10 anni di “Blonde”, il disco che ha consacrato Frank Ocean
Cosa rende speciale il capolavoro dell’artista texano a dieci anni dall’uscita
Il 1° agosto 2016, sul profilo Apple Music di Frank Ocean spunta una diretta che ritrae l’artista intento a costruire una scala. Dopo 18 giorni, quella live si sarebbe rivelata essere Endless, un visual album realizzato dall’artista per liberarsi dal suo contratto con Def Jam. Per quanto con il tempo Endless sia stato rivalutato dai fan, anche grazie a una remastered che correggeva alcune imperfezioni del suono del visual album (rimasta relegata a copie fisiche rendendo impossibile recuperare il disco in streaming ancora oggi), in quel momento la sensazione non era tanto di delusione, quanto quella che Frank Ocean avrebbe potuto fare molto di più: il giorno dopo l’uscita di Endless, quindi il 20 agosto di dieci anni fa, esce infatti Blonde, quello che sarebbe diventato non solo il disco più importante di uno degli artisti più criptici e affascinanti della musica contemporanea, ma anche uno degli album che hanno segnato un decennio intero.
Il concept di Blonde
L’intero disco ruota attorno al concetto di dualismo. Il titolo Blonde è infatti un gioco di parole legato al modo in cui i capelli dei bambini tendono a diventare più scuri con l’età, mentre in copertina il titolo è riportato senza la “e” finale, diventando quindi Blond. Il titolo diventa quindi maschile giocando sul concetto di gender fluidity e la cultura queer, argomenti molto cari all’artista. L’intero disco è poi diviso in due parti uguali della durata di circa 30 minuti ciascuna, separate dal famosissimo beat switch di Nights. Nella prima, Frank canta della sua gioventù, delle sue insicurezze e dei primi amori.
Nella seconda parte invece le sue riflessioni diventano molto più malinconiche e, anche a livello sonoro, ci si sposta verso territori più cupi. In pezzi come White Ferrari e Godspeed i sintetizzatori prendono il sopravvento sulle chitarre egli archi che caratterizzano la prima metà dell’opera sottolineando ancora di più le differenze di punti di vista tra il Frank giovane e quello adulto.
I brani del disco
Il disco si apre con Nikes, che svolge alla perfezione il suo ruolo di introduzione all’album, mettendo in chiaro fin da subito quali sono le colonne portanti dell’opera: le batterie elettroniche miste alle chitarre acustiche e la voce pitchata verso l’alto di Frank Ocean, che all’interno della narrazione del disco viene utilizzata proprio quando l’artista ci racconta qualcosa dal punto di vista di una sua versione più giovane, per poi lasciare spazio alla voce naturale di Frank nella coda del brano.
Sempre nella prima parte del disco incontriamo Self Control. Un capolavoro a metà tra l’acustico e l’ambient che mette al centro del brano proprio la voce di Frank, ulteriormente migliorata rispetto al suo lavoro precedente, Channel Orange, e ci regala anche una comparsata di Yung Lean durante il bridge del pezzo.
Dal “secondo atto” del disco è impossibile non citare la già menzionata White Ferrari. Uno dei brani più malinconici ed emozionanti di una carriera che ha fatto di questi due aggettivi il suo tratto distintivo. Qui Frank riflette su una relazione passata, trovando conforto solamente nel finale, quando i sintetizzatori che compongono praticamente tutto il beat, contribuendo al “minimalismo sonoro” che caratterizza l’intero disco, lasciano spazio a una chitarra mentre Frank si conforta pensando a un universo parallelo in cui tutto è andato per il verso giusto.
Cosa rende speciale Blonde di Frank Ocean
Quando si tratta di dischi come Blonde si potrebbe tranquillamente menzionare l’intera tracklist: Ivy, Pink + White o la stupenda outro Futura Free. La realtà, però, è che l’ultimo lavoro di Frank Ocean è un disco che può essere raccontato a parole fino a un certo punto. Si tratta di un album che, sulla carta, non dovrebbe neanche funzionare davvero. Frank e il suo team hanno ridotto all’essenziale la struttura dei brani, utilizzando pochi elementi e assemblandoli alla perfezione attraverso un lavoro di cura e ricerca che, soprattutto al giorno d’oggi, è estremamente difficile da trovare.
Il pensiero che questo sia l’ultimo disco realizzato dall’artista diventa quindi più facile da digerire. Blonde è il frutto di un lavoro minuzioso svolto nel corso di più di quattro anni dall’artista. Quindi, ben venga se dovranno passare altri dieci anni prima di un nuovo disco di Frank Ocean. E anche se Blonde dovesse finire per essere il suo ultimo lavoro per sempre, sarebbe più che sufficiente per incoronare Frank Ocean come uno degli artisti più importanti dei nostri giorni.

