I Fontaines D.C. raccontano “Dopamine Chamber”, il nuovo album in uscita il 16 ottobre
Il quinto disco della band irlandese è stato anticipato oggi dal primo singolo “Marianne”
Fontaines D.C., foto di Elizaveta Porodina
I Fontaines D.C. annunciano Dopamine Chamber, il loro quinto attesissimo album in studio, in uscita il 16 ottobre. Prodotto da James Ford, il disco arriva a due anni da Romance, e segna una nuova, decisa trasformazione nel percorso della band irlandese.
Il primo assaggio del nuovo lavoro è Marianne, singolo pubblicato insieme all’annuncio dell’album e che il gruppo aveva già spoilerato durante gli ultimi live. Il brano introduce un universo sonoro sontuoso e inquieto, evocando l’immagine delle tende di velluto rosso di un decadente teatro italiano, tra soffitti altissimi e un’eleganza ormai consumata dal tempo. Ispirata anche alla serie thriller Ripley, Marianne ruota attorno ai concetti di evasione ed edonismo, proponendo una via di fuga che potrebbe condurre tanto lontano dalla realtà quanto verso il suo stesso oblio.
Dietro la dimensione affascinante e quasi cinematografica del brano si nasconde però una domanda più inquietante: quanto siamo disposti a sacrificare della nostra immaginazione pur di non confrontarci con una realtà sempre più catastrofica?
Le parole dei Fontaines D.C. su “Dopamine Chamber”
Dopamine Chamber arriva come una costellazione dietro una nube di smog: potenti ballate e melodie che brillano nell’oscurità. In un mondo all’orlo del collasso, l’album si chiede come il piacere possa trasformarsi davanti al pericolo, e quanto la ricerca di questo piacere possa rivelare su di noi. In tutto l’album, i Fontaines D.C. si muovono tra gratificazione e angoscia fino a fondere questi sentimenti, riflettendo sul peso dell’intelligenza artificiale, del collasso ambientale e della violenza politica, tutti alimentati dagli stessi algoritmi che regolano meme, battute e popolarità delle celebrità. “L’album nella sua essenza rappresenta una stanza della dopamina”, racconta Grian Chatten. “Ci entri e noi testiamo questi brani che alterano la mente o l’umore”.
Mentre Romance – che i Fontaines D.C. ci avevano raccontato in questa intervista – manteneva la tensione bilanciata, questo nuovo album la inclina. “Penso che Romance fosse al 60% umano e al 40% corrotto dall’automazione e da una perdita del sentimento” rivela Chatten, che ha passato parecchio tempo tra Venezia, Vienna e la Sicilia alla ricerca di ispirazione per i testi. “Questo album è un po’ più corrotto, diciamo al 60%: la maschera aderisce un po’ di più al volto.” Ha resistito a qualsiasi tentazione di facile ottimismo: “Ho pensato che sarebbe stato più potente lasciare fuori la speranza e riflettere onestamente la bruttezza. Questo disco doveva suonare più come un avvertimento catastrofico.”
“I nostri album hanno sempre messo in discussione il concetto di appartenenza a un luogo” dice il bassista Conor Deegan. “All’inizio abbiamo raccontato Dublino, poi l’allontanamento da Dublino e infine il tentativo di trovare il romanticismo altrove. Mentre in questo album la domanda è diventata: dove si fugge?” Forse dentro se stessi, oppure nell’edonismo, nella fantasia, nella perfezione estetica, nell’eterna giovinezza o nel refresh infinito di uno schermo.”
Un disco registrato tra Londra, l’entroterra inglese e Palermo
Dopamine Chamber rappresenta il cambio più radicale fino ad ora: sintetizzatori dai toni freddi, batterie marziali, sample e trigger, diversi brani completamente privi di chitarre e archi ispirati dal pop italiano degli anni ’60 trascinati in una dimensione sintetica. Per il chitarrista Conor Curley l’obbiettivo era di allontanarsi dai punti di riferimento della band: “Ero alla ricerca di qualcosa che puntasse al futuro.” Il disco è stato prodotto con James Ford tra Londra, l’entroterra Inglese e Palermo, dove Grian Chatten ha registrato le voci in una cabina improvvisata costruita con materassi e cuscini.

