Le KATSEYE fanno le cose in grande, anche in quattro
Da “Hootie Frutti” a “Gnarly”, il WILDWORLD Tour alterna coreografie serrate e momenti individuali. A lasciare il segno è soprattutto Lara Raj con “Unloveu”, il brano che ha co-scritto
@katseyeworld via Instagram
Il concerto delle KATSEYE a Dublino comincia fuori dalla 3Arena. Le file sembrano non finire mai e, percorrendole, si incontrano adolescenti, giovani adulti e genitori accanto a bambine e bambini vestiti come i membri del gruppo, con adesivi, segni distintivi e lightstick tra le mani. Nell’attesa qualcuno ripete una coreografia, chi gli sta intorno si unisce e poco dopo gli stessi movimenti ricominciano da capo. Prima ancora che si spengano le luci, il pubblico sembra già parte dello spettacolo.
Siamo stati alla data del primo settembre e abbiamo capito che non rappresentava soltanto l’apertura del WILDWORLD Tour, la prima tournée delle KATSEYE nelle arene per promuovere WILD, l’EP uscito il 14 agosto di quest’anno. Era d’altronde anche la prova più importante affrontata finora dal gruppo. Due membri, Manon e Sophia, sono entrambe in pausa per ragioni legate alla salute e al benessere personale: a sostenere lo spettacolo restano Daniela, Lara, Megan e Yoonchae. Quattro componenti al posto di sei, proprio nel momento in cui devono dimostrare di poter passare dalla viralità dei social al mondo reale.
Progettate per prendersi il palco
Prima dell’inizio del concerto, vengono proiettati i video musicali di quasi tutta la loro discografia. I fan cantano a squarciagola e con ogni canzone che passa la tensione aumenta. Poi il black out. Gli schermi si spengono per qualche attimo prima che venga proiettato un video in cui le ragazze entrano in uffici bui e distruggono apparecchiature elettroniche. Tra scintille e suoni di allarmi, i circuiti vanno in tilt e appaiono quattro sagome. Poi parte Hootie Frutti e inizia lo show.
Bastano le prime sequenze coreografiche per capire che la formazione ridotta non le costringerà a uno spettacolo in piccolo. Sono giovanissime, ma occupano lo spazio con una sicurezza che fa dimenticare quanto sia breve la loro carriera.
Chi ha seguito Pop Star Academy sa da dove arriva questa preparazione. La docuserie ha mostrato allenamenti, valutazioni e una selezione meticolosa, nella quale le capacità delle singole ragazze contavano quanto il modo in cui avrebbero potuto funzionare insieme. Le KATSEYE sono un progetto costruito a tavolino e non hanno mai avuto bisogno di nasconderlo: quel processo è diventato parte della loro storia, ancora prima delle canzoni, e oggi è la loro forza.
Una piattaforma rialzata, una breve passerella e un grande schermo costituiscono l’ossatura della scenografia. Il resto lo fanno le quattro componenti e il corpo di ballo, tra cambi di posizione serrati, pose ed espressioni che sembrano studiati per creare dipendenza. La coordinazione è così precisa da sembrare robotica, ma l’effetto non è freddo: è difficile distogliere lo sguardo da una coreografia per osservare ciò che succede sullo schermo.
I cambi d’abito e gli intermezzi video scandiscono i tre atti, mentre il centro dello spettacolo rimane quello che accade sul palco. Fino a Gnarly, che nel finale si allunga in una versione quasi rave e porta all’estremo l’energia annunciata all’inizio.
Quattro momenti per quattro identità
A ciascuna delle ragazze viene affidato un momento individuale: Daniela introduce Gabriela con un assolo di danza che esalta la componente latina del brano; Megan prende il controllo al termine di Pinky Up, trasformandone il finale in una parentesi techno; Yoonchae canta nella sua lingua durante Time Lapse e torna da sola al centro del palco prima di M.I.A..
È un modo efficace per ricordare che la precisione collettiva delle KATSEYE è il risultato di talenti molto diversi. Anche quando si muovono come un unico organismo, ognuna conserva una presenza riconoscibile.
Il vertice dello spettacolo arriva però con il segmento dedicato a Lara Raj. Seduta al pianoforte, interpreta Unloveu, che ha co-scritto: è la prima canzone pubblicata dalle KATSEYE a portare la firma di una componente del gruppo. Per buona parte dell’esibizione rimane sola e, senza una coreografia dietro cui ripararsi, mostra una voce e una presenza capaci di sostenere l’intera arena. In Pop Star Academy, poco prima del suo ingresso, Missy Paramo, allora responsabile del programma di formazione e sviluppo artistico, spiegava che al progetto serviva ancora «una vocalist capace di riempire gli stadi». A Dublino è difficile non pensare che l’abbiano trovata.

Lara possiede lo star power necessario per immaginare, un giorno, una carriera anche al di fuori del gruppo. Unloveu non indebolisce però l’identità collettiva: dimostra piuttosto quanto le KATSEYE possano diventare interessanti quando alle componenti viene concesso di intervenire non soltanto nell’esecuzione, ma anche nella scrittura della loro musica.
Un debutto che merita il bis
Non tutto funziona con la stessa intensità. Nei brani più convenzionali, come Animal, l’energia si abbassa e diventa evidente che una produzione spettacolare non può attribuire automaticamente personalità a ogni canzone. Anche gli intermezzi cinematografici risultano meno incisivi delle esibizioni e rallentano il concerto, finendo talvolta per funzionare soprattutto come raccordo tra una parte e l’altra.
Eppure, il passaggio da sei a quattro componenti non produce il vuoto che si poteva temere. Le formazioni sono state ripensate, le parti redistribuite e la presenza dei ballerini utilizzata per sostenere lo spazio senza nascondere le assenze. Manon e Sophia continuano inevitabilmente a mancare, ma lo spettacolo non sembra la versione incompleta di qualcosa: ha una struttura costruita appositamente per le ragazze che, in questo momento, possono portarlo sul palco.

Alla fine Gnarly si allunga, cambia forma e sembra rimandare ancora il momento dei saluti. È un eccesso che alle KATSEYE riesce bene: spingere un po’ più in là anche quando il concerto avrebbe già detto abbastanza. La misura di questo debutto sta anche qui: dopo tanto movimento, tanti cambi e tanti stimoli, viene ancora voglia di restare.

