Interviste

Lost Frequencies: «Non ho mai pensato a creare confini con la mia musica»

In occasione del suo live al Fabrique di Milano abbiamo incontrato il DJ e produttore belga che sta ridefinendo i confini della musica dance-elettronica

  • Il19 Marzo 2026
Lost Frequencies: «Non ho mai pensato a creare confini con la mia musica»

Ci sono artisti in cui la distinzione tra la persona e il personaggio non esiste. Questo è il caso di Felix De Laet, alias Lost Frequencies. Il DJ e produttore belga trentaduenne è uno dei nomi più rilevanti della scena dance ed elettronica contemporanea. Nel suo modo di intendere e vivere il suo lavoro emerge chiaramente un equilibrio tra l’istinto creativo e la curiosità tecnica. Al centro, però, rimane l’amore per dei suoni puri, soprattutto in un mondo sempre più influenzato dall’uso dell’intelligenza artificiale nelle produzioni musicali. Ma anche in questo caso la visione del DJ ha un certo bilanciamento: da una parte c’è la volontà di preservare l’ingegno umano e dall’altra la curiosità di un utilizzo dell’AI per facilitare i passaggi lavorativi o prompt da usare, ma solo come reference.

Lost Frequencies non ha una routine nel creare composizioni musicali di successo. Al contrario, l’ispirazione può venire da ogni parte, da ogni stimolo. Il successo internazionale arriva con Are You With Me, hit che ha campionato più di dieci anni fa (nel 2014) e che ha raggiunto l’apice nei mesi successivi all’uscita. Questa hit ha segnato inevitabilmente un prima e un dopo nella vita di Felix che gli ha permesso anche di conoscere persone, di viaggiare, di fare esperienze. In questo modo ha definito un percorso consapevole figlio di diverse influenze che comprendono una gamma di generi che vanno dal rock alla dance music.

Venerdì 20 marzo uscirà il nuovo singolo di Lost Frequencies, dal titolo So Much Beauty (Around Us), con la voce di Nathan Nicholson. Un brano con una ricca produzione che però si discosta in qualche modo dai suoi lavori precedenti. Il produttore l’ha presentato al Fabrique di Milano in occasione di un suo set che si è dimostrato energico come sempre. Un viaggio sonoro che ha ripercorso alcuni successi intramontabili del producer, aiutato anche da giochi di luci e visual che hanno portato il pubblico all’interno del mondo di Lost Frequencies.

L’intervista a Lost Frequencies

Qual è il tuo approccio nel mettere insieme i beat e sviluppi delle composizioni?

Varia molto. A volte parto da una demo che ricevo da un cantante. Spesso me le mandano perché vogliono che io ci lavori come produttore. Altre volte invece inizio semplicemente a produrre una traccia da solo in studio, magari perché c’è un nuovo sintetizzatore o un nuovo plugin che voglio provare, oppure perché ho avuto un’idea che voglio testare, come una certa combinazione di strumenti. Ma di solito tutto inizia divertendosi.

Da dove trai l’ispirazione quando lavori a una nuova traccia?

Se parto da una demo, per esempio, di solito chiedo a chi me la manda di non produrre troppo la traccia. In questo modo ricevo solo una voce con una chitarra o con un pianoforte. Da lì, se la progressione di accordi mi piace, magari la mantengo, idem se mi piace il colore o il timbro dello strumento usato all’inizio. Mi lascio ispirare da quello che hanno fatto.

Mi ispirano molto anche i suoni degli strumenti. A volte passo del tempo a scorrere i suoni di un sintetizzatore, ascoltando tutte le diverse timbriche, e provo varie idee con quei suoni. Perché a volte basta suonare una singola nota con un sintetizzatore e suona benissimo; altre volte provi a fare degli accordi e non funziona altrettanto bene, perché alcuni funzionano meglio insieme in un certo modo. Anche questo è divertente.

Oppure a volte penso semplicemente: “Voglio produrre una traccia usando solo la chitarra”. Magari ho sentito qualcosa alla radio o su Spotify che mi è piaciuto e che voglio provare a ricreare o sperimentare. L’ispirazione può arrivare da molte cose diverse.

Il successo di Are You With Me ti ha aperto le porte a un pubblico internazionale. Cosa ricordi di quel momento e come ha cambiato la tua carriera?

Ricordo che il brano è cresciuto piuttosto lentamente, perché l’ho pubblicato ad agosto e credo che solo sei o sette mesi dopo abbia iniziato a passare in radio. Quindi la crescita è stata piuttosto lenta. In realtà, ancora prima che venisse pubblicato ufficialmente, avevo già caricato una cover del brano su SoundCloud e su altre piattaforme. Penso che ci sia voluto circa un anno prima che arrivasse davvero al punto in cui forse molti di voi l’hanno sentito per la prima volta.

Durante quei mesi ho avuto il tempo di andare in molti paesi diversi, fare interviste e incontrare per la prima volta tante persone delle case discografiche. Era anche la prima volta che entravo in questo mondo, quindi stavo imparando moltissimo. Sono contento che non sia successo tutto da un giorno all’altro. Per me è stato divertente poter stare con tutte queste persone e conoscerle. È stato abbastanza folle sentire la mia musica alla radio per tutta l’estate. È stata una sensazione incredibile.

Ci sono artisti o figure nella musica che hanno influenzato particolarmente il tuo percorso?

Ascolto molta musica elettronica di tanti artisti diversi. Però quando ho iniziato a produrre c’era sempre una cosa che sentivo mancare: ascoltavo anche molto rock e indie rock, e mi mancava una traccia di musica elettronica con chitarre vere e suoni di chitarra originali. C’erano alcuni artisti che le usavano, ma spesso erano linee di basso molto semplici oppure si sentivano chitarre un po’ finte, campionate. Per questo, quando ho iniziato a produrre, volevo creare qualcosa del genere. È anche il motivo per cui ho campionato Are You With Me e ne ho fatto quella versione. Mi piaceva molto quella parte di chitarra, che secondo me era molto pura.

Mi sono ispirato a tante cose diverse, ma sentivo che mancava qualcosa che volevo creare. Ed è così che è nato il suono di Lost Frequencies nel 2015: molte chitarre, kick e linee di basso mescolate con musica elettronica.

Da allora cosa è cambiato nel modo in cui fai musica e, più in generale, nel modo in cui vedi la tua carriera artistica?

Ora ho il lusso di conoscere molte persone nella scena musicale, quindi posso registrare chitarre davvero di qualità invece di campionarle. Questo mi dà la possibilità di creare tutto da zero, esattamente come voglio. Ma in realtà, a volte quello che mi piace è proprio campionare qualcosa, perché devi lavorare con quello che hai e devi essere creativo con ciò che ricevi. Questo a volte mi rende persino più ispirato rispetto a quando hai tutto a disposizione e puoi fare qualsiasi cosa. Certe volte torno alle origini e cerco di lavorare con meno elementi. È bello che oggi io possa scegliere e fare quello che voglio.

E dove senti di essere oggi nel tuo percorso, sia artisticamente che personalmente?

Personalmente penso di essere in un buon momento. Sto riuscendo a godermi i tour, la produzione musicale e il lavoro con tutte le persone con cui collaboro. Sento di essere circondato da una grande squadra, quindi non devo preoccuparmi di tutto il resto: posso semplicemente fare musica, fare concerti e divertirmi.

Anche musicalmente è un bel periodo, soprattutto perché siamo appena tornati dagli Stati Uniti. Sono stato lì per un mese e ho fatto molta musica. Ora ho molte tracce pronte che voglio completare. Ho anche molte demo davvero buone e sono convinto che diventeranno grandi brani. I prossimi mesi saranno molto entusiasmanti per finire tutta questa musica, inserirla negli show, rinnovare un po’ tutto e magari anche l’immagine, e poi tornare in tour per l’estate.

Parliamo ora del tuo prossimo singolo, So Much Beauty Around Us. Sembra avere un’atmosfera diversa rispetto ad alcune delle tue produzioni precedenti. Come è nato questo brano?

Sento che il mio suono, in questo momento, è un po’ meno elettronico. La base elettronica c’è ancora, ma ci sono molti strumenti originali. La voce è interessante perché è accelerata, quindi crea una specie di effetto tremolo che sembra quasi un campione, ma in realtà non lo è. Ho prodotto il brano qualche mese fa ed è stata una produzione molto semplice. Ho avuto subito la sensazione che funzionasse. Mi piaceva, era cool, e ho fatto tutto in un pomeriggio. E di solito sono proprio queste le tracce che funzionano meglio.

Quando mi escono delle tracce così spontanee, le metto da parte in una cartella e poi passo a fare qualcos’altro. Dopo qualche settimana, quando la riapro, mi accorgo di quanto sia bella. In questo caso penso sia un brano molto forte. Sono entusiasta perché, dal punto di vista del suono, penso che si abbini molto bene. Ha un’atmosfera un po’ triste ma allo stesso tempo felice, malinconica, che è qualcosa che mi piace molto.

Per citare il titolo della canzone So Much Beauty (Around Us), dove vedi così tanta bellezza intorno a noi oggi?

In realtà inizialmente il titolo della traccia doveva essere solo Around Us. Poi all’ultimo momento l’ho cambiato in So Much Beauty (Around Us), perché è anche una frase del testo. Mi piace l’idea di diffondere un po’ di positività intorno a noi: più amore, più buone vibrazioni. Quando vieni ai miei concerti, senti proprio questo. Il pubblico ha sempre una bella energia. Non è una folla troppo ubriaca o piena di droghe. È qualcosa che mi piace molto dei miei show. Inoltre molte delle mie canzoni parlano di positività: è un messaggio che cerco sempre di trasmettere. Sono felice quindi di avere ancora una volta una traccia che diffonde questo tipo di messaggio.

Sei uno degli artisti più influenti nella scena elettronica contemporanea: senti una certa responsabilità nel ridefinire i confini della musica house, techno, dance ed elettronica?

In realtà non ho mai pensato molto a creare dei confini. Vado a molti eventi di generi diversi. Domani sera, per esempio, andrò a un evento di drum and bass. La settimana scorsa ho suonato ad un evento più tech house. I miei eventi invece sono più orientati verso dance ed elettronica pop. Mi piace ogni tipo di musica e ormai ho conosciuto artisti di tutti gli ambienti. È bello vedere che tutti questi artisti – uomini e donne – hanno piacere a passare del tempo insieme.

Per esempio, alcuni DJ italiani come Tale Of Us e Anyma sono venuti nel mio studio a Bruxelles. Sono mondi musicali diversi, ma è stato molto bello ascoltare musica insieme e parlare di produzione. Io ero curioso di sentire la loro storia e loro erano interessati alla mia. Quindi non direi che sento una responsabilità particolare: semplicemente faccio quello che mi piace.

Quanto di Felix c’è nella musica di Lost Frequencies?

Molto. In realtà ormai non ascolto più tanta musica elettronica, perché ci sono immerso tutto il tempo. Ultimamente, per esempio, ascolto molto Chance Peña, che fa musica più folk, country o indie. Poi torno in studio e faccio musica elettronica, e questo mi ispira a mescolare tutti questi generi. Allo stesso tempo, quando vado ai festival o ai club sento molti DJ suonare nuove tracce, e anche questo mi ispira. La musica elettronica, per me, è ancora più bella quando la ascolti dal vivo, in un grande spazio, con tanta gente, con l’atmosfera di un club o di un festival.

Negli ultimi anni si parla molto dell’uso dell’intelligenza artificiale nelle produzioni musicali. La vedi come una risorsa creativa o come un rischio?

L’ho provata. Software come Suno o Ozone sono davvero impressionanti. Quest’ultimo ad esempio ha una funzione di intelligenza artificiale che ascolta la traccia e crea un master di riferimento. È utile perché puoi avere rapidamente un’idea di come potrebbe suonare il brano prima di iniziare il processo completo di mix e mastering. Poi però lo rifaccio comunque con altre persone, perché voglio che anche altre orecchie mi diano un feedback.

Per quanto riguarda invece la generazione automatica di musica, l’unica cosa che mi dà un po’ fastidio è quando le persone non fanno nulla di creativo e pubblicano semplicemente tracce generate automaticamente. Forse c’è una certa abilità anche nello scrivere un prompt, ma ormai anche quello può essere generato dall’intelligenza artificiale. E poi queste tracce possono ottenere visibilità o persino guadagni, e questo è un po’ deludente. Spero che in futuro si possa distinguere chiaramente tra musica creata dagli artisti e musica generata dall’AI.

Detto questo, per alcune cose è molto utile. Per esempio, se ho una demo con una melodia di chitarra, posso usare l’AI per generare un’idea e poi mandarla al mio chitarrista come riferimento. Lui poi registra la versione vera, con strumenti reali. In questo senso può essere uno strumento interessante.

Guardando al futuro, c’è qualche artista con cui ti piacerebbe collaborare?

Sono un grande fan di Labrinth. Mi piacerebbe molto lavorare con lui: è un grande autore, produttore e cantante.

Share: