La musica delle sfilate: tutto ciò che le immagini non conservano
Dalle playlist di Shazam ai remix di Mina, il suono è parte integrante della sfilata: organizza il movimento, costruisce emozioni e lega le collezioni a epoche e culture. Ma, mentre gli archivi visivi della moda sono sempre più completi, quello sonoro resta ancora frammentario
Mina
Delle sfilate possiamo rivedere quasi tutto, più difficile però è recuperare la musica che teneva insieme quelle immagini. La riflessione mi è tornata leggendo Every Song I Shazammed During NYFW SS27, in cui Aerial Harris raccoglie i brani riconosciuti con Shazam durante la NYFW. Harris osserva che, mentre in presenza la Fashion Week permette anche di scoprire o ritrovare musica, chi sfoglia i look a posteriori su Vogue Runway non può ascoltarne la soundtrack. Così lei in persona si incarica ironicamente di fare “the Lord’s work”, creando una playlist ad hoc su Spotify.
Un commento ricorda, con una punta di nostalgia, che gli utenti dei forum di The Fashion Spot facevano lo stesso ogni stagione, ma che verso la metà degli anni Dieci hanno smesso di interessarsene. A pensarci, fa sorridere che l’archivio sonoro della moda dipenda ancora dagli Shazam aperti in platea. Al momento non sembra esserci un equivalente musicale di Vogue Runway, ordinato per maison e stagione. Fashion Soundtrack è uno dei tentativi più vicini, insieme alle playlist pubblicate da alcune maison, ma si tratta di raccolte parziali. Il resto è sparso tra crediti, forum, playlist e social.
In On Runway Music, pubblicato su Viscose 08: Sound, Luis-Manuel Garcia-Mispireta e Michael Meeuwis ricordano che la musica accompagna le presentazioni fin dai saloni di Lady Duff-Gordon, agli inizi del Novecento. Nel tempo il repertorio si è allargato a ballate, chanson, colonne sonore, soul e disco. Dalla metà degli anni Novanta, la house e i mix costruiti sulle convenzioni dell’elettronica post-disco sono diventati lo standard della passerella, portandovi l’eredità delle scene underground queer, nere e latine. Proprio per questo sorprende quanto tale patrimonio sia ancora poco studiato: seguirne l’evoluzione permetterebbe di ricostruire non solo la storia della sfilata, ma anche le culture che la moda ha scelto, di volta in volta, di portare in passerella.
Analizzando proprio questo patrimonio sonoro, i due autori distinguono tre funzioni. Coreografica, perché organizza il passo e le uscite. Affettiva, perché orienta l’emozione. Associativa, perché collega una collezione a identità, sottoculture, epoche e luoghi. Ed è tutto ciò che una fotografia, da sola, non può conservare. La Primavera Estate 2027 le ha mostrate tutte e tre.
Tra il 22 e il 23 settembre, Prisencolinensinainciusol ha sfilato prima a Vogue World, in Galleria Vittorio Emanuele II, e poi da Fendi. A Vogue World accompagnava l’atto sulla rivoluzione industriale e sull’ingegno manifatturiero italiano. Una scelta ironica per una canzone italiana costruita per sembrare inglese, che non contiene alcuna frase di senso compiuto. Da Fendi, invece, richiamava l’esibizione di Adriano Celentano e Raffaella Carrà a Milleluci del 1974. Nei giorni precedenti allo show, la maison aveva pubblicato proprio quel video, anticipando una collezione ispirata alla libertà della Carrà. Così lo stesso brano ha attivato riferimenti diversi a seconda del contesto, rendendo evidente la funzione associativa.
Da Bottega Veneta, il 26 settembre, il suono ha occupato lo spazio prima della sfilata Summer 2027 di Louise Trotter. Per Scintillations 20, Florian Hecker ha realizzato venti strutture sospese con altoparlanti e riflettori acustici. La posizione percepita del suono non coincideva necessariamente con quella della fonte visibile. Poi è subentrata la soundtrack di Mark Leckey. Qui la funzione coreografica usciva dalla passerella: prima delle modelle, il suono aveva già orientato i corpi e l’attenzione del pubblico.
A Parigi, il debutto di Drew Henry da Courrèges ha reso leggibile la funzione affettiva. La selezione musicale è stata curata da Henry insieme a Vegyn, che ha composto anche brani originali per lo show. Il produttore londinese, tra i collaboratori di Frank Ocean su Blonde ed Endless, si muove tra elettronica sperimentale, hip hop strumentale e club music. Senza un vocabolario consolidato, la musica offre una prima chiave emotiva per interpretare la nuova direzione. È qui che la funzione affettiva diventa concreta. Prima che il pubblico possa familiarizzare con i nuovi codici visivi, il suono contribuisce a stabilire come quel debutto verrà percepito e magari anche ricordato. Non anticipa le prossime collezioni, ma contribuisce a creare le aspettative con cui le guarderemo.
Fin qui la musica orienta il modo in cui una collezione viene presentata e percepita durante le sfilate. Gucci mostra il movimento inverso: la passerella può intervenire sulla vita di un brano. Nel 2023, la prima collezione di Sabato De Sarno per Gucci si chiuse sul remix di Ancora, ancora, ancora di Mina firmato da Mark Ronson. L’“ancora” — di nuovo, ma anche tuttora — traduceva l’idea del debutto. Il remix debuttò al numero 60 della classifica FIMI e venne pubblicato poche settimane dopo sulle piattaforme, rimettendo in circolo una canzone del 1978 che lo stesso Ronson non conosceva prima che De Sarno gliela proponesse. Per una parte del pubblico, la sfilata è diventata così una porta d’ingresso nel catalogo di Mina.
Garcia-Mispireta e Meeuwis scrivono inoltre che l’immagine di moda ci invita a proiettare al suo interno una versione desiderabile di noi stessi, mentre la musica ci fa immaginare già immersi nel mondo che costruisce. Quell’immersione nasce dall’incontro tra suono, abiti, movimento e spazio: è questa relazione, non i singoli elementi, che le fotografie non conservano.
Per questo, tra decine di uscite, una può restare particolarmente nella memoria insieme alla canzone che l’accompagnava. La playlist di Harris non ricostruisce quella relazione, ma prova almeno a conservare ciò che gli archivi della moda lasciano più facilmente indietro: non i look, già documentati, ma le canzoni che li accompagnavano. Finché non esisterà un archivio completo, purtroppo, la memoria delle sfilate continuerà a essere visivamente precisissima e acusticamente piena di vuoti.
Articolo di Giorgia Calia

