Limbo Festival: la consapevolezza di essere presenti
Tre giorni tra musica, natura e pratiche olistiche per riscoprire il valore della presenza. Il nostro racconto della sesta edizione dell’appuntamento in Toscana
Si è appena conclusa la sesta edizione di Limbo Festival, dal 10 al 12 luglio nella tenuta de Il Ciocco, a Barga, in Toscana ed è parsa subito chiara una cosa. Oggi, più che mai, le persone hanno bisogno di ritrovarsi, di credere in qualcosa di più grande e di condividere esperienze autentiche.
Il manifesto di quest’anno, The New Era, ha attraversato l’intera programmazione del festival, delineando proprio questa direzione. Limbo Festival è una tre giorni unica nel suo genere (qui il nostro racconto della scorsa edizione). Un incontro tra pratiche olistiche e musica che racchiude in un contenitore due anime dello stesso corpo. È proprio questo equilibrio a definirne l’identità, pensata per accogliere un insieme di persone accomunate dalla ricerca della crescita personale, della spensieratezza e della connessione. Gli organizzatori lo definiscono un “transformational boutique festival”. Un evento di dimensioni contenute che punta a offrire un’esperienza trasformativa attraverso tre giorni intensi e ricchi di attività.
L’essenza di Limbo Festival
Chiacchierando con le persone presenti ci si accorge subito dell’esistenza di un filo rosso che lega tutti: la consapevolezza. Consapevolezza di trovarsi in una bolla fuori dal tempo – come avevamo scritto l’anno scorso – di vivere una spirale ascendente fatta di crescita e connessione. Consapevolezza del qui e ora durante momenti che, nella quotidianità, sembrano sempre più lontani e sfocati.
Limbo è presenza. È ritrovarsi accanto a persone che fino a pochi istanti prima erano sconosciute, condividere un abbraccio, un’attività, un momento di spiritualità, di movimento o di alimentazione consapevole. È come se tutto convergesse in un unico cerchio, quello della community, che nel suo naturale moto aggregativo riesce ad accogliere anche chi visita il festival per la prima volta.
La line-up
La programmazione ha confermato il dualismo che caratterizza il festival: il giorno dedicato alle pratiche olistiche, la notte alla musica. Non sono mancate sessioni di mindfulness, Akhanda Yoga, Hatha Yoga, pratiche di sensing body e Forest Bathing tra i boschi della tenuta, accompagnate dal delicato accompagnamento musicale acustico di Jacopo Barone.
La programmazione musicale ha visto alternarsi artisti e DJ nazionali e internazionali. Il venerdì sera è stato affidato allo storico Daniele Baldelli, protagonista di un set tra contaminazioni funky e tropical, per poi virare verso un’elettronica dalle sfumature 80s. Il sabato, la giornata più ricca di musica, ha visto susseguirsi generi e atmosfere differenti, a partire dal freschissimo set pomeridiano dei Napoli Segreta.
Particolarmente suggestivo il live degli Stavroz, accompagnato da un temporale in lontananza che ha provocato un blackout del palco. L’imprevisto si è trasformato in uno dei momenti più memorabili dell’intero festival. Il pubblico ha iniziato a scandire percussioni con le mani, mentre la band ha ripreso a suonare in acustico, illuminata soltanto dai flash dei telefoni.
La notte è poi proseguita con l’intimo live ambient di Âme. Si prosegue col set ibrido tra voce e console di DRĖĖĖMY, sospeso tra sogno e clubbing, fino alla chiusura affidata a Luca Bacchetti, capace di accompagnare il pubblico verso le prime luci dell’alba.
Anche sul fronte gastronomico il festival ha saputo distinguersi. Tra i momenti più significativi di questa edizione c’è stato il pranzo speciale ideato dalla chef Alice Delcourt in collaborazione con Pasta Mancini, ospitato sulla cima della tenuta de Il Ciocco. A caratterizzare l’esperienza, così come l’intera proposta enogastronomica del festival, è stata la scelta di valorizzare materie prime del territorio, perfettamente in linea con la filosofia che attraversa ogni aspetto del Limbo, dalla programmazione alla fruizione.
Il futuro di Limbo Festival
Dopo un’edizione di grande successo, che ha attratto partecipanti da tutto il mondo, gli organizzatori hanno annunciato il ritorno di Limbo Festival, ancora una volta presso la tenuta de Il Ciocco, dal 9 all’11 luglio 2027, con il manifesto Surreal.
Per capire il presente e il futuro del progetto, e comprenderne meglio le radici, abbiamo rivolto alcune domande ad Alessandro Stefani Marcucci, Co-Founder e CEO del progetto insieme a Luca Bacchetti. Di seguito le risposte.

Il Limbo prende vita in un luogo speciale nel cuore della Toscana: la tenuta de Il Ciocco. Puoi raccontarci qualcosa in più di questo luogo?
Il Ciocco è prima di tutto una storia di famiglia. Una storia che inizia con il mio bisnonno Luigi, che negli anni Trenta emigrò in America, lasciando a Barga la moglie Marianna e i figli Guelfo e Leo Piero. Dopo aver provato sulla propria pelle cosa significa vivere lontano dalle persone che si amano, aveva un solo grande sogno: ritornare. Quel sogno lo realizzò mio nonno Guelfo, che, negli anni Sessanta, ebbe un’intuizione considerata quasi folle all’epoca: trasformare la montagna del Ciocco in un luogo di ospitalità e di incontro. Il concetto stesso di “resort” in Italia non esisteva ancora, ma mio nonno era un uomo capace di anticipare i tempi. Lo dimostrò ancora una volta nel 1984, quando proprio su questa montagna nacque Videomusic, la prima televisione musicale d’Europa.
La musica, qua, è quindi di casa da oltre quarant’anni. Quando abbiamo immaginato Limbo, in un certo senso, non abbiamo portato niente di nuovo al Ciocco — abbiamo riacceso qualcosa che c’era già. Seicento ettari di boschi, borghi, sentieri: un luogo dove la natura non fa da sfondo al festival, ma ne diventa parte.
Quanto è importante il legame tra il festival e il territorio?
È tutto. Limbo non potrebbe esistere altrove, perché nasce dall’identità di questo luogo: la Valle del Serchio, la Garfagnana, una Toscana autentica, che va oltre le classiche immagini da cartolina. Per mio nonno un’impresa, un progetto avevano senso solo se contribuivano a far vivere il territorio, ed è questo principio che ci guida ancora oggi. Lavoriamo con le persone, i produttori e le realtà della valle, e vogliamo che chi arriva a Limbo scopra non solo un festival, ma un’intera comunità. L’ambizione è che Limbo restituisca al territorio almeno quanto il territorio dà a noi.
Il Limbo non è solo un festival, ma una vera e propria community. Prevedete di tenere vivo il progetto anche al di fuori dei tre giorni del festival?
Assolutamente sì. La community è la cosa più preziosa che abbiamo costruito. Persone che tornano ogni anno e che sentono Limbo come un luogo dell’anima, non solo una data sul calendario. Stiamo lavorando per far vivere questo spirito durante tutto l’anno, con momenti, contenuti ed esperienze che tengano accesa la connessione tra un’edizione e l’altra, e Il Ciocco, con i suoi spazi e la sua storia, è il contesto perfetto per farlo. Il sogno è che Limbo diventi qualcosa che non finisce mai davvero: si trasforma soltanto.
Cosa possiamo aspettarci dall’edizione 2027 del festival?
L’edizione 2026 è stata la migliore di sempre, e questo per noi è insieme un traguardo e una responsabilità. Stiamo già lavorando alla prossima: quella appena conclusa ha gettato le basi per collaborazioni importanti che non vediamo l’ora di sviluppare.
Non posso ancora svelare nulla, ma posso dire che dal 9 all’11 luglio 2027 Limbo tornerà con nuove idee, mantenendo intatta la sua anima. Chi ci conosce sa che non ci accontentiamo mai: ogni edizione è un punto di partenza, non un punto di arrivo. E quella del 2027 non farà eccezione.

