA ORA”. In questo caso anche il marketing contribuisce a raccontare la loro storia piena di idee e creatività.

L’omaggio finale di Wu-Tang Clan

Non è mancato un omaggio ai “soldiers” defunti dell’hip hop, con proiezione di gigantografie, tra le quali spiccava la foto di Tupac e quella di Notorius B.I.G. Oltre all’ex componente e fondatore del gruppo, Ol’ Dirty Bastard, scomparso nel 2004 e a Oliver Power Grant, mancato solo due settimane fa.

Tutti sul palco per il gran finale con la celeberrima C.R.E.A.M. e Triumph. Poi il Wu-Tang Clan ha salutato Bologna e l’Italia. E speriamo non sia davvero un addio per sempre.

Articolo di Federica Mingarelli

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