Gianni Morandi si racconta: «Nessuno credeva potessi cantare “C’era un ragazzo”»
Siamo andati a San Lazzaro di Savena, a casa del cantante: il racconto della giornata tra ricordi del passato, amicizie e rapporto con i social
Gianni Morandi racconta il tour, foto: ufficio stampa
Gianni Morandi in tour non ha niente da invidiare al ragazzo che “andava a cento all’ora”, nonostante gli anni esibiti con orgoglio. «Riempire i palazzetti a 81 anni è incredibile eh? Ancora non mi capacito come sia possibile!», spiega lui all’inizio di una conferenza stampa molto informale, organizzata nella sua casa a San Lazzaro di Savena. Vicino a Bologna, proprio come Monghidoro, il paese dove è cresciuto e che dà come al nuovo brano, appena uscito, scritto per lui da Jovanotti. Una dimora nel verde e tra gli alberi secolari, accogliente e curata, senza mai cedere al lusso eccessivo.
Gianni Morandi e il tour di C’era un ragazzo
Gianni Morandi ha venduto in fretta quasi tutti i biglietti per le date del tour (organizzato da Trident) che partiranno il 15 aprile da Conegliano (Prealpi SanBiagio Arena), per arrivare a Milano il 17 aprile, all’Unipol Forum, e a Roma il 21 aprile, al Palazzo dello Sport. E li ha venduti, come spiega lui, «grazie quasi soltanto ai social» che da anni, conosce molto bene. «Certo, se parlo del mio lavoro la gente dopo un po’ si annoia, se invece pelo le patate, porto a casa centinaia di migliaia di like», spiega ridendo.
Il tour si chiama, non a caso, “C’era un ragazzo” ed è nato per festeggiare i 60 anni di quella canzone che per lui significò moltissimo. In primo luogo il fatto di poter parlare, anche Morandi come altri cantautori ritenuti più intellettuali, di fatti di cronaca politica. «Non ero ritenuto degno da chi mi circondava. Ma io ho voluto cantarla lo stesso e sono riuscito a convincere il mio autore e produttore (all’epoca contavano molto), Franco Migliacci, a farmela interpretare».
Gianni Morandi, la censura e il confronto con i cantautori
Gianni, è un fiume in piena, pronto a parlare degli aneddoti del passato, come di quelli più recenti. «Dovetti subire un episodio di censura perché quando la cantai al festival delle Rosee mi intimarono di non pronunciare la parola “Vietnam”. Invece, io alla fine, volli farlo così partì l’interrogazione parlamentare». E continua: «Durante una tournée in Russia mi diedero una medaglia per la pace, mi premiarono come cantante pacifista».
Anche in altri momenti, Gianni sentì il peso di questo confronto con i cantautori più politicizzati, come quando andò da Papa Francesco insieme a Francesco Guccini, che ridacchiando gli fece notare bonariamente come le sue fossero più “canzonette”.
Ma Gianni Morandi durante il tour vorrebbe parlare dal palco dell’attualità e racconta del suo lavoro con l’autore Federico Taddia. «Vorrei esprimermi, anche se non è semplice. Vorrei sottolineare soprattutto come sempre ci ritroviamo in mezzo alle due super-potenze, USA e URSS, e non riusciamo a compattarci come Europa».
Gianni Morandi e il successo tra luci e ombre
Quarant’anni di successi, enormi, ma anche inevitabili momenti bui, come quando a 36 anni la sua carriera musicale pareva proprio finita. «Non sapevo proprio come sarei andato avanti. Non avevo particolari problemi economici perché con le tournèe in Russia, Giappone, Canada e Australia avevo un po’ di risparmi ma il futuro mi spaventava lo stesso. Così decisi di iscrivermi al Conservatorio per studiare contrabbasso e. in quell’occasione, imparai anche a cantare davvero. Fu un periodo poi molto bello e molto proficuo».
E Gianni, poi, riflette sulle prime soddisfazioni. Quando sentì per la prima volta la sua voce “gracchiante” uscire dal juke box cantando Andavo a cento all’ora o quando si vide per la prima volta in tv, in “Alta Pressione” da Enzo Trapani.
Ma anche le prime terribili delusioni, come quando venne invitato, insieme ad altri artisti italiani, al Vigorelli, ad aprire il concerto di un gruppo straniero. Erano i Led Zeppelin. «Era il 4 luglio del 1971, non lo dimenticherò mai: ci tirarono addosso di tutto perché il pubblico aspettava solo loro e non voleva vedere gli italiani».
Il rapporto con gli artisti-amici da Dalla a Jovanotti
E poi Gianni racconta molto bene lo stretto rapporto d’amicizia con Lucio Dalla, Gino Paoli, Celentano. Di Dalla racconta quanto fosse sempre un fuoco incontenibile: «Una volta andò via la luce all’Europa Auditorium di Bologna, accese una candelina iniziò a simulare il clarinetto. Nel tour Dalla Morandi non fu semplice stargli vicino, se voleva fare qualcosa ti sovrastava. Due giorni prima che morisse eravamo insieme a vedere Bologna-Udinese, lo vedevo che non stava bene. Mi disse solo che era un po’ preoccupato per i dieci spettacoli che doveva fare in Europa».
E oggi naturalmente con Jovanotti, con cui poco prima che arrivassimo noi giornalisti era in videochiamata. «Se verrà alle mie date? Lui dice di sì ma mi pare che debba affrontare dei problemi molto più grandi dei miei, con quelle date che lo aspettano!». E il figlio Tredici Pietro restituirà l’ospitata a Sanremo? «Anche lui mi ha detto che verrà a Milano, ma chi lo sa!».
Prima di andare via, Morandi ci spiega come fare meglio le foto a mezzo busto da vicino. “Ragazzi, non va bene, la camera deve essere altezza occhi”. E con la foto di gruppo finale, con tenerezza infinita, dice: “Perfetto, è venuta bene anche Anna”. È proprio lo stesso ragazzo di 60 anni fa.
