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Una sera con Ed O’Brien al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano

Il chitarrista dei Radiohead ha incantato il pubblico milanese con l’unica data italiana del suo An Evening With…Blue Morpho”

  • Il7 Ottobre 2026
Una sera con Ed O’Brien al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano

Ed O’Brien voleva una venue che potesse restituire lo stile e l’intenzione del suo ultimo disco per le date di An Evening With…Blue Morpho: uno spettacolo che già dal nome sembrava ideale per essere portato dal vivo in un luogo come il Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano.  «Non avevo voglia di andare a suonare in locali e posti che odorano di birra» aveva spiegato nella nostra intervista. «Quello che mi interessa è ampliare queste canzoni e scoprire come evolvono trovando una collocazione diversa ogni sera». L’evoluzione c’è stata eccome e ha riguardato anche i brani del suo primo progetto solista Earth, quando era ancora EOB.  

Brasil e soprattutto Deep End – eseguita seduto sul bordo del palco a un metro dalla prima fila che avrebbe voluto far sedere vicino a lui ma che la sicurezza ha bloccato – hanno cambiato pelle grazie alla super band che lo accompagna in questa serie di concerti. A dimostrare la chimica tra Ed, il chitarrista Dave Okumu (collaboratore fondamentale dell’ultimo disco) ed ESKA (incredibile la sua voce), c’è la sua defaillance durante le presentazioni finali: «My band…ah not my band».  

Eccolo, l’elefante nella stanza che però al Teatro Lirico di Milano non entra proprio. È vero che Thin Places, Solfeggio e Sweet Spot hanno in sè qualche elemento della musica dei Radiohead, ma gli spunti acustici, il modo in cui Ed O’Brien gestisce la propria voce e lascia spazio alla seconda femminile, è figlio di un approccio del tutto differente. Il chitarrista inglese, ma di fiere origini irlandesi, ha iniziato il live senza il suo strumento, inaugurando di petto la sua nuova esperienza da solista. Non c’è stato mai il minimo dubbio che fosse lui il vero protagonista. Vuoi per il fisico slanciato che si lascia andare al ritmo, per le numerose frasi in italiano con cui ha invitato il pubblico a muoversi e alzarsi in piedi, Ed ha dimostrato di poter essere un frontman. 

Incanti e farfalle blu 

Il titolo Blue Morpho fa riferimento al lepidottero di colore blu tipico dell’America Centrale e Meridionale. Ed O’Brien ne è rimasto colpito durante un viaggio in Brasile con la famiglia. La titletrack abitava il centro della scaletta del live milanese ed è stata riarrangiata senza gli archi che dominano la versione studio. La mancanza dell’orchestra si è sentita solo in parte, perché molti dei brani hanno beneficiato di influenze psichedeliche e di evoluzioni vocali inedite.  

Incantations, singolo di lancio del disco, è un altro dei fulcri dell’esperienza dal vivo dell’album. Nel corso della serata viene riproposta due volte, divisa in due atti, ma in modo tale che sembri un leitmotiv e non un riempitivo. La sensazione in questo senso è stata proprio teatrale. Un po’ come quando c’è il “ritorno del personaggio”. Cloack of the Night, invece, ha avuto il potere di ricondurre tutto all’essenza. A quegli arpeggi di chitarra acustica inconfondibili per la matrice che li caratterizza. La stessa matrice che ha generato quelli senza tempo di brani come Street Spirit (Fade Out).  

Se d’incanti parliamo, il più bello avviene sul finale. Prima con la già citata Brasil, ma poi con Obrigado. Il brano più personale, salvifico e umano di Blue Morpho è un inno alla vita e alla musica che vorresti non finisse mai. Una conclusione perfetta che ha liberato Ed O’Brien. Com’è avvenuto sul palco, era accaduto anche nella scrittura del disco che ha sancito un nuovo inizio e una nuova luce da seguire per sfuggire all’oscurità.  

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