Interviste

Niko Pandetta: «La narrativa nei miei confronti è marcia. “Malavita”? Un titolo provocatorio»

L’artista neomelodico pubblica oggi il suo nuovo album in cui ha radunato quasi tutta la scena italiana e racconta per la prima volta i suoi ultimi anni

  • Il27 Marzo 2026
Niko Pandetta: «La narrativa nei miei confronti è marcia. “Malavita”? Un titolo provocatorio»

Niko Pandetta

Di Niko Pandetta, in questi anni, si è detto moltissimo. Il suo nome è finito spesso nell’occhio del ciclone non solo per la musica, ma anche per le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto – una pena di 4 anni e 9 mesi da scontare per spaccio ed evasione, con un ritorno nel carcere di Rebibbia nel giorno del suo compleanno solo una settimana fa per aver violato le prescrizioni durante l’affidamento a una comunità terapeutica di Roma – e che hanno inevitabilmente finito per polarizzare l’opinione pubblica, tra concerti cancellati e strade che – come Niko Pandetta ci dice in questa intervista svolta in forma scritta a causa dell’attuale detenzione – a lui sono state precluse.

Ora, infatti, è lui a voler parlare per se stesso, e oltre che attraverso queste righe lo ha fatto con Malavita, il suo nuovo album uscito oggi e in cui il rapper e cantante neomelodico ha radunato mezza scena italiana, da Guè a Papa V, passando per Kid Yugi, Artie 5ive, Tony Boy, Massimo Pericolo – «uno che mi è stato molto vicino» – Baby Gang, Simba La Rue, Nerissima Serpe e Flaco G.

Un titolo che – come spiega – «è una provocazione, perché è un’etichetta che ho addosso e, nonostante io stia pagando reati di 10 anni fa, per le persone sono ancora quello», e che dà il nome a un progetto nato in quella che lui definisce «una fase di grande cambiamento, sia professionale che personale». Tra riferimenti alla detenzione e considerazioni sul proprio percorso – «la narrativa nei miei confronti è marcia. Io ho sbagliato e ho pagato tutti i miei errori quando ero quello che i giornali cercano di evidenziare e di rendere virale» -, in questa intervista emerge per la prima volta il punto di vista di un artista e di un uomo che – nonostante il tempo – continua a confrontarsi con il peso della proprio passato proiettandosi verso il futuro.

L’intervista a Niko Pandetta

In che momento della tua vita arriva Malavita?
Malavita nasce con l’idea di liberazione. Pensavo di essermi messo alle spalle la galera, ma purtroppo, il giorno del mio compleanno, sono stato arrestato nuovamente. Questo album arriva in un periodo di grandi cambiamenti, sia professionali che personali.

La Bella vita del 2022 è diventata ora Malavita: cosa rappresenta per te questo titolo?
È la chiusura di un percorso. Bella vita era arrivato dopo anni in cui mi sono goduto i risultati della mia nuova vita, poi il mio passato mi ha trascinato nel buio. Malavita è anche un titolo provocatorio, perché è un’etichetta che ho addosso e, nonostante io stia pagando reati di 10 anni fa, per le persone sono ancora quello.

Come hai lavorato a questo disco?
Questo disco è stato davvero difficile: ci ho lavorato in carcere. Era difficile avere beat, difficile trovare ispirazione senza cadere nel racconto della vita da carcerato. Però, man mano che riuscivo ad avere contatti sia con i miei producer e il mio staff sia con i colleghi, seppur non direttamente, la musica è diventata sempre più una fuga da quei pensieri. Ti confesso che la parte più difficile è stata proprio selezionare le canzoni, perché c’erano più di 100 tra idee e brani con una forma.

Chi sono stati gli artisti che hai sentito più vicini in questi anni?
Fortunatamente, nella scena ho trovato persone che si sono rivelate uomini oltre che grandi artisti. Vane (Massimo Pericolo, ndr) mi è stato vicino, con Zac (Baby Gang, ndr) ho un legame molto forte. Nell’ultimo periodo ho spesso sentito Tony Boy e Artie è stato davvero un grande, e so che si è molto interessato anche dopo quest’ultimo arresto. Ma devo dire che tutti i ragazzi che ho messo nell’album ci sono perché mi sono stati molto vicini.

Qual è la cosa che senti che le persone non hanno capito di te? E c’è qualcosa che vorresti far capire con questo disco?
Penso che le persone abbiano capito davvero poco di me, ma anche per colpa mia. Io difficilmente mi apro e molto spesso scherzo su tutto, quindi è difficile capirmi. Questo album è leggero rispetto ai pensieri e a come mi sto sentendo in questo periodo. Però sono a metà di un percorso personale che analizzerò e porterò in musica quando sarò più consapevole.

In che modo la paternità ha influito sulla tua vita e sulla tua musica?
La paternità è bellissima. Entrambe le mie bambine, purtroppo, me le sono godute poco fino ad oggi, ma l’amore che mi lega a loro è incredibile e mi ha cambiato in meglio. Prima dell’arresto del 2022 avevo lasciato una canzone, Guarda la luna, dedicata a Sofia, mentre per Naike c’è un brano che non so quando farò uscire perché ne sono geloso.

Come sono nati i feat dell’album?
I feat sono semplicemente nati da stima reciproca, da amicizia, da fratellanza. I ragazzi sono stati davvero incredibili, sia come artisti che come uomini.

Nato colpevole è una sorta di brano manifesto?
Nato colpevole è stato il primo brano che ho registrato appena uscito. Contiene un messaggio forte già dal titolo. Però, dopo tre anni di carcere, hai più voglia di divertirti che di arrabbiarti, quindi anche nel veicolare un messaggio forte cerco sempre di metterci della leggerezza.

Nel brano dici “Nato colpevole, ma è una bugia”: ci sono delle cose che sono state dette su di te che vorresti smentire?
Tante cose sono state dette. La narrativa nei miei confronti è marcia. Io ho sbagliato e ho pagato tutti i miei errori quando ero quello che i giornali cercano di evidenziare e di rendere virale. Una volta un ragazzo del mio staff mi ha fatto avere un articolo di giornale, non ricordo quale, in cui si parlava di un’operazione di polizia: foto mia in primo piano. Leggi l’articolo e c’è scritto che una volta avevo cantato a una festa o a un matrimonio di qualcuno coinvolto nell’indagine.

Pensi che il tuo passato influenzi o abbia influenzato in qualche modo il giudizio sulla tua musica?
Chiaro che sì: ho avuto più di 70 tra concerti e DJ set bloccati dalle questure, anche con metodi intimidatori nei confronti degli organizzatori. Poi è anche vero che a me piace esagerare e provocare. Non voglio creare polemiche, ma ci sono molte strade che per me sono precluse rispetto agli altri artisti.

Con la vittoria di Per sempre si di Sal Da Vinci a Sanremo il nemelodico sembra essere entrato ufficialmente nel mainstream attuale: cosa ne pensi?
La musica neomelodica è l’unico genere nato davvero in Italia. Penso che già altri artisti l’abbiano portata a livello mainstream, ma “La Palma” di San Da Vinci è un’ulteriore certificazione per questo genere, che è molto sottovalutato e che, se sapessimo “venderlo” meglio anche a livello internazionale, potrebbe aprire nuove opportunità per la nostra musica.

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