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Al No Borders Music Festival la parola d’ordine è libertà

Si è conclusa ieri sui Laghi di Fusine con Manu Chao e Mannarino la 31esima edizione della rassegna tra divertimento e impegno sociale

  • Il27 Luglio 2026
Al No Borders Music Festival la parola d’ordine è libertà

Manu Chao al No Borders Music Festival 2026, foto di Federico Ruggeri

Un grande prato racchiuso tra il verde degli alberi, la brezza del lago turchese e l’imponenza delle montagne. È qui che, poco prima dell’ora di pranzo, gli avventori del No Borders Music Festival si radunano per godersi il weekend che chiude la 31esima edizione. C’è chi arriva in auto (lasciata rigorosamente fuori dall’area del festival, che presta grande attenzione alla sostenibilità ambientale) e chi in bicicletta – in vero spirito montanaro con caschetti e abbigliamento goretex -, ma l’intento con cui tutti – adulti, ragazzi e bambini, in una bellissima fotografia intergenerazionale – si recano sui meravigliosi Laghi di Fusine, cornice ormai caratteristica e distintiva della rassegna friulana, è uno solo. Vivere uno spazio di libertà, condivisione e musica in un luogo in cui ancora si può girare a piedi nudi e che unisce divertimento e impegno sociale e politico.

Manu Chao e Mannarino protagonisti dell’ultimo weekend del No Borders Music Festival 2026

Dopo Tom Smith, Elvis Costello, LP, Coez, I Patagarri e Ludovico Einaudi, protagonisti degli ultimi due giorni di No Borders Festival 2026, infatti, sono due artisti che rappresentano un baluardo di resistenza alle regole imposte, come del resto è la rassegna stessa. Da una parte Manu Chao, il Clandestino della musica per eccellenza, che con le sue canzoni intrise di protesta e speranza ha fatto da megafono a tutti i senza voce del mondo. Dall’altra Mannarino, cantautore ribelle della scena musica italiana che più di altri sembra aver fatto suo quell’andare in direzione ostinata e contraria. Due mondi e modi di vivere la vita e la musica similissimi, tanto che non stupisce affatto vederli improvvisare insieme ai loro musicisti una jam fuori dall’hotel quando ormai è notte.

Mannarino al No Borders Festival, foto di Omar Breda

Entrambi infatti raccontano le storie degli ultimi, dei dimenticati da Dio, degli oppressi (e degli eroi del nostro tempo come Maradona, a cui nel 2007 il cantautore franco-spagnolo ha dedicato una delle sue canzoni più famose, La Vida Tómbola, mentre nel suo ultimo album Primo amore, l’artista romano ha intitolato un brano proprio al campione argentino), e entrambi portano sul palco la propria solidarietà alla causa palestinese.

E poi la cosa più importante: sia Manu Chao che Mannarino, ciascuno con il proprio linguaggio, incarnano l’anima più vera del No Borders Music Festival. Quella di una manifestazione che da oltre trent’anni prova (e riesce) ad abbattere confini geografici, culturali e mentali attraverso la musica. E quando le ultime note si disperdono nello spazio sconfinato tra il lago e le montagne e queste ultime tornano a riprendersi il loro silenzio naturale, mentre si pedala sotto la pioggia resta la sensazione che la libertà, almeno qui, non sia soltanto un modo di dire, ma una pratica concreta.

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