Fat Dog: «Eravamo stanchi delle solite cose. Se copi te stesso, fai solo versioni scadenti»
“Cancel Me (I’m Tired)”, secondo album della band in uscita il 2 ottobre, si avvicina al mondo reale. Joe Love ci ha parlato di come ha smesso di essere un control freak e ha abbracciato la melodia. Eurovision? No, grazie
Foto di Emma Toma
Per mettere le ali e volare più in alto non serve essere sempre a 180 BPM anzi, potrebbe essere utile essere davvero stanchi da non aver più voglia di andare avanti e desiderare di essere cancellati. Tutto troppo filosofico, soprattutto quando si parla dei Fat Dog. C’è un però. Anche se la loro musica può sembrare poco seria, i sette componenti della band inglese, la prendono maledettamente sul serio. Cancel Me (I’m Tired), secondo album del gruppo in uscita questo venerdì 2 ottobre, segna un cambio di direzione dal quale non si torna indietro. Il punto è che, indietro, la band capitanata dall’eccentrico Joe Love non ci vuole assolutamente tornare.
Quando lo incontro insieme alla new entry del gruppo Jed Bevington (gli archi che ascoltate nel nuovo disco sono merito suo) è un’afosa mattina di luglio. Quel pomeriggio i Fat Dog si esibiranno agli I-Days Milano Coca-Cola in apertura ai Foo Fighters. Un volo rapidissimo, dai piccoli club agli stadi, nel giro di un anno e mezzo. «Quando suoni in questi contesti è diverso perché ti rendi conto che la gente non è lì per vedere te. Ti guardano dritto negli occhi come per dire: “Vaffanculo, amico, voglio sentire i Foo Fighters“. Ma tu devi resistere, andare avanti lo stesso e a forza di urlargli in faccia magari fare loro cambiare idea» racconta Joe sorseggiando il primo caffè della giornata. «A dire il vero, ultimamente abbiamo anche suonato un sacco di volte al Windmill. Abbiamo fatto dei concerti in incognito, il che è bello. Sono i più divertenti».
Proprio quei live da mad dogs nei piccoli locali inglesi hanno contribuito a renderli una delle band da non perdere. Più del loro album d’esordio WOOF, un disco costruito come un videogame, Serious Sam era tra le principali ispirazioni, nato in mezzo al sudore, alle improvvisazioni e all’eccitazione dei concerti in cui la gente si muove e diventa parte integrante dello show. Due anni fa Morgan Wallace mi spiegava come il loro intento fosse di riportare tutta quell’energia in studio. «Il punto è che non ci riesci mai fino in fondo. È impossibile. C’è qualcosa nei concerti dal vivo che è irriproducibile. Magari è qualcosa che stai guardando o ascoltando oppure l’interazione con il resto della band sul palco» sentenzia Joe.
Cancel Me (I’m Tired) nasce da un’idea opposta ed è una diretta conseguenza di quel suddetto volo icareo che ha portato gran parte della band a mettersi in discussione. Finito il tour negli Stati Uniti, Joe Love si è sposato a Las Vegas con una cerimonia a tema Elvis, per poi tornare a Londra e mettersi a scrivere. «Non c’è stato nulla di programmato» racconta Jed. «Joe è tornato dall’America come un cowboy» scherza facendo riferimento alla vena melodica e alla chitarra acustica che domina parte dei nuovi brani del disco. C’è Heart of Darkness che stupisce per un inedito tocco britpop abbinato a tastiere a tratti zuccherose a tratti drammatiche. Ma è Snakes il pezzo più americano del disco: uno Spaghetti Western malinconico e rassegnato in cui Joe Love canta come un crooner dal cuore spezzato.
Cancellarsi e ricominciare
Se con WOOF. volevano far ballare il pubblico, con Cancel me (I’m Tired) i Fat Dog lo vogliono (anche) far cantare. «Volevo scrivere canzoni un po’ più “canoniche”. Se avessi suonato il primo disco con la chitarra o seduto al pianoforte… non avrebbe funzionato. Troppo triste e giocato su loop di basso» spiega Joe. Il fatto che questo secondo album abbia avuto un vero e proprio periodo di scrittura dedicato – durato da settembre a gennaio circa – ha inciso sul risultato finale. «Cancel Me è nato molto più d’impulso. Sembra assurdo dato che dovrebbe essere il contrario. Per il primo album abbiamo rimuginato su delle idee anche per tre anni perché agli inizi non sei convinto, non sai se ti piace. Fino al punto che lo pubblichi lo stesso perché è passato troppo tempo. Il secondo disco è stato semplicemente: “Ok, scriviamo un nuovo album”. Senza pensarci troppo».
Si tende a pensare che scrivere un disco a partire dalle jam durante i concerti dia più spazio all’improvvisazione, al momento presente. Al contrario, come racconta Joe, almeno per i Fat Dog era l’esatto contrario. «Una volta eravamo abituati a provare per la prima volta le nuove idee sul palco. Il problema è che poi finisci per odiarle perché il pubblico non si muove. Ma non è perché quella canzone non sia buona, la verità è che la prima volta che suoni un brano è la sua versione peggiore». Il risultato è che oggi il gruppo ha acquisito più fiducia nelle proprie idee: «Evitiamo di buttarle in continuazione, proprio perché non ci affidiamo più tanto alle jam».
Una scelta forzata anche dall’allargamento dei membri della band che porta a ragionare sugli arrangiamenti, ben sette differenti. «Mi sono reso conto che in precedenza ero un control freak. In una band non può esserci un maniaco del controllo, presto la porta al collasso. Ho imparato che la cosa più importante è lasciare che gli altri componenti facciano le cose a modo loro» svela Joe. Si è già detto degli archi, ma vale anche per brani come il singolo Call It What You Want in cui la struttura classica e il ritornello costringono a un bilanciamento degli strumenti. Questo non ha limitato il gruppo, ma ne ha amplificato le caratteristiche migliori che emergevano nel disco precedente. Il bello di Go Fuck Urself è la liberazione di poter canticchiare il motivo senza il bisogno di avere la traccia sotto per ricordarsi il ritmo.
«Alla lunga ti stanchi di rifare sempre le stesse cose. Ti rendi conto che stai cercando di copiare te stesso e, se provi a farlo, puoi solo creare versioni scadenti di ciò che hai già realizzato. Scrivere con basso e batteria, non drum and bass (ride. Joe fa un gioco di parole con bass and drums, n.d.r.) è la cosa che preferisco, però è anche bello buttarsi in qualcosa di un po’ più melodico. Era il passo necessario da compiere per rendere tutto più interessante» spiega il frontman.
Non è un caso che la titletrack, brano simbolo e uno dei migliori del gruppo, sia finito nella nuova soundtrack di FC 2027. Cancel Me (I’m Tired) è un inno nichilista che se la prende con le strette maglie della cultura e della società odierne. Joe sembra prendersi gioco della cancel culture, ma la verità è che non vuole essere della partita. Lo fa alternando versi come Jesus was a man and was 4’3″ ad altri più polemici in riferimento all’AI o altre cose che puntano a dimostrare la tesi che life, it’s a bitch.
Amore e altre cose reali
«Il primo album era un disco quasi di totale fantasia. Non era necessario che tutto fosse reale. Per questo, invece, volevo parlare d’altro. È molto più legato alle esperienze che ho vissuto, anche se non necessariamente in un modo cupo» racconta Joe. Cancel Me parla d’amore, rallenta il tempo prendendosi dei momenti per lasciare andare la voce e gli strumenti. Nella sezione centrale del disco c’è una forte influenza della musica degli anni Ottanta. «Una volta pensavo fosse una schifezza. Non mi piaceva granché. La consideravo troppo frivola e mi trasmetteva imbarazzo. Ora invece sono diventato proprio un ascoltatore assiduo e ho scoperto tanta roba interessante anche nei successi più pop, penso all’Italo Disco. Ho iniziato ad apprezzare persino le ballate» racconta Joe. «Penso che fosse una bella epoca, nonostante tutti tendano a dimenticarla per via delle piume di pavone nelle orecchie e roba del genere».
Di ballate non ce ne sono molte nel disco. Forse nessuna che si possa definire realmente tale. C’è la conclusiva Aliens che pesca dal post-punk melodico – si sentono forte gli echi degli ultimi IDLES – e respira con momenti orchestrali. A livello di produzione fa il paio per complessità con la precedente The Devil, sebbene quest’ultima abbia un piglio del tutto differente. Dance-punk con un refrain irresistibile e un finale ambivalente in cui prendono il sopravvento gli archi. «Penso sempre che un produttore si penta di aver accettato un nostro progetto non appena inizia a lavorare con noi» scherza Joe (o forse no).
«Sia James (Ford, che ha prodotto il loro debut album n.d.r.) che Oli Bayston sono stati fantastici perché hanno avuto una pazienza da santi. Con il primo dovevamo essere molto veloci, finire un pezzo in dieci minuti, perché è il producer più impegnato del pianeta. Con Oli è stato un processo più collaborativo». Anche Love ha infatti partecipato alla produzione insieme a Bayston: «Ci sono stati momenti in cui sembrava sul punto di andarsene. E invece poi veniva a bere una pinta e mi spiegava il suo punto di vista».
Potremo trovare i Fat Dog ovunque, tranne all’Eurovision
Nel periodo intermedio tra la fine del tour e l’inizio dei lavori sul nuovo album, i Fat Dog hanno pubblicato due singoli. Tra questi c’era Peace Song che la band ha promosso come “brano candidato all’Eurovision del 2034”. Sono seguiti continui riferimenti ironici, legati successivamente anche all’hashtag del singolo Fuck Urself. «Probabilmente morirei d’infarto all’Eurovision. Con tutto quel trucco finto e la roba che ti infilano nel naso, ci avrebbero uccisi. Su certe cose bisogna prendere una posizione. Poi, diciamocelo, è orribile. A volte ti perdi nell’ironia e pensi che magari potresti rigirare la cosa a tuo vantaggio, salvo poi renderti conto che stai solo ballando. Naah, impossibile renderlo qualcosa di figo».
Spostando la questione sul piano politico Joe è più sibillino, ma forse la sua risposta sottintende anche una concezione artistica: «Sono convinto che gli artisti non debbano diventare politici per forza. Almeno non tutti. Ci sono delle band che adoro che, se iniziassero a parlare di politica o della vita reale nelle canzoni, perderebbero tutto il loro fascino. Penso ai Blue Man Group che hanno iniziato a parlare di tagli alle tasse e roba del genere. Dannazione, io pensavo venissero dallo spazio».
Ora che il cane in copertina non è più un personaggio da videogioco ma è reale, fatto salvo per le ali d’angelo, i Fat Dog si sono avvicinati al nostro mondo. A dispetto delle loro intenzioni, o forse sì. Chi le conosce davvero? Ciò che è evidente è il salto compiuto con un secondo album più pazzo del primo nel suo essere più strutturato in alcune scelte e meno prevedibile in altre. Chi metterebbe una scarica come Shit Love (You try to freeze me, Walt Disney è uno dei versi più divertenti dell’album) subito dopo l’innamorata Heart of Darkness. Solo i Fat Dog.

