Victoria’s Secret, la credibilità passa dalla musica?
Da Megan Thee Stallion a Tate McRae e le KATSEYE, le popstar riportano l’attenzione sulla sfilata. Ma quanto è cambiata davvero l’immagine del marchio?
Tate McRae al Victoria's Secret Fashion Show 2026 (@victoriassecret via Instagram)
Le ali, la lingerie, i tacchi, i sorrisi rivolti alla telecamera: delle sfilate di Victoria’s Secret riconosciamo praticamente tutto, anche dopo aver imparato a mettere in discussione molto di ciò che rappresentavano. Nel frattempo, abbiamo parlato di corpi, di rappresentazione e della distanza tra le donne a cui viene venduta quella lingerie e quelle a cui è concesso indossarla in passerella per rappresentare un target. Guardando le immagini di oggi, viene da chiedersi cosa sia rimasto di quelle discussioni e quanto abbiano effettivamente cambiato le sorti dello spettacolo.
Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre, a Los Angeles, sul palco del Victoria’s Secret Fashion Show si sono esibite Megan Thee Stallion, Tate McRae, le KATSEYE e Megan Moroney. Pop, rap e country hanno accompagnato una passerella su cui sono tornati anche volti storici del marchio come Adriana Lima e Candice Swanepoel.
La musica ha sempre avuto un ruolo abbastanza centrale in questo spettacolo; praticamente l’intera mappa del pop mondiale è passata da quel palco. Tornano subito alla memoria le esibizioni di Rihanna, Taylor Swift o altri artisti, come Justin Bieber e ancora The Weeknd: le modelle camminavano, gli artisti cantavano, si scambiavano sguardi, sorrisi e piccoli gesti diventati parte dei video che ancora circolano. Così, anche chi non avrebbe mai comprato un reggiseno del marchio aveva un motivo per cercarli. La sfilata poteva essere guardata anche solo per loro.
Dopo lo stop del 2019, tra ascolti a picco e polemiche sulla mancanza di inclusività, lo show è tornato nel 2024 con una veste “rinnovata”. Eppure, nel riaccogliere ali e vecchie glorie, Victoria’s Secret è tornato anche all’estetica intorno a cui erano nate quelle critiche. Il casting si è ampliato, ma resta da chiedersi quanto questo abbia cambiato l’ideale di bellezza proposto dallo show.
Le artiste che oggi salgono sulla passerella di Victoria’s Secret non hanno bisogno del marchio per esistere: il loro pubblico se lo sono già costruito da sole, altrove. Chi segue Megan Thee Stallion o Tate McRae sa già tutto di loro — canzoni, video, estetica. Magari cerca la loro performance senza essere interessato a Victoria’s Secret, ma nel farlo finisce per imbattersi anche nella sfilata. In questo modo, la musica regala al brand un’attenzione che le artiste si sono sudate da sole. E insieme al pubblico arrivano anche le idee che quel pubblico associa a loro, comprese quelle sul rapporto con il proprio corpo.
Con un pezzo come Body, ad esempio, Megan rivendica prima di tutto un’autonomia: è lei a decidere come raccontarsi, celebrarsi e presentarsi, imponendo i propri termini. Su quella passerella, tuttavia, questa autonomia si trova dentro la comunicazione di Victoria’s Secret, un marchio che per anni ha dettato legge su quali corpi avessero il diritto di entrare nei desideri collettivi.
Vederla lì in lingerie non cancella il significato del suo percorso. Sarebbe paradossale parlare di emancipazione e poi pretendere di stabilire in quali spazi una donna possa o non possa esercitarla. Al tempo stesso, la forza del suo messaggio non basta a risolvere i dubbi legati al brand. Se una spettatrice si sente rappresentata da quel tipo di performance e da quegli ideali non c’è nulla di male. Tuttavia, la presenza di una singola artista non trasforma automaticamente lo show in un manifesto inclusivo valido per tutte.
Chi guarda queste artiste su quel palco ne conosce anche le canzoni, i video, le scelte fatte altrove. Nel caso di Megan, conosce una rivendicazione di autonomia che precede questa esibizione e che non nasce da Victoria’s Secret. Probabilmente la credibilità che il marchio cerca oggi passa da qui : ospitare donne che hanno già dato un significato forte e autonomo alla propria immagine. Resta però da capire cosa sia cambiato davvero nella visione del brand, oltre ai nomi delle ospiti in scaletta.
Articolo di Giorgia Calia

