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Le scelte sbagliate, l’X Pass e quel coraggio in più che servirebbe: il primo bootcamp di X Factor 2026 

Francesco Gabbani che sceglie Giacomo Calò, diversi concorrenti che si autosabotano e un tavolo dei giudici che gioca sempre (forse troppo) sul sicuro

  • Il2 Ottobre 2026
Le scelte sbagliate, l’X Pass e quel coraggio in più che servirebbe: il primo bootcamp di X Factor 2026 

Mad-Dog, foto di Virginia Bettoja

Da questa prima puntata dei bootcamp di X Factor 2026 emerge un aspetto essenziale. Il destino spesso lo indirizzano i concorrenti stessi, con una cover o un inedito, ma il più delle volte i giudici si lasciano trascinare dalla scia di quel medesimo sentiero che non è detto debba seguire a tutti i costi quella traiettoria. Ieri sera ci sono state tante scelte sbagliate, a tratti il livello è stato, musicalmente, più basso delle audition. Prendete Chiara Giannella che decide di andare al patibolo con Million Reasons di Lady Gaga, un brano che nove volte su dieci ti manda a casa. Peggio ancora, e questo è davvero un peccato, la decisione scellerata delle Hey Darling! di presentarsi con un pezzo di Eminem. Vista la loro unicità nell’edizione di quest’anno – anche dal punto di vista del genere che fanno – forse meritavano un’altra possibilità, ma l’hanno combinata grossa.  

In altri frangenti però il problema è stato il tavolo. Mai come in questa puntata è mancato il coraggio. Davide De Luca, con il suo godibilissimo inedito Amsterdam (il finale del pezzo ce o saremmo risparmiati), viene penalizzato dal genere, nonostante la sua esibizione sia stata persino migliore di quella delle audizioni. Discorso inverso per Angelo Caianello che ha un inedito radiofonico, Ma nun vir?!, bravo a stare sul palco, ma l’esito unanime differente dipende solo dal tipo di musica che fa: rap/trap in napoletano che, come dice giustamente Jake La Furia, oggi va persino meglio dell’italiano. 

Klem e Napoli sotterranea, foto di Virginia Bettoja

Si poteva scegliere meglio, da ambo i lati, sulla questione di Angela Cotterle che sì, abbassa il proprio livello con Hotel California, eppure la canta bene e, memori della prova alle audizioni i giudici avrebbero potuto soprassedere. Anche perché la prova di Lorena con Scars to your Beautiful di Alessia Cara – con un’intensità che non aveva mostrato nella prima esibizione – non è poi così sconvolgente, ma se ne va alle Last Call con quattro carte verdi.

Tuttavia, la mancanza di coraggio che fa più riflettere è quella che ha portato all’eliminazione di Klem e Napoli sotterranea. Ok, la parte iniziale con Bad Guy di Billie Eilish non ha funzionato, ma il finale con annessa coreografia è stato comunque di alto livello. Il punto è il focus dei giudici sulla performance singola senza ricordarsi del passato né avere uno sguardo sul possibile futuro. Erano un unicum nel programma e nel panorama italiano, una scommessa da fare che nessuno, a parte Gabbani, ha avuto il coraggio di difendere.  

È una questione di genere anche qui, forse. Andare sul sicuro, sempre e comunque. Come nel caso dei Rawstrings: bravi, ma senza infamia e senza lode. Anche con Kiwi di Harry Styles (scelta discutibilissima come cover) sono da sei e poco più. La differenza la fa la comodità e lo stare nei ranghi. Idem per Nicola Trois che con Wicked Game è ancora molto impostato, pur mostrando un’estensione vocale inedita. Poi qui siamo sempre pronti a cambiare idea, come nel caso di Veronica Bruganelli che con You Stole The Show di Sienna Spiro abbina intensità a sentimento, tecnica e controllo. Una delle esibizioni migliori di questa edizione, molto meglio di Voilà. 

Veronica Bruganelli, foto di Virginia Bettoja

I migliori del primo bootcamp di X Factor 2026

Partiamo da Giacomo Calò e dal primo X Pass di questa edizione. Francesco Gabbani è il la persona al tavolo gli assoceresti subito per il bel canto e per l’emozione che prova e trasmette durante Almeno tu nell’universo. Ma come si era scritto alle audizioni, il compito più difficile qui sarà proprio quello del giudice. Trovare subito la strada giusta ed evitare di incasellarlo e renderlo qualcosa di poco contemporaneo. Vale la stessa cosa per Vito Damiano che però è penalizzato da un inedito non proprio eccezionale. Bravi in questo caso i giudici a vedere oltre perché la stoffa e il talento ci sono. Come direbbe la buona Simona Ventura, un diamante grezzo.  

Matteo Bock è invece il concorrente più “sgamato”, d’altronde è anche il meno “concorrente” di tutti, data l’esperienza pluriennale nell’ambiente. Lo si percepisce dalla scelta azzeccata del pezzo, Moves Like Jagger, e dalla sicurezza con cui affronta il palco. Sa come si gioca. Il suo obiettivo sarà conquistare il pubblico da casa. Cosa che ha già fatto Alice Fregoso da un bel po’. Stavolta è un po’ meno centrata, colpa del pianoforte, ma la sua esecuzione de La leva calcistica della classe ‘68 è comunque di altro livello. Nella sua voce sembra custodire un ricordo primordiale che viene svelato ogni volta che canta. Conferma assoluta per Patrizia Napolano che anche questa volta fa venire giù tutto con i Beatles e Golden Slumbers. 

Giacomo Calò, foto di Virginia Bettoja

Tra le sorprese in positivo, un vero e proprio glow up, c’è Giorgia Cappelletti. Non ci aveva convinto con i Kings of Leon, ma con Iron Sky di Paolo Nutini cambia tutte le carte in tavola. Lascia andare la voce senza preoccuparsi dei graffi. E non le manca nemmeno la simpatia da personaggio televisivo. I Mad-Dog vanno sul sicuro e Take Me Out dei Franz Ferdinand li porta di diritto alle Last Call senza alcun patema. Se non fanno pazzie, andranno ai live e ci faranno divertire. Stessa cosa per i NEYJA che mostrano un loro nuovo lato con Gimme All Your Love, togliendo però parte del lato soul al pezzo. Bravi, ma la versione dei Little Pieces of Marmelade rimane inarrivabile.   

Chiudiamo con una menzione speciale per Stefano Camuffo che decide di cantare Cambiare di Alex Baroni. Convince molto di più rispetto alle audition dove aveva portato gli Imagine Dragons, ma soprattutto lui sì, mostra coraggio con un brano “scomodo” visto il contesto. Giorgia apprezza moltissimo, trattiene la commozione, e gli fa i complimenti dietro alle quinte. Non sarà passato alle Last Call, ma Stefano un suo piccolo X Factor l’ha già vinto.  

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