Zero Pain, alla scoperta dell’artista phonk solo virtuale nato in una community di Discord

Un genere del passato che sta prendendo piede senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Una comunità che condivide le basi su un server e poi fa votare pubblicamente le cover. Per fare chiarezza abbiamo parlato con Lorenzo Gessner di Universal. E no, l’Intelligenza Artificiale non c’entra nulla
Zero Pain
Zero Pain

Il phonk e il meta-artista. Parole che dobbiamo assolutamente comprendere prima di entrare nel 2023, anzi che avremmo già dovuto possedere nel nostro bagaglio culturale nel 2022. A rappresentare entrambe c’è Zero Pain, il primo artista nato in una community di Discord. Un esperimento, senza dubbio, che sta già dando ottimi frutti al team digital di Universal che ha avuto l’idea originaria. Zero Pain è un artista che non esiste e non è stato creato grazie all’Intelligenza Artificiale. Vuole essere la dimostrazione di un lavoro collettivo anche se fatto virtualmente. Oggi esce il terzo singolo di questo progetto, Aggro.

Ne abbiamo parlato con Lorenzo Gessner di Universal Italia che è stato tra gli ideatori del progetto insieme a Gabriele Di Giacomo, anche se la prima cosa che ci tiene a specificare è quanto questo progetto sia totalmente un progetto comunitario, della community all’interno di Discord, appunto.

«Abbiamo inizialmente notato come si stia diffondendo in maniera massiccia il genere phonk, nel mondo e anche in Italia. Talmente tanto che la gente lo ascolta ma non sa spesso che si chiama così. Per esempio, i ragazzi mentre giocano con i videogiochi o le persone mentre si allenano. È un genere nuovo ma in realtà esistente da tempo, trasformato negli ultimi anni e riscoperto innanzitutto dall’Est Europa, in Paesi come Russia e Ucraina, e poi esploso grazie a TikTok».

Un genere che èrientra nella categoria hiphop e musica elettronica, caratterizzato da suoni duri, sporchi e dal forte utilizzo di campionamenti rap anni ’90, originari della zona di Memphis. Molto impersonale. «Gli artisti stessi di genere phonk non sono molto conosciuti nonostante abbiano milioni di streams magari. Per esempio, uno dei più famosi è Kordhell. Alcuni dei suoi brani hanno centinaia di milioni di stream su Spotify ma su Instagram lui ha poco più di 50k follower».

Intanto piccola premessa: «Discord è l’evoluzione all’ennesima potenza dei forum degli anni 2000, ci sono ruoli, topic. Nasce come chat dei gamers ma nell’ultimo anno e mezzo è diventata anche moltissimo altro».

Tornando a Zero Pain, il tema della rabbia è centrale nel suo racconto e nella sua figura. «Rappresenta il desiderio di superare il dolore attraverso la rabbia, per accedere a un livello di forza superiore sia fisica che mentale», prosegue Lorenzo.

Per capire come si possa creare musica grazie a una community bisogna immaginare l’incontro di diversi producer. «Su Discord avevamo già un server che si chiama Rap Italiano, al cui interno è nato, Zero Pain. Questo server è molto frequentato da diversi producer italiani. Loro hanno condiviso le basi e le hanno votate».

Per quanto riguarda, per esempio la parte grafica la votazione è stata allargata ed è diventata pubblica. La parte del voto è fondamentale. «Questo è un esperimento collettivo, dove le persone devono sentirsi parte attiva e identificarsi appieno. Le cover dei 3 singoli sono state decise così».

Oggi esce il terzo singolo ma già i primi due pezzi sono andati decisamente bene. Il primo era Peccato (il secondo, Millenium Trauma) è entrato nella playlist ufficiale di Spotify, Phonk, che è una delle più ascoltate al mondo, e ha più di 1 milione e mezzo di ascolti. Il profilo di Zero Pain poi conta più di mezzo milione di ascoltatori.

La dimostrazione che i computer potranno fare musica impersonale e avere successo? O il contrario ovvero che l’unione dei gusti e la condivisione dei lavori è vincente? «È proprio esattamente il secondo punto. Anche se virtuale è questo incontro di creatività a portare i migliori risultati».

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