James Blake: “Trying Times” è una carezza per anime ferite
Il settimo album del cantautore e produttore inglese, il primo pubblicato per la sua etichetta indipendente Good Boy Records, è il più personale e sincero della sua carriera
James Blake è un cantautore, musicista e produttore discografico che ha profondamente segnato il panorama pop e rap degli ultimi anni con le sue raffinate produzioni in bilico tra soul ed elettronica. Grazie alla sua capacità di mescolare i generi e di rendere accessibile l’elettronica sperimentale, Blake è diventato uno dei produttori e collaboratori più ricercati da superstar globali come Beyoncé, Kanye West, Kendrick Lamar, Travis Scott, Frank Ocean e Rosalía.
Dopo quindici anni trascorsi a prestare il proprio genio ai pesi massimi dell’industria e un decennio sotto l’influenza delle major, James Blake, in occasione del suo settimo album solista Trying Times, ha inaugurato la sua personale etichetta Good Boy Records. Questo passaggio all’indipendenza è una risposta diretta alle storture dell’economia dello streaming e alla disfunzione delle etichette che, secondo Blake, hanno troppo a lungo ridotto l’artista a un ingranaggio di macchine altrui.
Se il precedente Playing Robots Into Heaven del 2023 era una deviazione verso strutture minimaliste e robotiche da club, nel nuovo album Trying Times James Blake approda a una maturità che fonde il freddo minimalismo degli esordi dubstep con il calore dell’R&B e del doo-wop tradizionale. È il disco più intimo e personale di un cantautore che, finalmente libero da aspettative commerciali, decide di sedersi da solo alle tastiere per dare voce direttamente alla sua anima. Nell’album, Blake esplora la fine di un amore e la fragilità dell’esistenza con brutale onestà, mettendo le sue strutture musicali essenziali al servizio di testi quasi confessionali.
Le canzoni del disco
La prima metà del disco gioca su un equilibrio magistrale tra lo sperimentalismo sonoro e la forma canzone. Il brano che apre l’album, Walk Out Music, detta il tono dell’intero lavoro con la folgorante frase: “You’re not good to anyone dead”, che emerge tra drum machine e synth vorticosi. La solenne Death of Love, con il suo campionamento di Leonard Cohen e la metafora delle “api da fiori di plastica”, descrivono la fine di un rapporto con crudele lucidità.
Da brividi il secondo singolo I Had a Dream She Took My Hand, tra minimalismo elettronico e doo-wop, che campiona il brano It Was Only a Dream dei Thee Sinseers. Il testo esplora la tensione tra intimità e isolamento, descrivendo un sogno che sembra quasi un ricordo sfocato.
La title track Trying Times rappresenta il cuore emotivo dell’album, dove la vulnerabilità personale viene esposta con una semplicità disarmante. La produzione è volutamente spoglia e rarefatta, evitando eccessivi abbellimenti per lasciare spazio alla confessione: “I’m an eyesore / You’re a sight for sore eyes” (“Io sono un pugno nell’occhio / Tu sei una vista per gli occhi stanchi”).
Make Something Up è uno dei momenti più sofferti dell’album, sottolineato da chitarre di ispirazione grunge che si allontanano decisamente dal minimalismo elettronico del produttore. Didn’t Come to Argue è una ballata soul fumosa, in collaborazione con la cantante Monica Martin, che descrive due amanti orientati in direzioni opposte. Blake evoca l’immagine di se stesso bloccato come una farfalla dietro un vetro, ricordando con nostalgia i “voli” del passato.
Una carezza per anime ferite
In Days Go By, il produttore britannico trasforma un classico del grime (I Luv U di Dizzee Rascal) in una pulsazione urbana accelerata, inserendo una parentesi ballabile in un disco dai bpm mediamente bassi. L’altro brano uptempo dell’album è Rest of Your Life, in cui un campionamento di Dusty Springfield viene trasformato in un irresistibile pezzo house con sfumature psichedeliche.
Doesn’t Just Happen (feat. Dave) conferma il talento di Blake come produttore hip hop, in un brano claustrofobico e minaccioso. Il rapper inglese Dave mostra le sue doti di storytelling nelle liriche in cui racconta della sua ragazza che lo odia, di sessioni di terapia simili a quelle di Tony Soprano e di violenza di strada.
In Through the High Wire il cantautore fa una coraggiosa difesa del suo ex collaboratore Kanye West, sottolineando l’alienazione e la fragilità del personaggio pubblico sotto assedio mediatico. Just a Little Higher è il brano più politico di Trying Times, in cui James Blake, tra orchestrazioni celestiali, critica apertamente il sistema capitalistico e la “stupidità collettiva” alimentata dalla rete.
Trying Times non è solo l’album più personale e sincero dell’intera carriera di James Blake ma è anche una carezza per anime ferite, tanto più preziosa in tempi difficili e incerti come quelli che stiamo vivendo.
