Noyz Narcos a Milano: fare un palazzetto restando una leggenda dell’underground
Con il suo Italian Horror Story il rapper romano ha dimostrato che certi palchi possono essere raggiunti anche senza flirtare con il pop, le radio o Sanremo
Noyz Narcos, Unipol Forum, Milano, 16 aprile 2026, foto di Lorenzo Ricchiuto
Cosa vuol dire prendersi un palazzetto portando la propria visione solida, senza scendere a compromessi con hit che strizzano l’occhio alla classifica e al mainstream e senza cedere di un millimetro sulla propria idea di hip hop? In questi anni di live rap, all’Unipol Forum di Milano, ne abbiamo visti in quantità industriale, eppure quello di ieri sera di Noyz Narcos ha avuto un significato e un peso specifico diverso da tutti gli altri per coerenza, percorso e legacy.

Diciamocelo: in un modo o nell’altro, tutti i rapper che abbiamo visto su quel palco hanno flirtato con il pop, con le radio e con Sanremo. Noyz, di tutta questa roba, non ne ha mai voluto sapere nulla: quella con l’hip hop, infatti, è una relazione monogama e più che ventennale, e – da vero outsider – alle scorciatoie ha sempre preferito la strada più in salita, impervia, di certo più faticosa ma vera. Nella sua carriera, infatti, Noyz Narcos più che ai cento metri ha sempre puntato alla maratona. Una maratona di cui oggi sta raccogliendo i frutti e i cui risultati sono evidenti.
«Piuttosto che forzarti a sperimentare e rischiare di fare cose fuori dal tuo mondo, finendo per scimmiottare qualcun altro, io penso che sia meglio lavorare sul tuo modo di vedere le cose», ci raccontava Emanuele nella nostra cover story in occasione dell’uscita di Funny Games, il suo ultimo album. E lo show all’Unipol Forum a Milano è stato un vero e proprio manifesto del mondo di Noyz Narcos. Nulla durante il live è infatti lasciato al caso.

Lo show di Noyz Narcos a Milano è stato un manifesto del suo mondo
Non lo è la fitta scaletta – due ore e mezza di rap serrato, spaziando dai brani più freschi che hanno visto la presenza di Nerissima Serpe, Papa V e Kid Yugi (suoi figli putativi) alla “merda truce” che vent’anni fa insieme a Sine (che lo affianca sul palco dall’inizio alla fine, diventando una componente vera e propria dello show, e non solo un accompagnamento sulla sfondo) e al TruceKlan sputava fuori da scantinati bui di una Roma oscura e sotterranea ma estremamente prolifica, passando per le collaborazioni storiche con Salmo, Danno (la combo su Karashò è una masterclass di rap), Gemello con un back in the dayz ai tempi di Verano Zombie e Tormento, con cui per la prima volta si esibisce per My Love Song.

Non lo sono i visual firmati da Marco Proserpio: finalmente non didascalici ma suggestivi, ricercati, sacri e profani allo stesso tempo e che esprimono al cento per cento l’estetica gore di Noyz Narcos, attraversata anche da una vena perfidamente ironica e beffarda.
Alla fine, il risultato è uno show che non cerca legittimazioni esterne, ma che si prende tutto lo spazio con la forza della propria identità, senza filtri né compromessi e che diventa la celebrazione di un ideale, dimostrando che certi palchi possono essere domati anche rimanendo per davvero una leggenda dell’underground.

