Interviste

Quello che Arisa non dice

Sempre sincera e onesta, la cantante torna per l’ottava volta in gara a Sanremo: «”Quello che le donne non dicono” è dedicata alle donne comuni che salvano davvero il mondo. Purtroppo, io non mi sento tra queste»

  • Il9 Febbraio 2026
Quello che Arisa non dice

Arisa, foto di Dalila Slimani

Uno dei ritorni più attesi di questo festival di Sanremo è sicuramente quello di Arisa con Magica Favola, scritto insieme al suo collaboratore di lunga data (ed ex compagno) Giuseppe Anastasi. Lo è perché è una veterana da cui ci si aspetta sempre un risultato all’altezza, sin da quando ha vinto nelle Nuove Proposte nel 2009, è arrivata poi seconda nel 2012 con La notte e prima nel 2014 con Controvento. Ma soprattutto lo è perché ha una voce potente e un modo di esprimersi sincero e davvero poco costruito. Nella nostra intervista, abbiamo voluto domandare ad Arisa se questa cosa le abbia portato anche problemi nel corso della sua carriera – musicale e televisiva – oltre al voler capire perché come cover ha scelto proprio Quel che le donne non dicono di Fiorella Mannoia.

Arisa
Foto: Dalila Slimani
Creative director: Pierfrancesco Gallo
Stylist: Rebecca Baglini
DOP: Nicola Cattelan
MUA: Gaia dell’Aquila
HS: Giacomo Marazzi
Producer: Nicholas Luca
Fashion coordinator: Luca Venturelli, Giulia Lacalamita

L’intervista a Arisa

Con che spirito affronti questo festival?
Sono molto soddisfatta a livello artistico, non vedo l’ora di far sentire la mia canzone.

Questo è l’ottavo Sanremo dove partecipi in gara, oltre a quello del 2015 dove hai co-condotto: sono state tutte esperienze simili?
Assolutamente no. Alcuni festival sono riusciti bene e altri meno, magari non ero neanche con la squadra migliore per me in quel momento.

Qual è stato il peggiore?
Quello di Mi sento bene: era davvero paradossale cantare quelle parole con 40 di febbre. Ciò che mi dispiace è che ho visto molti vocal coach fare dei Tiktok dove criticano aspramente proprio quell’episodio. Che poi uno può anche dare delle indicazioni su come migliorare nei video, ma se c’è solo la volontà di demolire mi sembra una cosa fine a se stessa e basta.

Sulle tue esecuzioni vocali mi pare ci sia poco da dire. Penso che Magica Favola in particolare metterà in luce le tue qualità. Quanto c’è di capacità innata e quanto invece di lavoro?
Io alla mia voce tengo moltissimo e la curo come se fosse un figlio. Anche perché sono molto cagionevole, mi basta uscire che mi becco un raffreddore. Credo, però, che ciò che regala intensità alla mia voce sia l’emozione che cerco di trasmettere agli altri nel racconto della mia vita. Quello aggiunge il colore. Di tecnica c’è poco.

Arisa

Penso sia utile anche a te però, no?
La tecnica la utilizzo per tenere le corde pronte quando è il momento di cantare. Quindi mangio bene e dormo tanto.

Ma a Sanremo come fai?
Eh lo so, si fa quel che si può, perché si cerca anche di fare tutte le interviste e di rispondere ai fan.

Prima parlavi di squadra: ora la tua l’hai piuttosto rivoluzionata.
Mi sono circondata di professionisti che hanno anche un profilo altamente artistico e una grande passione. Mi piace ascoltare il loro parere.

Arisa

Sei tornata anche a lavorare con Anastasi: come è andata?
Per il mio album ho lavorato con tanti artisti, anche Dente e Dimartino e altri autori. È capitato che scegliessimo questo brano da proporre, che ho scritto appunto con lui e anche con Galeffi e i Mamakass. Con Giuseppe è andata bene: parliamo talmente tanto che è ovvio che quello che poi esce è molto vicino alla verità.

Come hai raccontato tu stessa è un pezzo autobiografico e a un certo punto dici che vorresti tornare tra le braccia di tua mamma. Che rapporto avete ora?
Ora è molto buono, diciamo che ci comprendiamo. In passato, è stato più difficile perché sono la primogenita, quindi ho dovuto fare le prime lotte da sola per uscire il sabato sera, ad esempio. Poi me ne sono andata a 19 anni e a quell’età ho portato il primo fidanzato a casa. Insomma, diciamo che poi le mie sorelle si sono trovate la strada spianata! Adesso c’è un riconoscimento completamente diverso, da donna a donna. Lei mi dà dei consigli ma poi aggiunge: “so benissimo che sai quello che devi fare”. E ora i miei genitori mi mancano molto di più: sento che il tempo passa e io non sto abbastanza con loro.

Avete avuto una vita molto diversa immagino?
Certo, però mia madre mi ha sempre detto che pensava che la sua vita non sarebbe andata bene per me. Ha sempre incoraggiato me e mia sorella ad andarcene, a essere indipendenti e libere.

Sarà a Sanremo?
No, purtroppo no. Ha avuto dei problemi di salute.

Hai già raccontato che durante la tua ultima partecipazione a Sanremo avevi deciso che, se fossi tornata, avresti portato come cover Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia. Lei era già stata contattata da Michele Bravi quindi non sarebbe potuta venire. Che cosa rappresenta per te quel pezzo? Che cosa non dicono ancora le donne nel 2026?
Per me, questo pezzo parla delle figure femminili comuni. Quelle che hanno veramente il coraggio di andare avanti, pur conoscendo tutti i problemi che comporta essere donna ancora oggi.

Ha senso portare avanti una lotta oggi?
Credo nella via di mezzo. Non mi piace il racconto femminile doloroso, da martiri e da sconfitte, ma nemmeno quello femminista vincente. Quello radicale che non guarda in faccia a nessuno. Io credo che ci sia una via di mezzo e sia data dalle donne normali. Quelle, per esempio, che vanno in crisi profonda perché hanno a che fare con figli adolescenti. Quindi mia madre o mia sorella, per esempio. Quando il testo dice “E ti diremo ancora un altro sì”, non si riferisce solo agli uomini ma anche alle amiche, ai figli. Per questo sono le donne che ci sono sempre. Sono le vere eroine.

Arisa

Senti di fare parte di questa categoria?
No, purtroppo no. Mi sarebbe piaciuto avere un figlio, per esempio, essere un punto di riferimento per qualcuno. Ma non è solo quello: io sono troppo presa da me stessa.

Tu dimostri sempre però un’attenzione non comune agli altri o alle altre. Prendiamo, per esempio, il commento che hai scritto ad Anna in un post di ESSE Magazine: “Sei un animaletto selvaggio”.
Mi è venuto spontaneo incoraggiarla, perché a volte capita anche a me di buttarmi giù e capisco come ci si sente in certi momenti. Lei non deve: perché è bravissima ed è un vero punto di riferimento per le ragazze più giovani. Lei difende veramente le sue baddies.

E tu senti di essere un punto di riferimento?
Io, quando devo dare un consiglio, cerco di essere costruttiva, se no non lo do. Credo di dover essere un punto di riferimento per me stessa innanzitutto. Forse quando sto bene io poi posso esserlo per qualcun altra, senza rendermene nemmeno conto.

Tu pensi di avere delle amiche nell’ambiente musicale o televisivo?
Come ho detto anche altre volte, per me l’amicizia è un rapporto molto profondo e richiede tempo. Noi donne della musica non abbiamo molto tempo per stare al telefono o raccontarci i segreti, ecco. Però sono sicura di avere dei rapporti di estremo affetto, ricambiati. E a me piace ascoltare le artiste donne quando raccontano nelle loro canzoni le piccole cose di vita quotidiana.

Arisa

Ora preferisci ascoltare le artiste donne?
No, non è detto. In questo momento, mi piacciono molto Calcutta o Andrea Laszlo De Simone, per esempio.

Tornando alla serata delle cover, molti artisti chiamano anche personaggi dello spettacolo che non c’entrano nulla con la musica come Belen o Francesca Fagnani: lo avresti mai fatto?
Quando devo presentare una cover penso solo all’aspetto musicale, a modificare l’arrangiamento, per dare anche un significato ancora più intenso, se possibile. Così ho fatto quando ho chiamato il duo Who Made Who per la cover di Cuccurucucù di Battiato la volta precedente. E per questo ho chiamato il Coro Regio di Parma perché regalino a questo brano dalla musica così anni ‘80 un tono classico. Quindi no, non ci avrei pensato.

Tu sei sempre stata famosa per la sincerità con cui ti sei sempre espressa pubblicamente: te ne sei mai pentita?
Mai. Il cercare di essere onesta è l’unica cosa che mi faccia sentire una persona degna.

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