Limbo Festival: ecco la lineup dell’edizione 2026
Musica, ritualità e cultura si incontrano a Barga, in provincia di Lucca, dal 10 al 12 luglio
Gli Âme si esibiranno a Limbo Festival 2026
Immerso nel paesaggio toscano, Limbo Festival sta per aprire le danze dell’edizione 2026. Dal 10 al 12 luglio la tenuta Il Ciocco – The Living Mountain di Barga (provincia di Lucca) si trasformerà a ritmo di musica e divertimento. Oltre a diversi DJ set di grandi nomi del clubbing internazionale, ci sarà anche la possibilità di assistere a talk, live e altre attività.
Tra gli speaker parteciperanno The Arcana Society, La Era Nuova, Giosè Milli (Istituto Hoffman), Sandro Voi, Lucca Biennale Cartasia e Carlos & Emma Ponte. Il format di Limbo festival diventa anche immersivo e la natura stessa è parte integrante dell’esperienza del transformational boutique festival, così come la gastronomia.
Proprio per il suo spirito volto all’ascolto, uno dei pilastri dell’evento sarà la sua area mindfulness. Le pratiche verranno portate avanti da The Arcana Society, Alessia Biagiotti, Piero Casanova, Carlos & Emma Ponte, Noemi Pellicciari, Angelica Baldi Papini ed Elena Salierno, che guideranno il pubblico nella respirazione e nelle pratiche corporee. I biglietti sono disponibili sul sito ufficiale.
La lineup di Limbo Festival 2026
Nato dall’idea di Alessandro Stefani Marcucci (artista e imprenditore) e Luca Bacchetti (direttore artistico dell’evento e figura di riferimento della scena elettronica) Limbo Festival intreccia un programma musicale con pratiche di benessere.
L’edizione 2026 è guidata dagli Âme e della loro profondità emotiva e sonora. Seguiranno gli Stavroz con il loro sound elettronico e Oceanvs Orientalis e le loro tradizioni anatoliche. Continua la lineup con Daniele Baldelli, Clap! Clap!, Luca Bacchetti, DRĖĖĖMY, Tamburi Neri e l’identità sotterranea di Napoli Segreta.
Completano la lineup: Luyo, Lucia Comnes, The Arcana Society, Vitamina Jeans, Markeno, Davide Friello (live), Matteo Gioli aka Black Albino, Sara Jane Voi, Black Bombo (live), Zam M. Dembélé Super Band (live), Dimitri Grechi Espinoza, Luca Giovacchini, Soul Therapy, Celeste Canali, Drago DJ, Vicky e Soy e Eugenio Baldacci.
Il motto dell’edizione 2026 del Limbo Festival è “The New Era”. La domanda che il festival rivolge al pubblico è: “che cosa significa essere umani oggi?”. Per scoprirlo, la proposta dell’evento è quella di offrire uno spazio dove rallentare, scavare in profondità e promuovere l’incontro e il senso di comunità tra natura e musica.
L’intervista a Alessandro Stefani Marcucci e Luca Bacchetti
Il vostro motto è “The New Era”. Cosa possiamo aspettarci per l’edizione 2026 del Festival?
Luca: “The New Era” non è uno slogan che parla del futuro. Parla del presente. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una trasformazione profonda del modo in cui le persone vivono la musica, il tempo libero e perfino le relazioni umane. Oggi sentiamo tutti il bisogno di qualcosa che vada oltre il semplice intrattenimento. L’edizione 2026 nasce da questa consapevolezza. Ci saranno artisti internazionali, concerti, DJ set, performance e installazioni, ma quello che ci interessa davvero è il contesto in cui questi incontri avvengono.
Limbo è costruito come uno spazio in cui persone, discipline e linguaggi diversi possano entrare in dialogo. Per noi “The New Era” significa la possibilità di immaginare un nuovo modo di stare insieme. Più lento, più consapevole, più umano. In un mondo che accelera continuamente, forse la vera innovazione oggi è creare luoghi in cui il tempo possa rallentare, e questa possibilità non deve essere sprecata.
L’incontro e il senso di comunità tra natura e musica sono centrali in questo evento. Come si legano?
Alessandro: Per me natura e musica non sono due elementi separati: sono il modo più antico che abbiamo per ritrovarci. Prima ancora delle parole, l’essere umano si è sempre riunito intorno a un suono, a un fuoco, a un paesaggio. Limbo nasce da questa idea: togliere le persone dal rumore quotidiano e riportarle in un luogo dove possano ascoltare davvero. La musica, gli altri, se stessi. Il Ciocco ha una forza particolare. È un luogo vivo, che porta con sé i doni di chi lo ha attraversato, immerso in una natura che ti cambia lo sguardo.
A Limbo la musica entra nel paesaggio e nel corpo: nel modo in cui balli, mangi, cammini e incontri le persone. Il benessere per noi è concreto: l’aria aperta, il bosco, lo stare insieme, il buon cibo, il movimento, il tempo condiviso senza fretta. Tre giorni in cui sei lì con il corpo, con la testa, con chi ami e con le persone che incontri. È in quel momento che il pubblico diventa comunità. Limbo vuole essere questo: un’esperienza che ti fa sentire parte di qualcosa e che ti resta addosso anche quando torni a casa.
La domanda che rivolgete al pubblico è: “Che cosa significa essere umani oggi?”. Qual è la vostra risposta?
Luca: Forse essere umani oggi significa ricordare qualcosa che abbiamo sempre saputo, ma che rischiamo continuamente di dimenticare. Viviamo in un’epoca straordinaria, capace di connettere persone, culture e conoscenze come mai prima nella storia. Eppure, proprio mentre aumenta la nostra capacità di essere ovunque, cresce anche la difficoltà di essere pienamente presenti dove siamo. Per questo la domanda che poniamo al pubblico è la stessa che poniamo a noi stessi.
Che cosa resta quando smettiamo di correre? Che cosa emerge quando il rumore si attenua? Credo che l’essere umano non sia soltanto un individuo che produce, consuma o comunica. È un essere che cerca significato. Che ha bisogno di appartenenza, di bellezza, di meraviglia, di libertà. Che sente il desiderio di entrare in relazione con qualcosa di più grande di sé, e il desiderio è un super potere! La musica, da sempre, rappresenta una delle forme più profonde di questa ricerca. Prima ancora di essere intrattenimento, è stata rito, linguaggio comune, esperienza collettiva.
La natura svolge una funzione simile. Ridimensiona il nostro ego e ci restituisce una prospettiva più ampia. Ci ricorda che facciamo parte di qualcosa, non ne siamo il centro. Limbo nasce dall’incontro di queste due dimensioni: la musica come strumento di connessione e la natura come spazio di riconnessione. Essere umani è concedersi il lusso di respirare in un mondo che ci chiede continuamente di accelerare.
Quali sono stati i criteri che avete seguito nella costruzione della lineup?
Luca: La prima cosa da dire è che a Limbo la lineup non coincide soltanto con la musica. Quando parliamo di lineup, parliamo certamente di musicisti, band e DJ, ma parliamo anche degli chef che curano le esperienze gastronomiche, dei facilitatori che guidano pratiche di mindfulness, degli speaker, degli artisti visivi, dei performer e di tutte quelle persone che contribuiscono a creare il paesaggio umano e culturale del festival. Per noi una lineup è prima di tutto un insieme di prospettive.
Non viene costruita partendo dai numeri o dagli algoritmi. Viene costruita partendo da una domanda: chi può contribuire alla conversazione che vogliamo aprire? Negli anni ho viaggiato molto, attraversato scene musicali e culturali differenti e osservato come la creatività riesca a creare connessioni tra mondi apparentemente lontani. Questa esperienza mi ha insegnato che il valore di una persona non coincide necessariamente con la sua esposizione mediatica.
Per questo a Limbo convivono nomi affermati e nuove voci, musicisti e ricercatori sonori, chef e pensatori, performer e facilitatori. Figure diverse che condividono una stessa attitudine: la capacità di generare presenza, immaginazione e connessione. Credo che oggi il ruolo di un festival non sia semplicemente programmare spettacoli, ma creare nuovi contesti, luoghi in cui persone, idee e discipline diverse possano incontrarsi e generare qualcosa che non era previsto. È questo il criterio che guida ogni mia scelta. La nostra lineup è un ecosistema umano.
Che rapporto c’è tra il Limbo Festival e il suo territorio?
Alessandro: Il Ciocco e la Garfagnana fanno parte della mia storia, della storia della mia famiglia e del modo in cui guardo al mondo. Credo che i luoghi abbiano un’anima, e che alcuni luoghi chiedano di essere raccontati in modo diverso. La Toscana viene spesso raccontata attraverso immagini molto codificate: il vino, le colline, la bellezza classica. Noi vogliamo mostrare un’altra Toscana: più selvaggia, più contemporanea, più spirituale, capace di parlare a una nuova generazione di viaggiatori, artisti e persone curiose. Per questo Limbo non vuole essere un festival “calato” nella Valle del Serchio, ma un festival che nasce dalla Valle del Serchio.
Il territorio non è decorazione, è identità. Chi arriva fin qui compie già un piccolo viaggio, fisico e interiore. E questo viaggio è parte dell’esperienza. La nostra ambizione è che Limbo diventi un ponte: tra locale e internazionale, tra radici e futuro, tra musica, benessere e natura. Vogliamo che chi viene da Milano, Londra, Berlino, Parigi, Tokyo o New York non lo faccia solo per una lineup ma per scoprire un luogo, una visione, un modo diverso di stare insieme.

