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Il concerto allo stadio Maradona è stato la consacrazione definitiva di Liberato

L’artista partenopeo ha raggiunto il suo obiettivo, e l’ha fatto portando uno show che ha reso giustizia a uno dei luoghi più ambiti di Napoli

  • Il6 Giugno 2026
Il concerto allo stadio Maradona è stato la consacrazione definitiva di Liberato

Liberato in concerto allo stadio Maradona a Napoli

Un live di Liberato allo stadio Diego Armando Maradona di Napoli è un evento che sembrava destinato a tenersi. Nonostante la musica napoletana negli ultimi anni sia associata quasi sempre al rap, l’artista mascherato è riuscito ad arrivare sul palco più importante della sua carriera raccontando l’altra faccia di Napoli: quella più melodica, romantica e sperimentale.

D’altronde, l’obiettivo dell’artista è sempre stato questo, come dichiarato nel documentario uscito nel 2024, Il segreto di Liberato, di cui abbiamo parlato ai tempi col regista Francesco Lettieri. Certo, era già passato per il Maradona in occasione degli ultimi due scudetti vinti dal Napoli, ma ieri sera uno dei luoghi più rappresentativi della città era finalmente a sua completa disposizione.

Liberato al Maradona: oltre il semplice live

La cosa che colpisce di più dei live di Liberato è l’attenzione che l’artista pone nel rendere il concerto un vero e proprio spettacolo che va oltre la semplice esibizione. Quasi ogni brano viene arricchito da elementi assenti nelle versioni in studio, pur mantenendo la propria anima originale ed evitando di estraniare il pubblico con interpretazioni troppo diverse rispetto a quelle a cui siamo abituati.

Si passa dalle citazioni dei Daft Punk, con One More Time e Aerodynamic campionate (e suonate magistralmente dal chitarrista della band mascherata) durante We Come From Napoli, alle tarantelle su cassa dritta di Nunn’ a voglio ’ncuntrà e ’A fotografia. Quest’ultima, nella parte finale, si trasforma addirittura in un brano dal sound metal, in cui tutta la band dà il meglio di sé. Non mancano poi i momenti più intimi, con una sezione al pianoforte da brividi che divide la prima e la seconda parte dello spettacolo.

La ciliegina sulla torta di questo tripudio di suoni e influenze è il fatto che tra la maggior parte dei brani non ci sia praticamente alcun momento di pausa. Durante il live ci sono stati blocchi anche di venti minuti in cui il pezzo in esecuzione si trasformava gradualmente in quello successivo, spesso caratterizzato da sonorità diametralmente opposte. Più che una scaletta tradizionale, infatti, si è trattato di una serie di veri e propri medley che hanno reso lo show di Liberato al Maradona più vicino a uno spettacolo teatrale che a un semplice concerto da stadio.

Il rapporto con la città

Se possiamo permetterci di usare la parola “spettacolo”, il merito è dei suoi protagonisti: Liberato e la città di Napoli, che non viene messa da parte neanche per un secondo. L’artista è salito sul palco vestito da Borbone, una scelta che mette immediatamente in chiaro lo scopo del live: ripercorrere la storia di Liberato attraverso i brani più iconici della sua carriera e le citazioni alle sue influenze, ma anche raccontare la storia della sua città.

I visual passavano infatti da immagini tipiche dell’immaginario dell’artista, come la sua iconica rosa, a dipinti che richiamano l’arte napoletana dell’Ottocento, rielaborati per aggiungere elementi della Napoli moderna. Trasponendo visivamente ciò che Liberato ha sempre fatto in musica. Statue che improvvisamente indossano magliette del Napoli o la stessa rosa presente in tutte le copertine dell’artista, reinterpretata come un dipinto dell’epoca, sono solo alcuni dei passaggi del viaggio nel tempo in cui Liberato ci trasporta.

Purtroppo, molti di questi visual sono realizzati tramite intelligenza artificiale: in alcuni casi la scelta funziona, mentre in altri lascia il rimpianto per ciò che avrebbe potuto realizzare un team di visual artist partendo da un concept così interessante.

Il concerto di Liberato al Maradona ha rappresentato il momento della consacrazione definitiva dell’artista, una vera e propria incoronazione che consegna questo ragazzo mascherato, partito da un live improvvisato a Mergellina nel 2017, all’olimpo della sua città. Il tutto attraverso uno splendido dialogo tra lui, il suo pubblico e una Napoli stessa protagonista assoluta della serata.

Articolo di Raffaele La Manna

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