Interviste

CLOSE YOUR EYES and dream

Per Billboard Korea Artist abbiamo intervistato una delle band emergenti del panorama K-pop e con loro abbiamo parlato del rapporto con i CLOSERs, di direzione artistica e di futuro

CLOSE YOUR EYES and dream
Autore Samuele Valori
  • IlAgosto 5, 2026

La metafora ideale per descrivere il percorso dei CLOSE YOUR EYES, prendendo in prestito il concept del loro primo disco, è quella di un libro con tanti capitoli. Ognuno di essi mette in luce una sfumatura differente dei sette componenti vincitori del survival show Project 7. Dal loro debutto nell’aprile del 2025 con ETERNALT, la band ha attraversato generi e stili senza mai però perdere quel tratto distintivo che li rende uniti come un corpo unico in ogni singolo brano e che testimonia una loro unicità all’interno del panorama K-pop. Una peculiarità premiata anche dai numeri: il loro terzo mini-album blackout superò le 570mila copie vendute nella prima settimana, stabilendo il risultato migliore per un gruppo maschile al debutto in quell’anno.

(C) Billboard Korea
Graphic design: Rebecca Casati

Proprio quel disco ha rappresentato una svolta stilistica per i CLOSE YOUR EYES: se il primo progetto era unico per lo stile narrativo e i suoni – c’era molta chitarra acustica a partire dall’opening track che porta il nome della band –, il secondo Snowy Summer ne enfatizzava certi aspetti legati al mondo adolescenziale con una titletrack calamitante, blackout li ha trascinati su ritmi molto più alti ed elettronici. «Volevamo mostrare un nuovo lato. Stavo cercando musica di vario tipo e abbiamo modo di lavorare con Imanbaek. Era molto interessato al K-pop, così ho pensato: “Se collaboriamo con lui, potremmo riuscire a proporre qualcosa di nuovo nel panorama attuale, non solo come CLOSE YOUR EYES, ma anche con un genere piuttosto estraneo al K-pop”» ricorda il leader del gruppo JEON MINWOOK.

JEON MINWOOK

Il terzo mini-album, nel racconto della parabola del gruppo, è fondamentale anche perché ha rappresentato uno dei primi episodi in cui i componenti hanno partecipato in modo ancora più attivo alla scrittura e alla creazione. KIM SUNGMIN, durante la nostra chiacchierata in call, sottolinea l’importanza dell’influenza della loro direttrice creativa, LEE HAEIN che li segue fin dall’inizio: «Ogni volta che pubblichiamo un album, ci coinvolge in molte attività, come scrivere i testi, ideare le coreografie e persino occuparci dello styling. A ogni comeback impariamo qualcosa in più su come definire una direzione artistica». 

Ed è proprio per questo motivo che, facendo un’analisi a ritroso, SEO KYOUNGBAE, si rende conto che, a un anno e qualche mese dal debutto, sono cresciuti soprattutto dal punto di vista espressivo: «Credo che ora sappiamo come esprimerci in modo più chiaro. Inoltre, abbiamo eseguito molte cover durante le cerimonie di premiazione e questo ci ha aiutato a comprendere meglio nuovi generi e concetti. Ora abbiamo un’idea più definita di chi siamo».

MA JINGXIANG

Nella loro formazione artistica, in particolare nei primi mesi, c’è stata anche un’altra figura fondamentale: ADORA. La singer-songwriter ex Big Hit Music, producer di successi come Spring Day dei BTS e Our Summer dei TXT, è probabilmente l’artista che più ha inquadrato i sette componenti nel loro iniziale literature boy concept. Quando KYOUNGBAE ne parla, si nota una scintilla nostalgica nei suoi occhi: «Ho imparato molto da lei. Sia dal punto di vista vocale, dove non avevo una vera e propria formazione vocale, sia nel modo in cui interpretare le atmosfere dei brani. Ricordo ancora durante la registrazione di To the Woods, siamo rimasti in studio per cinque ore».  

L’escursione tra stili e generi però non è fine a se stessa, anzi. Come spiega JANG YEOJUN, l’ago della loro bussola è sempre puntato verso la creazione di «canzoni che i fan adorano ascoltare». A lui fa eco MINWOOK: «Credo che, indipendentemente dal tipo di musica che proponiamo, il messaggio può variare a seconda del tipo di brani e dei generi, ma qualunque cosa facciamo, rimaniamo fedeli a noi stessi». Stupisce, infatti, come nel loro ultimo digital single OVEREXPOSED, pubblicato lo scorso 21 aprile, pur abbracciando per la prima volta dei ritmi latini vicini al baile funk, si percepisca fin dai primi secondi di star ascoltando dei brani dei CLOSE YOUR EYES. 

«Quando ho sentito per la prima volta i suoni latini, li ho percepiti come una performance ritmica. Ho pensato al momento in cui avrei potuto ballare e godermeli insieme ai Closers» spiega SUNGMIN riferendosi a POSE. «Consiglio ai fan di ascoltarla mentre vanno al lavoro o quando si sentono un po’ giù di morale». Il coraggio è forse l’ingrediente fondamentale, oltre che il segreto, che mantiene salda la band anche quando si inoltra in territori inesplorati. «Facciamo del nostro meglio per ripagare i Closers dando tutto. Piuttosto che preoccuparci del futuro, pensiamo a come possiamo migliorare di performance in performance» svela SONG SEUNGHO.

JANG YEOJUN

Anche nelle coreografie, album dopo album sempre più complicate e accattivanti, i CLOSE YOUR EYES hanno fatto passi da gigante. La performance nel loro caso non è solo sfoggio di tecnica e controllo, ma uno stratagemma per comunicare con i fan. «La danza va oltre il linguaggio verbale» spiega KENSHIN. «Sebbene il controllo nella coreografia sia importante, penso che l’espressione facciale lo sia ancora di più. Provenendo da un altro Paese, ci sono momenti in cui non riesco a esprimermi a parole come vorrei. Con il linguaggio del corpo supero questa difficoltà scompare». 

La lingua, nei primi tempi, ha rappresentato una preoccupazione per KENSHIN che, originario del Giappone, non conosceva molto bene il coreano. Come racconta durante la nostra chiacchierata, il supporto tra i vari membri è stato fondamentale e continua a esserlo tuttora. «Quando mi trovo ad affrontare momenti difficili, mi vengono in mente un sacco di domande e mi ritrovo a chiedere dei consigli agli altri membri. Mi consulto spesso con il nostro leader, MINWOOK. È più maturo e mi dà sempre ottimi consigli. Gliene sono molto grato» racconta MA JINGXIANG.

CLOSE YOUR EYES
KIM SUNGMIN

Tornando al discorso della lingua, non si può tralasciare il fatto che i CLOSE YOUR EYES hanno registrato delle versioni in inglese e spagnolo di alcuni dei loro singoli. «Non ci poniamo limiti. Essendo una band che punta a migliorare continuamente, vogliamo raggiungere il maggior numero possibile di persone. Ci sono fan che ci sostengono e parlano altre lingue. Per loro siamo pronti a metterci alla prova» spiega YEOJUN.  

Il miglior modo di farlo è ovviamente durante i concerti. A partire dallo scorso gennaio, i CLOSE YOUR EYES hanno iniziato il loro primo tour da headliner, uno step fondamentale per qualsiasi band. Per YEOJUN è anche il segno che il suo sogno di diventare un idol è davvero realtà: «Quando da piccolo guardavo le interviste delle star del K-pop, parlavano sempre di quanto fossero importanti i concerti. Per questo sono sempre stato curioso di capire quali sensazioni si provano su un palco e davanti ai fan. Gli show sono i momenti più memorabili del nostro percorso e spero lo siano anche per i Closers e che si portino dietro anche loro dei ricordi indelebili».

SONG SEUNGHO

Il tour li ha portati anche fuori dai confini della Corea. I CLOSE YOUR EYES si sono esibiti in Canada e a ottobre avranno una leg negli Stati Uniti. «Siamo davvero commossi dal fatto che, indipendentemente dalla lingua parlata dal pubblico, riusciamo comunque a trovare un modo per capirci a vicenda. Quando siamo in tournée in un altro Paese, cerchiamo di informarci e apprendere il più possibile sulla loro cultura, sul loro cibo e la loro lingua» svela KENSHIN.  

È molto divertente il fatto che prima di ogni concerto, tutta la band si riunisca attorno a un inside jock, nato proprio dalle sue origini giapponesi. C’è una parola che si chiama 힘, che significa “forza”. KENSHIN la pronunciava per sbaglio come 힘이 e così è diventato un rituale di buona fortuna tra i componenti. Quando salgono sul palco, ripetono semplicemente “힘이힘이” per rompere il ghiaccio e caricarsi prima del live. «La cosa più bella dei tour dal vivo i brani ai Closers. Ci sono quelli che magari non suoniamo da un po’ e altri che addirittura proponiamo per la prima volta ed è bello vedere la loro rezione. La sfida più grande è che, trattandosi dei nostri primi live, può essere difficile gestire uno spettacolo di lunga durata. La sfida è mantenere i fan sempre coinvolti» spiega SONG SEUNGHO.

CLOSE YOUR EYES
KENSHIN

A proposito di canzoni e scalette, MA JINGXIANG non ha dubbi: il brano più bello da performare dal vivo rimane il loro primo singolo All My Poetry: «Ci riporta al periodo del nostro debutto e ci ricorda lo stato d’animo che avevamo all’epoca. La canzone più impegnativa invece è SOB. Essendo un brano molto intenso, riuscire a dominarlo sul palco richiede uno slancio energetico non indifferente». 

Descrivendo OVEREXPOSED, i CLOSE YOUR EYES l’hanno definito un appetizer. «Nel nostro prossimo progetto mostreremo un cambiamento che i fan non si aspettano. Qualcosa di davvero nuovo» svela sorridendo MINWOOK. Un indizio però è proprio il leader a darcelo, soprattutto riguardo al possibile genere: «Mi piacerebbe tantissimo fare musica di ispirazione hip-hop insieme al gruppo. In un’ottica di essere sempre più coinvolti nella scrittura, è il genere per definizione in cui ci si scrive il testo da soli. Sto cercando di dedicarmi sempre di più alla composizione di canzoni e, anche se i risultati non sono ancora all’altezza, continuo comunque a provarci».

SEO KYOUNGBAE

I membri sono anche aperti a nuove collaborazioni. KYOUNGBAE è affascinato dal poter un giorno fare un featuring con LAUV, mentre SEUGMIN vorrebbe chiudere il cerchio e scrivere un pezzo con Peter Manos: «In My Head è stata per tanti anni il suono della mia sveglia». 

Al di là di sogni e aspirazioni, un nuovo capitolo della storia dei CLOSE YOUR EYES è già iniziato e anche solo provare a prevedere il sentiero che potranno intraprendere questa volta è davvero difficile. «Se chiudo gli occhi, immagino noi sette che cantiamo guardandoci negli occhi. Il mio sogno è che possiamo continuare a farlo felici per ancora molto tempo» dice MINWOOK. Ed è proprio questo il bello. Chiudere gli occhi e poter immaginare tutti futuri possibili.  

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