Nato a Londra l’8 gennaio 1947 con il nome di David Robert Jones, David Bowie ha attraversato quasi cinquant’anni di storia della musica reinventandosi costantemente, fino alla sua morte nel gennaio 2016. La sua carriera rappresenta un percorso unico di sperimentazione artistica, capace di fondere musica, teatro, moda e cinema.
Gli esordi
David Bowie iniziò la sua carriera negli anni ‘60 all’interno della scena mod britannica, suonando in varie band e sperimentando stili diversi. Dopo aver cambiato nome per evitare confusione con altri artisti, pubblicò il suo primo album nel 1967, che però passò quasi inosservato. Fu solo nel 1969 che raggiunse una prima notorietà con Space Oddity, una canzone ispirata al tema del viaggio spaziale, che rivelava già la sua inclinazione per l’alienazione, il senso di distanza e l’osservazione dell’uomo moderno.
L’esplosione creativa e il glam rock
I primi anni ‘70 segnarono l’inizio della vera affermazione artistica di David Bowie. Album come The Man Who Sold the World e Hunky Dory mostrarono un autore sempre più consapevole, capace di mescolare pop, rock, folk e liriche colte. Ma fu nel 1972 che Bowie cambiò per sempre la storia della musica con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars.
Con Ziggy Stardust, Bowie creò un personaggio androgino e alieno, una rockstar messianica proveniente dallo spazio. Non si trattava solo di un concept album, ma di una vera e propria performance totale: musica, costume, atteggiamento scenico e narrazione si fusero in un’unica identità artistica. Ziggy divenne un simbolo di libertà espressiva, rompendo le convenzioni di genere e influenzando profondamente la cultura giovanile.
Sperimentazione e crisi
Dopo aver “ucciso” Ziggy sul palco, David Bowie continuò a reinventarsi. Con Young Americans abbracciò il soul e il funk americani, definendo il suo stile come “plastic soul”. Poco dopo, Station to Station introdusse il personaggio del Thin White Duke, freddo, elegante e inquietante, specchio di un periodo personale segnato da eccessi e fragilità.
Questa fase fu cruciale: Bowie iniziò a spostare il suo interesse dalla forma pop tradizionale verso territori più sperimentali, cercando un nuovo equilibrio artistico e umano.
La Trilogia di Berlino
Tra il 1977 e il 1979 David Bowie realizzò tre album fondamentali – Low, Heroes e Lodger – spesso indicati come la “Trilogia di Berlino”. In collaborazione con Brian Eno e Tony Visconti, Bowie esplorò sonorità elettroniche, ambient e minimaliste, ispirandosi alla musica sperimentale europea.
Questi lavori segnarono una rottura netta con il rock tradizionale: strutture non convenzionali, brani strumentali e atmosfere astratte aprirono nuove strade che avrebbero influenzato profondamente il post-punk, la new wave e la musica elettronica. Heroes, in particolare, divenne uno dei suoi brani più iconici, simbolo di speranza e resistenza.
Il successo globale e il cinema
Negli anni ‘80 David Bowie raggiunse l’apice della popolarità mondiale. Let’s Dance lo trasformò in una superstar globale, grazie a un sound più accessibile e a singoli di enorme successo. Parallelamente, Bowie consolidò la sua carriera cinematografica, dimostrando grande carisma in film come The Man Who Fell to Earth, Merry Christmas Mr. Lawrence e Labyrinth.
Pur vivendo una fase molto commerciale, Bowie non smise mai di interrogarsi sul proprio ruolo artistico, mostrando spesso una visione critica verso il successo stesso.
Maturità, sperimentazione e silenzio
Negli anni ’90 David Bowie tornò a sperimentare, avvicinandosi all’elettronica, all’industrial e alle nuove correnti musicali. Anche quando la critica fu divisa, il suo spirito innovativo rimase intatto. Nei primi anni Duemila pubblicò lavori più introspettivi e maturi, fino a un improvviso ritiro dalle scene dopo problemi di salute. Per quasi dieci anni Bowie rimase lontano dai riflettori, alimentando il mito del suo silenzio creativo.
Il ritorno e l’addio consapevole
Nel 2013 David Bowie tornò a sorpresa con The Next Day, un album che rifletteva sul passato senza nostalgia. Tre anni dopo pubblicò Blackstar, un’opera complessa e visionaria che mescolava jazz, rock sperimentale e simbolismo. Uscito pochi giorni prima della sua morte, Blackstar è stato interpretato come un commiato artistico lucido e profondamente poetico, in cui Bowie trasformò anche la fine della vita in un atto creativo.
