The Bausa arrivano a Milano con la loro Scandi-House: «Ci siamo inventati un genere tutto nostro»
A pochi giorni dalla loro unica data italiana, il 1° novembre al Circolo Magnolia a Milano, abbiamo incontrato il trio norvegese per saperne di più del loro “Scandi-House”
Quante volte ci capita di soffermarci su un dettaglio o su una parola mentre parliamo una lingua diversa dalla nostra? Come ripetono spesso gli insegnanti, non bisognerebbe ragionare in italiano e tradurre la frase nella nostra testa. Al contrario, dovremmo allenarci a pensare direttamente nell’altra lingua. Un’operazione simile è quella che fanno i The Bausa, il trio norvegese formato da Edvard Bræin Groth, Fredrik von Krogh e Philip Bergenstjerna.
Il gruppo definisce la sua musica come Scandi-House, una combinazione che unisce l’house alla tradizione scandinava. Le produzioni hanno qualcosa di vintage, sono registrate con degli strumenti dal vivo, ma allo stesso tempo riescono ad essere fresche, contemporanee ed energiche. Un esemepio fra tanti è il singolo Magnetic, che in pochissimo tempo è andato virale su Tik Tok raggiungendo un pubblico molto vasto. Come ci raccontano durante la nostra intervista, tutto è cambiato quando hanno iniziato a scrivere canzoni in inglese anziché in norvegese. Tuttavia, qualcosa del repertorio nella loro lingua madre potremmo ascoltarlo al loro concerto al Circolo Mganolia di Milano il 1° novembre.
L’intervista ai The Bausa
Come state vivendo questo momento?
Molto bene. Siamo nel mezzo del nostro tour europeo. In questo momento viviamo su un autobus, praticamente uno sopra l’altro, ma l’atmosfera è davvero ottima. L’altro giorno abbiamo fatto un bel concerto ad Amsterdam, poi siamo andati a Parigi e abbiamo suonato anche in Spagna. Insomma, sono giorni davvero entusiasmanti.
Il vostro stile musicale viene definito Scandi-House, anche per mettere in risalto le vostre radici scandinave. Potete raccontarci qualcosa di più al riguardo?
Tutto è cominciato quando ci siamo resi conto che non riuscivamo a ricondurre la nostra musica a nessun genere preciso. Quindi a un certo punto abbiamo semplicemente detto: «Al diavolo, inventiamoci un genere tutto nostro!». E così è cominciato tutto.
Qual è l’elemento fondamentale che rende il vostro sound immediatamente riconoscibile?
Direi una produzione molto funky, abbinata a voci dal carattere piuttosto moderno. È abbastanza difficile da descrivere a parole. Utilizziamo anche molti elementi dal vivo: praticamente registriamo tutto, compresa la linea di basso. Questo conferisce alla nostra musica una sensazione molto più autentica, come se fosse suonata live.
Siete un trio: immagino che lavorare insieme non sia sempre facile. Probabilmente non siete sempre d’accordo su tutto. Come gestite queste situazioni?
Siamo davvero fortunati perché praticamente non litighiamo mai, per nessun motivo. Quando ci sono delle discussioni, nella maggior parte dei casi riusciamo a trovare un accordo nel giro di pochi minuti. Anche se, con uno dei brani che abbiamo pubblicato quest’anno, non riuscivamo a decidere tra due diverse versioni del drop. Non riuscivamo proprio a metterci d’accordo, nonostante avessimo provato per settimane. Alla fine abbiamo dovuto organizzare una votazione, mandando entrambe le versioni a tutti i nostri amici, a tutto il team e così via, in modo che ognuno potesse esprimere la propria preferenza.
Qual è il vostro approccio quando lavorate a una nuova traccia?
Di solito iniziamo sedendoci davanti a un pianoforte o prendendo una chitarra, e iniziamo a mettere giù qualche accordo. Poi cominciamo a lavorare sulle linee vocali, sulle melodie e sulle topline. Cerchiamo di costruire delle linee melodiche davvero potenti, di quelle che ti rimangono in testa. Quando siamo in studio è tutto molto divertente: diventa una grande sessione collettiva in cui improvvisiamo e sperimentiamo. A volte abbiamo la sensazione che la nostra creatività vada un po’ a ondate: ci sono momenti in cui siamo particolarmente ispirati e altri in cui lo siamo meno. In questo periodo il tour ci sta dando tantissima ispirazione ed è davvero stimolante tornare a registrare. Di solito realizziamo gran parte della nostra musica durante dei soggiorni in baita, lontano dal classico ambiente dello studio. È una situazione che ci ispira moltissimo.
Ci sono artisti a cui vi ispirate particolarmente, che considerate dei punti di riferimento?
Ce ne sono davvero tantissimi. Un esempio è Michael Jackson. Naturalmente ci ispiriamo molto alla disco music, ma anche all’hip hop, soprattutto quello della vecchia scuola. Sono generi che ci danno continuamente nuove idee. Anche ascoltare la house music che va forte oggi è una grande fonte d’ispirazione, così come seguire gli artisti che in questo momento sono ai vertici della scena musicale. Prendiamo ispirazione un po’ da tutto, non sempre sai davvero da dove arrivI. A volte un’idea ti rimane semplicemente in fondo alla testa, senza che tu te ne renda conto.
Parliamo di Magnetic, il vostro singolo è diventato virale piuttosto rapidamente. Potete raccontarmi qualche retroscena sulla nascita del brano?
Siamo andati nella sua baita di Philipp in Norvegia, a circa due ore da dove viviamo. Era gennaio e c’era una tempesta di neve. Eravamo praticamente bloccati dentro, al freddo. In quel periodo stavamo preparando un album in norvegese. Avevamo prodotto una base house, ma non riuscivamo a trovare delle parti vocali che funzionassero bene. Così abbiamo deciso di provare in inglese. A quel punto abbiamo capito che suonava davvero bene. La prima sera abbiamo creato Magnetic, lo abbiamo pubblicato su Tik Tok e nel giro di un paio di giorni ha raggiunto circa un milione di visualizzazioni. E poi il fatto di cantare in inglese significava anche rivolgerci a un pubblico completamente nuovo. Non avremo mai immaginato che tutto potesse succedere così velocemente. Siamo stati davvero fortunati con quel brano.
C’è qualcosa che vorreste sperimentare musicalmente e che fino ad ora non avete ancora avuto occasione di esplorare?
Un paio di giorni fa abbiamo lavorato a qualcosa con un BPM più basso, sperimentando anche con sonorità hip hop. Ci piacerebbe approfondire questo ambito. Vogliamo mettere alla prova i nostri limiti e vedere fin dove possiamo spingerci. Scrivere in inglese è un po’ complicato, perché non siamo ancora così abituati a farlo: abbiamo fatto musica in norvegese per cinque o sei anni.
Con chi vi piacerebbe collaborare in futuro? Immagino che stiate già lavorando a nuova musica.
Lavoriamo sempre a nuova musica. Ci piacerebbe molto lavorare con qualche artista donna. Noi siamo tre ragazzi e a volte ci capita di sentire una melodia che ci piace, ma quando proviamo a cantarla noi non rende come vorremmo. Sarebbe un sogno collaborare con Dua Lipa o Rihanna.
Che posizione avete rispetto all’uso dell’intelligenza artificiale nella musica?
La prima volta che abbiamo scoperto l’intelligenza artificiale applicata alla musica siamo rimasti sbalorditi. Suno è probabilmente uno dei siti più conosciuti in questo ambito. Ci ha colpito vedere quanto potesse essere bravo a generare musica, ma anche quanto potesse produrre risultati scadenti. Per ottenere qualcosa di valido, devi comunque avere una buona conoscenza e fornirgli materiale di qualità. Personalmente, però, non lo utilizziamo mai perché abbiamo la sensazione che finisca per toglierci proprio la parte più bella del processo creativo: il divertimento di creare qualcosa con le tue mani, di sperimentare e di scoprire nuove possibilità.
In un certo senso, ci sembra quasi di barare usandola. Non vogliamo abituarci all’idea di lasciare che faccia tutto al posto nostro. Sviluppare un sound personale è un punto di forza fondamentale, e pensiamo che l’intelligenza artificiale non possa darti un’identità artistica. Detto questo, a volte utilizziamo l’IA per simulare voci diverse. Per esempio, quando abbiamo una melodia che pensiamo potrebbe funzionare meglio con una voce femminile, possiamo sentire come suonerebbe. In quel caso l’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile.
Il 1° novembre sarete a Milano per un’unica data live. Cosa potete anticiparci?
Sarà una via di mezzo tra un DJ set e un concerto dal vivo. Non possiamo svelare troppo, ma sarà una versione potenziata del nostro set classico, arricchita da strumenti suonati dal vivo. Ci sarà tantissima energia e un’atmosfera incredibile. Suoneremo anche alcuni brani inediti, forse qualcosa del nostro repertorio norvegese. Vogliamo divertirci insieme al pubblico. L’Italia è uno dei Paesi da cui abbiamo ricevuto più messaggi dai fan. E poi c’è la radio: abbiamo appena scoperto che, a settembre, siamo stati probabilmente gli artisti più trasmessi dalle radio italiane.
Cosa vi aspettate dalla città e dal pubblico?
Non vediamo l’ora anche di venire a curiosare un po’ tra i negozi di Milano, perché adoriamo la moda. E poi abbiamo la sensazione che, ovunque andiamo, le persone che vengono ai nostri concerti siano abbastanza simili tra loro, nel senso che condividono un certo modo di essere. Sono tutte molto positive, amano ballare e ascoltano la nostra stessa musica.

