Il “The Faith Tour” mostra George Michael in uno stato di grazia
Diretto da Andy Morahan e David Austin, il docufilm, girato nei due concerti di Parigi del 1988, mostra il cantante all’apice della sua potenza vocale e della sua presenza scenica
Foto di Brian Aris
George Michael (di cui a Natale ricorreranno i dieci anni dalla morte) è stato un artista libero, coraggioso e generoso, in grado di anticipare mode e tendenze musicali. Un genio del pop inquieto e tormentato, che ha saputo trasformare il proprio dolore privato e le proprie lotte per l’identità in una colonna sonora universale, amata dai suoi fan storici e riscoperta dalle nuove generazioni. A entrambi i pubblici si rivolge il docufilm George Michael: The Faith Tour, distribuito da Universal Pictures, che sarà nelle sale cinematografiche dal 6 novembre.
Lo stesso giorno sarà pubblicato il disco dal vivo The Faith Tour: The Live Album, con sedici o diciotto canzoni (a seconda del formato) scelte tra quelle registrate al Palais Omnisports de Paris-Bercy. L’album live è stato mixato da Chris Porter e David Austin e masterizzato da John Webber. The Faith Tour sarà disponibile nei formati Deluxe Box Set (3LP + 2CD), 2LP Picture Disc, 2LP Blue Black Marble Vinyl, 2LP Crystal Clear Vinyl, 3LP Black Vinyl, 2LP Black Vinyl, 2CD e Audio Blu-Ray.
Girato in 35mm con quattordici telecamere, il film, che è stato restaurato e rimasterizzato, sintetizza le due date che Michael tenne il 30 e 31 maggio 1988 al Palais Omnisports de Paris-Bercy (oggi Accor Arena). Diretto da Andy Morahan e David Austin, già autori del documentario George Michael: Freedom, il docufilm è introdotto da un cortometraggio realizzato da Mary McCartney, fotografa e regista, figlia di Paul e Linda McCartney. Il corto utilizza un’intervista audio inedita di Michael e fotografie scattate da Herb Ritts, oltre a immagini girate dietro le quinte del videoclip di Faith (diretto all’epoca proprio da Morahan).
Uno snodo fondamentale nella carriera
Il Faith Tour fotografa uno snodo fondamentale della carriera di George Michael, che aveva iniziato nel migliore dei modi la fase solista dopo la fortunatissima esperienza con gli Wham!. Non a caso l’espressione “doing a George Michael” è diventata il modello di riferimento per tutti gli artisti che vogliono costruire una solida carriera solista, dopo essere stati membri di una boy band.
Per allontanarsi dall’immagine leggera degli Wham! e per acquisire credibilità nel mercato R&B c’era bisogno di una collaborazione di assoluto prestigio. In quest’ottica non poteva esserci scelta migliore di Aretha Franklin, la Regina del Soul. Il duetto con Aretha in I Knew You Were Waiting (For Me), merito dell’intercessione del produttore Clive Davis, ha reso più semplice la transizione verso Faith.
Il primo singolo del nuovo album, I Want Your Sex (pubblicato nel giugno 1987), ha segnato il passaggio di Michael verso sonorità più funky, adulte e black. Un brano fortemente influenzato dal Minneapolis sound e dallo stile di Prince, che ha avuto un grande successo, nonostante la censura dell’audace video. Non a caso, I Want Your Sex era l’unica canzone che veniva eseguita due volte in scaletta nel Faith Tour: all’inizio e alla fine del concerto.

Il successo clamoroso di Faith
L’album Faith, pubblicato il 30 ottobre 1987 negli USA, ha trasformato George Michael in una superstar, capace di rivaleggiare alla pari con Michael Jackson, Prince e Madonna. Dalla contagiosa title track alle sensualissime Father Figure e I Want Your Sex, dal funky elettronico di Monkey e Hard Day fino alla splendida ballad jazzistica Kissing a Fool, George riuscì a conferire a Faith un sound inconfondibile e personalissimo. Un originale mix tra pop, soul, dance e R&B, che lo lanciò definitivamente tra i giganti del pop.
«Avevo fede in ciò che la vita mi avrebbe riservato», ha dichiarato Michael. «Sentivo che stavo per ottenere finalmente le cose che desideravo». All’interno della copertina apparivano cinque icone che riassumevano i temi concettuali del disco: Fede, Musica, Denaro, Religione e Amore.
George non avrebbe mai pensato di diventare ancora più famoso degli Wham! e di avere successo anche negli USA. Faith ha venduto oltre 25 milioni di copie, ha vinto un Grammy Award come Album dell’anno, oltre ad aver conquistato numerosi MTV e Brit Awards.
La qualità del docufilm
Il docufilm George Michael: The Faith Tour mostra il cantante in uno stato di grazia e al culmine del successo commerciale con il suo primo tour solista. Per decenni rimasto custodito negli archivi, questo materiale inedito mostra il cantante all’apice della sua potenza vocale e della sua presenza scenica, mentre domina il palco con un’energia contagiosa.
Ciò che impressiona di più è la qualità audio e video di filmati analogici che hanno quasi quarant’anni. George Michael: The Faith Tour, per due ore, proietta gli spettatori all’interno del live di Parigi, dando davvero l’impressione di trovarsi a pochi metri dalla pop star inglese. Un tuffo nelle gioiose atmosfere degli anni ’80, quando i concerti pop non erano ancora beni di lusso e il pubblico non filmava tutto il tempo i brani per postarli sui social.
La scenografia dello show era imponente e rifletteva plasticamente l’estetica aggressiva dell’album. George Michael e la band si esibivano all’interno di una gigantesca gabbia bianca, avvolta da impalcature futuristiche.

Il concerto
Lo show si apre con un assolo di organo che accenna Freedom degli Wham! George appare tra le ombre della gabbia, cantando I Want Your Sex in un’atmosfera sensuale, vestito con l’immancabile giubbotto di pelle BSA, i jeans strappati e il celebre orecchino a croce. La scaletta è costruita intorno ai brani di Faith, ma include anche successi degli Wham! come Everything She Wants, I’m Your Man e i suoi primi brani solisti Careless Whisper e A Different Corner.
George Michael balla e corre senza sosta nei brani dance come Hard Day e Monkey, mentre incanta con l’estensione della sua voce soulful nelle ballad One More Try e Father Figure. Sia Everything She Wants che Careless Whisper,dal vivo, sono impreziosite da un’introduzione a cappella da brividi, che vale da sola il prezzo del biglietto.
Nel concerto di Parigi sono molto apprezzate dagli spettatori le eccellenti cover di Love’s in Need of Love Today di Stevie Wonder, Lady Marmalade delle LaBelle e Play That Funky Music dei Wild Cherry. Le coreografie del tour sono state curate da Paula Abdul, che ha insegnato al cantante dei passi di danza più moderni, in modo da differenziarlo dallo stile degli Wham!. Fu proprio lei a ideare la celebre mossa “King Kong” per il brano Monkey, una delle coreografie più coinvolgenti dello show.
Fra spavalderia e insicurezza
Il Faith Tour è stato caratterizzato da un’intensità e da una serietà estenuanti, a differenza dell’atmosfera scanzonata dei concerti degli Wham!. A George pesava molto la mancanza di Andrew Ridgeley, a livello sia emotivo che professionale. Senza un partner con cui scherzare, condividere i camerini e le serate, il cantante si sentiva l’unico oggetto dell’attenzione dei media e del pubblico.
La spavalderia mostrata sul palco era soltanto una recita necessaria per l’intrattenimento, ma lontanissima dalla sua reale personalità. George soffriva della “sindrome dell’impostore”. Provava il timore costante che, un giorno, tutti si sarebbero resi conto che lui non era davvero quello che appariva e che tutto il successo sarebbe svanito all’improvviso.
Il Faith Tour è stato un trionfo commerciale: ha incassato complessivamente circa 50 milioni di sterline, di cui 17,7 milioni di dollari nei soli USA. Il tour ha ospitato centotrenta spettacoli in ventuno paesi, attraversando Giappone, Australia, Europa e Nord America.
Alla fine del 1989, esausto dalla sovraesposizione mediatica degli ultimi due anni, il cantante decise di ritirarsi dai riflettori. Comunicò alla CBS che, per il successivo album Listen Without Prejudice Vol. 1, non avrebbe fatto alcuna promozione e non sarebbe apparso più nei video musicali. Una decisione che avrebbe provocato uno tsunami con la sua etichetta, fino alla clamorosa rottura nel 1994. Ma questa è un’altra storia.


