Red Bull 64 Bars Live: Scampia capitale del rap per una notte

Ieri sera un evento epocale in quello che era considerato il luogo simbolo della malavita. Sul palco: Ernia, Madame, Fabri Fibra, Guè, Marracash, Geolier, accompagnati da DJ TY1. Il racconto della serata e degli incontri con gli artisti
Marracash e Guè. L'abbraccio al Red Bull 64 Bars Live a Scampia. Foto: Red Bull
Marracash e Guè. L’abbraccio al Red Bull 64 Bars Live a Scampia. Foto: Red Bull

Red Bull 64 Bars Live a Scampia è stato – a suo modo – un evento epocale. Se queste due parole insieme vi fanno venire un po’ di orticaria non avreste tutti i torti. Già il termine evento è stato utilizzato e abusato in ogni modo. Figuriamoci se gli viene associato anche l’aggettivo epocale. Però, per quello che è successo ieri sera in piazza Ciro Esposito, quartiere Scampia a Napoli, appunto, si può pure correre il rischio di sfidare la retorica, perché in fondo è quello che hanno fatto anche gli organizzatori. Red Bull Italia, quindi, con la direzione artistica di Carlo Pastore (anche autore) e l’aiuto (va detto) di altri sponsor quali Huawei, Tim, Ray Ban Stories, Vision of Super. Portando a casa un ottimo risultato.

Perché ieri, inutile girarci attorno, si è tenuto il più importante evento hip hop dell’anno, dato che sullo stesso palco si sono alternati, accompagnati dalle basi di Ty1, Ernia, Madame, Fabri Fibra, Guè, Marracash e Geolier. Quest’ultimo davvero padrone di casa essendo originario di Secondigliano, il quartiere confinante con Scampia. In un luogo famoso in tutto il mondo per essere centro nevralgico di spaccio e malavita grazie a Gomorra (libro, film, serie tv). Tanto da essere soprannominato Gomorra stessa.

Per una notte però, Gomorra è rimasta solo un fantasma nell’ombra. Proprio quest’anno poi ha aperto un’ala della falcoltà di medicina in zona e chissà che non sia un altro segnale di riqualificazione in atto. In 8mila hanno acquistato il biglietto al prezzo popolare di 15 euro (5 euro in early bird e alcuni sono stati donati alle associazioni di quartiere). Sold out da giorni. In molti si sono goduti giustamente lo spettacolo dai balconi delle Vele illuminate, imponenti e iconografiche sullo sfondo. Alcuni organizzando anche party improvvisati sotto gli ombrelloni per il sole lasciati aperti.

«Molti di Secondigliano non si sono comprati il biglietto», ha raccontato un po’ divertito Geolier ai giornalisti il pomeriggio. «Si sono organizzati per vederlo da fuori. Però erano tutti contenti di un evento del genere, ci mancherebbe. Anche se ce ne sono stati altri».

Difficile capire quali altri, sicuramente non di questa portata. Perché con l’aiuto della memoria storica dei cronisti napoletani si arriva al 2020, alla festa per i 40 anni di carriera di Nino D’Angelo. Figura fondamentale per il quartiere e la città, certo. Non così tanto per tutti i giovani d’Italia come la sfilza di rapper messa in campo ieri per un concerto davvero molto serrato e senza buchi temporali.

Hanno scaldato i motori il dj set di Wad e i live di due locals come J Lord e Vettosi, per poi iniziare puntuali alle 21 con Ernia. Tutti gli artisti hanno scelto di esibirsi con le loro Red Bull 64 Bars (il format che dà il titolo all’evento per cui l’artista deve comporre un brano da 64 barre precise) da un punto diverso rispetto al palco principale per poi raggiungerlo in un secondo momento.

Ernia e DJ TY1 al Red Bull 64 Bars Live

Ernia, oltre ai due episodi di Lewandoski (IX e XIII) ha presentato Vivo e il suo Superclassico. Nel pomeriggio ha raccontato di quanto ami il dialetto e la scena napoletana.

«Credo che la scena di Napoli sia più coesa rispetto ad altre. Per questo si assiste alla nascita di fenomeni come la SLF, sono più uniti, è inutile. Mi è capitato di frequentare la città spesso perché ho collaborato con Luché, Geolier e D-Ross e mi sono sempre trovato benissimo. Devo dire che non son mai voluto venire in visita alle Vele, giusto per fare un giro. Non è un’attività che apprezzo, come quelli che vanno a fare le foto nelle favelas. Il napoletano, poi, è una lingua che si presta perfettamente al rap quasi quanto il francese e l’inglese. È molto meglio dell’italiano». Stessa cosa hanno riferito anche gli altri rapper, soprattutto Guè.

Ty1, dall’alto della sua consolle e dall’alto della vicinanza geografica delle sue origini salernitane, ha fatto da sacerdote alla messa rappata. Spazio anche a un suo momento di dj-set di stacco, dove tra le altre cose ha reso obbligato omaggio ai Co’ Sang con Int’ O rione. E ha poi proposto un suo remix di Partenope di Liberato, senza dimenticare di elogiarlo nel pomeriggio con i giornalisti. «È davvero il progetto napoletano più interessante e di maggior respiro internazionale in questo momento. Anche a livello di live. Vorrei davvero conoscere chi si occupa delle basi». E qualcuno scherza sul fatto che possa essere lui.

Madame e Fabri Fibra al Red Bull 64 Bars Live

Tornando al live, anche Madame ha tenuto il palco con un’attitude invidiabile. Era l’unica donna in line-up, ad eccezione dell’ospitata non annunciata di Rose Villain per Chico con Guè. Ma il discorso sulla poca rappresentanza femminile nel rap italiano non nasce certo con la serata di ieri. Comunque, se l’è cavata più che egregiamente, portando anche una non scontata L’eccezione oltre a Voce e Marea.

Niente da dire se non elogi anche sull’esibizione di Fibra. Tra i padri putativi del rap in Italia, ha giocato tutte le sue carte senza risparmiarsi. Anche lui ha scelto di portare un pezzo meno scontato come Dalla A alla Z, dal suo primo album Turbe giovanili, anno 2002. In medley con una hit come Pensando a te. E poi due ultimi singoli come Propaganda (con Tropico al posto di Colapesce e Dimartino) e Stelle con Maurizio Carucci. Caduto rovinosamente mentre stava raggiungendo Fibra sulla passerella del palco ma facendo finta di niente.

Guè e Marracash

Anche Guè e Marracash hanno – ovviamente – infiammato il pubblico. Sia da soli che con la loro iconica (anche se ha solo un anno) ∞ LOVE. Guè ha sempre raccontato di quanto ami Napoli e la sua scena. «Io sono un feticista della metrica e la lingua migliore per il rap è il napoletano. I Co’ Sang uno dei mie gruppi preferiti da sempre. E Geolier è uno dei rapper top 3. Per immaginario, lessico e capacità metrica».

Stesso concetto ha ribadito Marracash, autore del miglior pezzo targato Red Bull 64 Bars: 64 Bars di Paura. «Napoli è una location d’eccezione, un posto che è per definizione una fucina di cultura urbana. Suonare a Scampia è un po’ un ritorno alle origini del rap, che nasce in quei contesti e trova la massima espressione creativa proprio in contesti simili».

Geolier, padrone di casa di Red Bull 64 Bars Live

A chiudere la serata prima dei pezzi in feat. il padrone di casa. Geolier. Al secolo Emanuele Palumbo, classe 2000, arriva niente meno che accompagnato da una gang in moto da cross giusto per sfidare i luoghi comuni. In canottiera, giubbotto anti-proiettile coi brillantini e con una bella bandana in testa. Il pubblico, comunque caldo per tutta la serata e molto misto, con tante famiglie con bimbi al seguito, è davvero esaltato. Il Top Boy nel pomeriggio ha raccontato ai giornalisti di quanto sia diventato fondamentale il rap per i ragazzini dei quartieri come Scampia e Secondigliano. «Non vogliono più fare i calciatori né i camorristi. Vogliono solo fare i rapper e ascoltano solo quello».

Si sente la responsabilità nel farsi ascoltare quindi da loro? « Sì, mi sento la responsabilità per i ragazzi. Il rap è nato per protesta, come lo era per Tupac, per esempio.   I ragazzi oggi sono schiavi del silenzio, il rap è uno sfogo».

Ieri sera a Scampia non c’è stato silenzio. Anzi. Ed è giusto che tutto lo show si chiuda al grido di Geolier, “Giro pe’ Secondigliano/ Dint”a n’Audi nero opaco/ Ca me pare n’astronave”. Con l’annuncio di un prossimo evento nel 2023.

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