Barre libere: i detenuti del carcere di Bollate presentano “30 OP”
Cinque ragazzi e un producer hanno realizzato un vero e proprio album interamente all’interno dell’istituto penitenziario. Per una nuova idea di rieducazione (e di opportunità)
Foto di Roberto Graziano Moro
La struttura accoglie i visitatori con colori pastello e dipinti naif alle pareti raffiguranti perlopiù animali e scene bucoliche: sembra di entrare in un reparto di pediatria, e invece ci troviamo in uno dei carceri più famosi d’Italia. In questo caso celebre non per la durezza di trattamento ma, al contrario, per l’attenzione rivolta alla funzione rieducativa della pena (in pieno accordo con l’art. 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”). È qui che ha luogo la presentazione di un progetto discografico unico nel suo genere: 30 OP, album interamente scritto, registrato e prodotto all’interno dell’istituto.
La maggior parte dei giornalisti presenti non è mai stata dentro un carcere, ed è forte la sensazione – una volta dentro – di aver varcato una soglia dell’essere. I dispositivi elettronici rimangono in apposite cassette all’ingresso, cosa che dà luogo a piccole, inattese forme di straniamento: in mancanza di orologi al polso, per esempio, nessuno sa più dire con esattezza che ore siano.
Ad aspettarci in una sala di lettura, in quella che è una delle conferenze stampa certamente più inusuali a cui possa capitare di partecipare, sono alcuni dei cinque ragazzi del progetto (nomi d’arte: Blackbaby, L Brown, Lemillion, Ijazzy, Fatmac), insieme al produttore Stefano Aschieri aka Stelo.

L’album 30 OP e il “Bollate Live Show”
30 OP è il secondo disco realizzato nel carcere di Bollate, dopo la pubblicazione a giugno 2024 di Mezz’ora d’aria. L’album contiene tredici brani nati da un percorso trattamentale nel quale la musica diventa uno spazio di confronto, crescita e responsabilizzazione.
Il progetto delle attività musicali a Bollate esiste dal 2022 ed è nato da uno stimolo degli stessi detenuti, spiegano. Nella fattispecie, si tratta dei ragazzi del quarto reparto (“Trattamento avanzato giovani adulti”), che per registrare i pezzi hanno creato all’interno del carcere un vero e proprio studio di registrazione, dove hanno accesso libero.
Non tutti, comunque, sono detenuti: due di loro hanno già scontato la pena e tornano in carcere apposta per il progetto. La realizzazione dell’album ha richiesto circa due anni di lavoro, in un approccio che – sottolineano – riflette sia le loro individualità che uno spirito da collettivo artistico. I testi sono stati scritti interamente da loro e preventivamente inviati al Ministero della Giustizia per approvazione. Ma, dicono, soltanto un paio di frasi sono state cambiate.
Il titolo del disco riprende l’articolo della legge sull’ordinamento penitenziario che disciplina i permessi speciali per uscire dal carcere (per esempio in occasione di funerali). “OP” è da intendere anche nel senso di “opportunità”, quella che i detenuti trovano nella musica.
In serata i rapper di 30 OP hanno presentato l’album (già disponibile sulle piattaforme digitali per Attitude Recordz su distribuzione Altafonte Italia) in un live fra le mura del carcere, con la partecipazione speciale di Ensi, Nitro, Nerone e Mic Tyson. Il “Bollate Live Show” è stato organizzato e finanziato da Me Next Agency, con il supporto della Cooperativa Articolo 3, che promuove il genere rap come forma creativa di espressione di sé e di riscatto sociale.

Le dichiarazioni
«La Cooperativa Sociale Articolo 3 lavora a Bollate dal 2002, collaborando con tutte le realtà coinvolte all’interno della Casa di Reclusione alla realizzazione e al funzionamento di un carcere dove il tempo riacquisti un senso costruttivo orientato al futuro, dove si promuovono la responsabilità e l’autodeterminazione», spiega Federica Parodi, operatrice della cooperativa che ha seguito passo passo il progetto. «In particolare partecipa alla gestione del Reparto a Trattamento Avanzato e giovani adulti promuovendo attività, come il laboratorio rap, dove i ragazzi scoprono nuovi interessi, capacità e relazioni positive, strumenti che li possano accompagnare nel faticoso percorso di reinserimento verso l’esterno».
Aggiunge il producer Stelo: «Le canzoni partono dalle esperienze personali degli artisti coinvolti e affrontano anche le conseguenze concrete delle scelte compiute. Il carcere non è un gioco e il mito del gangster non coincide con la realtà della detenzione. I brani raccontano il peso delle decisioni, la solitudine e le difficoltà che possono accompagnare una persona anche dopo la fine della pena, ma soprattutto parlano della possibilità di acquisire consapevolezza, sviluppare nuovi strumenti e immaginare una direzione diversa».
«Sono felice che eventi di questo tipo dimostrino ancora una volta quanto il lavoro costante con il territorio e con la comunità esterna possa dare senso e utilità alla pena, soprattutto per i ragazzi più giovani», commenta Giorgio Leggieri, direttore del carcere di Bollate. «Progetti musicali come questo, vicini alle loro passioni, ci permettono di stimolare e far crescere le loro competenze, e rappresentano un ulteriore passo nel percorso di sviluppo delle attività professionalizzanti dell’Istituto».

