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Assegnazioni da finale e troppi rischi: ecco com’è andato il primo live di X Factor 2026

I concorrenti, salvo poche eccezioni, si sono trovati alle prese con brani troppo grandi per essere affrontati al debutto in diretta. Ne fa le spese Alice Fregoso. Rientra in gara Teo Bok superando al televoto Timothee

  • Il23 Ottobre 2026
Assegnazioni da finale e troppi rischi: ecco com’è andato il primo live di X Factor 2026

Patrizia Napolano, foto di Virginia Bettoja

Il primo live di X Factor non è mai indice dell’andamento di un’edizione. Per questo dovrebbe essere trattato con molta cura dai giudici soprattutto sul piano dei loro concorrenti. L’ansia del debutto è naturale, basti pensare che una come Camilla Guerini prima di ieri sera si era esibita solo in oratorio. Come si proteggono i talenti? Con delle assegnazioni che non li gettino immediatamente in territori poco congeniali e facendoli confrontare con dei brani alla loro portata perché quello del primo giovedì sera in diretta è il loro biglietto da visita con il grande pubblico e con il televoto. 

Col senno di poi tutto ciò è passato in secondo piano in nome dell’intrattenimento, mettendo in seria difficoltà i talenti in gara. Perché nel momento in cui si assegnano certi brani è ovvio l’intento: cercare di non annoiare lo spettatore da casa facendogli ascoltare – e possibilmente canticchiare – dei pezzi che conosce a memoria. Il punto è che ci vorrebbe più equilibrio, in particolare la prima volta. A pagarne le conseguenze è stata in primis Alice Fregoso, il cui timbro delicato ed etereo è stato subito posto difronte alla sfida impossibile di un monumento come Piazza Grande di Lucio Dalla. Non che a Veronica sia andata meglio con la canzone più complicata non solo di Dolly Parton, ma in generale. I Will Always Love You è davvero uno scoglio tecnico gigantesco. La differenza tra le due l’hanno fatta la sicurezza sul palco e la versatilità. 

Va anche sottolineato che non tutto può essere impuntato alle scelte del tavolo. L’esempio sono Le Distanze alle prese con Renato Zero e Il cielo. Il fatto che siano credibili e propensi all’italiano è ciò che li rende davvero interessanti e unici nel panorama italiano. L’arrangiamento drammatico e cinematografico (non molto prog in realtà) poteva essere una scelta azzeccata, ma è mancata la precisione al canto. E se fai un brano in una veste del genere è fondamentale essere perfetti nell’intonazione. 

Le distanze, foto di Virginia Bettoja

Tra grandi successi e ansie  

Pronti via e, subito dopo il trionfale ritorno a casa di Marco Mengoni e una suggestiva apertura con i ballerini a danzare tra bene e male sulle note di Rosalía, i giovanissimi Mad-Dog vengono catapultati sul palco con una hit intramontabile. Per loro fortuna sono talmente bravi e tecnici – un plauso alla precisione delle seconde voci – che portano a casa una buonissima versione di Club Foot dei Kasabian. Davvero, poteva essere un disastro e, invece, è stata una delle esibizioni migliori della serata. Il trono però spetta a Patrizia Napolano: puoi farle cantare qualsiasi cosa e la farà degnamente. È una forza della natura, gestisce il fraseggio come una veterana e si prende la prima standing ovation dell’anno.  

Apertura e chiusura sono stati punti più alti insieme all’esibizione di Camilla Guerini alla quale Paola Iezzi affida You Don’t Own Me. Non è soltanto la voce R&B a colpire nel segno, ma la presenza sul palco. Si era scritto di come fosse il suo punto debole. Beh, ieri sera si è presentata sicura di sè davanti all’asta del microfono dominando la situazione. Più in generale, la seconda manche è stata di un livello più alto. Lenanie, per esempio, pur non avendo fatto la sua esibizione migliore finora, ha scavalcato un ostacolo: Blanco. Il cantautore di BLU CELESTE è uno di quelli che non si può coverizzare senza rischiare di imitarlo. Il suo stile è troppo riconoscibile e dà poco spazio alla reinterpretazione tecnica. Danny riesce comunque a farla sua riscrivendo il testo delle strofe (molto bello il verseggiare spezzato sul finale) e giocando con il suo bel timbro graffiato.

Mad-Dog, foto di Virginia Bettoja

Manu non riscrive il testo di Incoscienti giovani di Achille Lauro e la canta senza fare danni. Il punto, anche qui, è che non è troppo colpa sua. Assegnare un brano con una teatralità del genere al primo live è un rischio. Viene persino criticato troppo dal tavolo. Ci sono state esibizioni peggiori della sua e, perlomeno, non ha compiuto errori tecnici.  

ALÌA, per la prima volta tradita un po’ dall’emozione, convincerà in seguito. Ieri sera, con SIENNA SPIRO, si è un po’ rintanata nel compitino, comunque mostrando una presenza magnetica sul palco e rimanendo sempre a regime su intonazione e cambi di intensità. Da lei però ci si aspetta molto di più alla luce delle qualità e di ciò che ci ha fatto ascoltare finora. Un discorso simile può essere fatto per Giacomo Calò che però, sul finale, riesce comunque a trasmettere un pizzico della sua emozione al pubblico. Interessante la scelta del suo giudice Gabbani che gli ha assegnato un pezzo popolarissimo sui social. Ordinary di Alex Warren forse l’ha un po’ limitato, ma la scelta è comprensibile e rientra nell’operazione intelligentissima di non renderlo “vecchio” e inserirlo fin da subito nelle maglie del pop contemporaneo.  

Giacomo Calò, foto di Virginia Bettoja

Si è già detto dei mostri sacri scomodati per Alice Fregoso e Veronica. Il medesimo appunto si può fare alle cover assegnate a Scraffs e Alex Fontana. Ai primi viene richiesto di inserire dello struggimento nella versione punk di What a Wonderful Word. Quindi, non solo il confronto con Armstrong, ma anche con Joey Ramone. Il suono della band è coeso. Chitarre, basso e batteria riescono anche a giocare tra loro inserendo degli abbellimenti non presenti nella cover acida ed essenziale del frontman dello storico gruppo statunitense. I giudici hanno criticato il canto, ma in un pezzo del genere è complicato farlo emergere anzi, non è proprio quello il punto.  

Cambia tutto per quanto riguarda Alex Fontana. Il suo personaggio è senza dubbio il più amato di questa edizione di X Factor 2026 e il primo live lo conferma. Supera indenne la prima manche nonostante l’assegnazione killer di Jake La Furia che lo mette in estrema difficoltà con Song 2 dei Blur. L’esibizione non è stata delle migliori, ma era davvero complicato con un pezzo del genere non cadere nella sensazione da karaoke. Ancor di più se sei da solo sul palco senza band. 

Perché questi X Pass? 

Timothee e Teo Bok: sono stati questi i due X Pass scelti da Giorgia. Appena il pubblico ha scoperto quale sarebbe stata la sfida, credo che più del 50% di chi segue X Factor abbia mai creduto che il giovane ragazzo di origini francesi avrebbe avuto la minima possibilità di rientrare in gara. Matteo avrebbe dovuto combinare un enorme pasticcio per non vincere al televoto, ma era un’ipotesi molto improbabile e il motivo è chiaro: è già un artista affermato – sebbene all’estero – con una valanga di esperienza alle spalle. Senza contare già l’ampia fanbase che giustamente si è guadagnato e ha coltivato in questi suoi anni di carriera. 

Teo Bok, foto di Virginia Bettoja

Le loro due esibizioni sono state davvero differenti. Timothee ha tenuto il palco divertendosi e giocando con la sua voce in modo sublime. Insieme a Patrizia Napolano è stato il migliore della serata, senza dubbio. Teo Bok ha puntato sullo show: pezzone dei Queen, inizio al pianoforte e poi via a saltare per il palco come una popstar navigata. Tutti gli ingredienti perfetti per un programma televisivo. Cosa resta però? Il fatto di aver perso una voce artisticamente diversa dal resto e non solo. Aver perso anche una storia differente in termini di racconto televisivo. Oltre ovviamente ad aver ammazzato un momento di tensione con una sfida un po’ impari.  

Ma il gioco è fatto e Teo (ri)entra – ironia della sorte – nella squadra di Francesco Gabbani che l’aveva scartato. Una cosa è certa, a livello di spettacolo non deluderà e la sua permanenza siamo pronti a scommettere che sarà molto lunga. Appuntamento alla prossima settimana. 

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