SCF vince in Cassazione: mettere la musica nelle camere degli agriturismi genera diritti connessi
La società di gestione collettiva dei diritti correlati a quello d’autore ha ottenuto un’importante vittoria all’ultimo grado di giudizio
Foto di Matt Botsford / Unsplash
Tutto confermato: trasmettere la musica nelle camere degli agriturismi genera diritti connessi e per questo SCF vince in Cassazione. Dunque, l’ultimo grado di giudizio dell’ordinamento italiano ha confermato che l’azienda di gestione collettiva dei diritti correlati al diritto d’autore ottiene un’importante vittoria. In questi termini si conferma che gli agriturismi che diffondono i fonogrammi tramite il circuito radiotelevisivo nelle rispettive strutture ricettive compiono un atto di diffusione pubblica. Ciò significa che devono assolvere al pagamento dei diritti connessi.
Cosa dice la Cassazione sulla sentenza di SCF?
SCF è una società fondata negli anni 2000 e si compone da numerose case discografiche, major e indipendenti. Il suo obiettivo è quello di raccogliere (e poi ripartire compensi) ad artisti e produttori per la diffusione pubblica di musica registrata. Il tutto nel rispetto delle normative europee e delle leggi italiane sul diritto d’autore.
Con l’ordinanza n. 5385/2026 pubblicata il 10 marzo 2026, la Corte suprema di Cassazione conferma la posizione dell’azienda. La disposizione emanata dalla Corte recita così: “la fornitura, mediante ricevitori installati nelle camere di un agriturismo – assimilabile a un albergo in quanto struttura ricettiva – di un segnale televisivo costituisce un atto di comunicazione al pubblico ai sensi dell’art. 3, par. 1, della direttiva 2001/29/CE, a nulla rilevando il carattere privato del luogo in cui avviene la comunicazione”.
E ancora prosegue: “il diritto di comunicazione al pubblico comprende la messa a disposizione del pubblico delle opere in modo che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento che sceglie individualmente, per cui verrebbe frustrato se non riguardasse anche le comunicazioni effettuate in luoghi privati”.
Ecco cos’altro ha ottenuto la società
Inoltre, la Corte di Cassazione ha accolto un’ulteriore tesi di SCF: l’equo compenso per fonogrammi si prescrive in dieci anni, non in cinque come richiesto dalla controparte nei precedenti gradi di giudizio. In questo modo, il periodo estendono del doppio il periodo per il quale le società di collecting possono esigere il pagamento dell’equo compenso. Ciò significa che la posizione dei titolari dei diritti nella riscossione è rafforzata, così come la tutela dei diritti connessi. Si tratta infatti di una grande vittoria per l’industria musicale e per i suoi addetti ai lavori.
«Accogliamo con soddisfazione questa decisione ed è con questo entusiasmo che SCF proseguirà nel proprio ruolo di riferimento per il settore, a tutela degli investimenti dei produttori, favorendo un sistema sempre più equo, trasparente ed efficiente», ha commentato Mariano Fiorito, Direttore Generale di SCF.
