Ultimo compie 30 anni: dal parco di San Basilio al record di spettatori
I motivi del successo del cantautore romano, atteso a luglio da 250mila fan per il suo concerto-evento a Tor Vergata
Ultimo nel videoclip di "Alba"
“30 anni. Mi sono un attimo isolato dalla festa che sto facendo tra amici e famiglia. Volevo scrivervi, venire un attimo da voi. Stamattina apro gli occhi nel letto e dico: è il mio ultimo giorno da ventenne? Abbiamo passato questi dieci anni insieme e se mi giro rivedo tutto”. Si apre con queste parole il lungo messaggio che Ultimo ha affidato oggi alle sue pagine social, per celebrare i suoi 30 anni e per ringraziare il suo affezionato pubblico per i tanti messaggi di auguri.
Una sorta di bilancio umano e artistico, in cui il cantautore romano ha ricordato tutte le tappe più importanti della sua “favola”, fin dagli esordi: “Dalla casa con Tonno a scrivere Pianeti, al quinto piano sopra tutti a fumare fino a tardi, alla vittoria di Sanremo Giovani che ho dedicato a Vale, Peter Pan e gli instore nei centri commerciali, Sanremo con I Tuoi Particolari e quel liberatorio ‘dovete sempre rompe er…’”. Ultimo si riferisce qui alla frattura con la stampa (mai del tutto ricomposta) che si creò dopo il suo secondo posto a Sanremo 2019, anno della vittoria a sorpresa del “ragazzo” Mahmood con Soldi.
Un incidente di percorso che non ha minimamente frenato la sua scalata all’Olimpo del pop italiano, con una clamorosa accelerata negli ultimi due anni: “E poi il 2023 Alba è la mia ‘preghiera’ e voi lo avete capito, l’estate tra San Siro e Olimpico, poi 2024 ancora stadi e Altrove che suona come una liberazione ma soprattutto arriva Enea che mi insegna a rimanere disincantato dalle cose della vita, 2025 il mio decimo stadio Olimpico e l’annuncio di Tor Vergata, l’evento più importante per la mia vita”.
Il record di Tor Vergata
Con 250mila biglietti polverizzati in sole tre ore dall’apertura della vendita per il live a Tor Vergata, Ultimo è entrato nella storia della musica live con il concerto con più spettatori paganti di sempre. Ha superato persino Vasco Rossi, che dal 2017 deteneva il record con oltre 220mila biglietti staccati per il mastodontico Modena Park al Parco Enzo Ferrari. Il “raduno degli ultimi” si terrà il 4 luglio a Roma in una gigantesca area all’aperto, che la scorsa estate ha ospitato un milione di ragazzi in occasione del Giubileo dei giovani.
Ma come ha fatto un ragazzino di San Basilio, quartiere non facile di Roma Nord-Est, ad arrivare in pochi anni a battere tutti i record di spettatori negli stadi – ben 42, per un totale di 1.750.000 paganti? E a superare i 7 milioni di copie vendute, con oltre 3,5 miliardi di stream su Spotify e 84 dischi di platino conquistati?
Ultimo compie 30 anni: il paradosso del nome d’arte
A 30 anni, con una carriera che vanta record di vendite, stadi esauriti e un seguito generazionale, Niccolò Moriconi continua a presentarsi al mondo come “Ultimo”. In questo paradosso risiede l’essenza di un fenomeno artistico e culturale che ha scardinato le logiche del successo, dimostrando che nell’era dell’immagine patinata, la più potente forma di carisma è un’autentica, urlata fragilità.
La sua è la storia di un ragazzo della periferia romana che ha trasformato un’inquietudine profonda e un senso di inadeguatezza nel carburante per un’ascesa inarrestabile. Per cogliere pienamente la portata del fenomeno Ultimo bisogna recarsi a uno dei suoi affollatissimi concerti, come abbiamo fatto noi la scorsa estate allo Stadio Olimpico di Roma. La dimensione live è un angolo di osservazione privilegiato per capire il rapporto che il cantautore romano, album dopo album, ha costruito con il suo fedelissimo pubblico.
Chi sono gli spettatori dei suoi concerti
L’età media dei suoi fan è decisamente più alta rispetto a quella della trap e del pop di largo consumo di oggi, con una percentuale di ragazzi non troppo inferiore rispetto alle ragazze. Ultimo non è l’idolo adolescenziale del momento, pronto per essere sostituito tra sei mesi da un altro teen idol più giovane e avvenente.
Niccolò Moriconi (questo il suo vero nome) è un giovane cantautore che ha dalla sua la forza del repertorio. Le canzoni di Ultimo suonano fuori dal tempo, in particolare le ballad voce e piano, la specialità della casa, ancor più dei brani urban. Per questo sono meno soggette alle mode musicali passeggere e alla volubilità dei gusti del pubblico giovanile.
Trasformare gli stream in persone fisiche
Oggi molti artisti vantano continuamente dischi di platino e concerti sold out, mentre i numerosi teli neri a coprire gli spazi vuoti raccontano tutt’altra realtà. Ultimo, invece, è riuscito a trasformare quei milioni di stream in centinaia di migliaia di persone reali. A giudicare dai decibel con le quali venivano cantate in coro dai 65mila spettatori dell’Olimpico, quelle canzoni sono riuscite a toccare corde profonde del “popolo degli Ultimi”.
I temi delle canzoni e la forza del live
Mentre la trap e il rap si nutrono spesso di storie al di fuori dell’ordinario (rivalità tra gang, ricchezza ostentata, abbigliamento e auto di lusso, uso di droghe pesanti e psicofarmaci), nella musica di Ultimo la straordinaria normalità della vita quotidiana è eletta a vessillo.
Le sue canzoni affrontano temi come emarginazione e riscatto, fragilità interiore, la malinconia per gli amori passati, la solitudine, l’importanza degli affetti più cari e la capacità di sognare un futuro migliore. Tutte tematiche con le quali i suoi fan possono relazionarsi e trarre forza dalle sue parole.
Un altro dei segreti del suo straordinario successo è che Ultimo, pur senza scimmiottare nessuno, mostra dal vivo la sensibilità e la fragilità di Tiziano Ferro, la capacità di cogliere il sentimento popolare di Renato Zero, il pathos di Antonello Venditti nelle ballad piano e voce e la capacità di dare voce a chi non ne ha di Vasco Rossi.
Dagli spalti era palpabile la sensazione del pubblico di essere un tutt’uno con il loro beniamino. Il pubblico infatti non percepisce Ultimo come un idolo lontano e irraggiungibile ma come un amico e un fratello maggiore che ce l’ha fatta. E vuole che ce la facciamo anche noi a realizzare la nostra favola.
