Tinashe ha smesso di cercare il successo e ora tutti parlano di lei
Il suo ottavo album “Popstar” sta conquistando la critica e potrebbe diventare il miglior debutto della sua carriera. Ma quello che sembra un successo improvviso è stato costruito in anni trascorsi lontano dal centro dell’industria
@tinashenow via Instagram
Chiamare un album Popstar può sembrare una dichiarazione di intenti, una provocazione o persino una richiesta di riconoscimento. Nel caso di Tinashe è un po’ tutte e tre le cose. Per oltre dieci anni ha avuto il repertorio, la presenza scenica e le capacità necessarie per occupare uno spazio nel pop, senza mai ricevere il riconoscimento del grande pubblico. Ora, quando sembrava aver smesso di aspettare quell’investitura, qualcosa sta cambiando.
Pubblicato il 25 settembre, Popstar è in corsa per il miglior debutto della sua carriera negli Stati Uniti. Secondo le proiezioni di Hits Daily Double, il disco potrebbe entrare intorno alla quindicesima posizione con 27mila unità equivalenti, di cui 15mila copie vendute. Numeri lontani da quelli delle superstar più grandi, ma particolarmente significativi per un’artista i cui ultimi progetti non erano entrati nella Billboard 200. E anche l’accoglienza della critica sta facendo la sua parte: Pitchfork gli ha assegnato un 9/10 e il riconoscimento di Best New Music, definendolo il «miglior album pop dell’anno».
Il successo di Tinashe non è arrivato dal nulla
La storia, però, non comincia questa settimana. Dopo l’esordio con Aquarius e il successo di 2 On nel 2014, Tinashe ha trascorso anni dentro una major senza riuscire a trovare un equilibrio tra le aspettative dell’etichetta e la propria identità. Nel 2019 ha lasciato RCA e ha scelto la strada indipendente, rinunciando almeno in parte alla possibilità di competere negli stessi spazi delle grandi popstar.
Da quel momento sono arrivati Songs for You, 333, BB/Ang3l e Quantum Baby: dischi spesso accolti bene dalla critica e sostenuti da un pubblico fedele, ma rimasti ai margini del mercato più ampio. Poi, nel 2024, Nasty – che ha anche ottenuto una nomination agli MTV VMAs – ha trasformato una frase diventata virale su TikTok nel suo primo ingresso da solista nella Billboard Hot 100 dai tempi di 2 On. Popstar, invece, distribuito da Nice Life e Atlantic insieme alla sua Tinashe Music, segna il suo primo album legato a una major dal 2018. Sarebbe facile leggerlo come il progetto con cui l’industria è tornata a salvarla, ma è accaduto quasi il contrario: la nuova struttura è arrivata dopo che Tinashe aveva già recuperato il controllo creativo e ricostruito da sola il proprio percorso.
Perché “Popstar” sta funzionando
Nelle sue sedici tracce, Popstar mette insieme pop, R&B, elettronica e musica da club senza trattarli come identità separate. Produzioni di Arca, Machinedrum e Kingdom convivono con ritornelli che restano in testa e riferimenti al pop degli anni Duemila. Brani come Nobody Wanna Dance Anymore e Crash Out potrebbero funzionare separatamente, ma il disco dà il meglio quando viene ascoltato come un racconto unitario sulla fama, sull’ambizione e sulla paura di essere sottovalutati.
Non si tratta soltanto di una lettura a posteriori. Poco prima dell’uscita, Tinashe aveva chiesto ai fan su X di ascoltare l’album rispettando l’ordine delle tracce, spiegando di aver lavorato attentamente allo storytelling, al percorso e alla sequenza del disco.
Di fronte all’accoglienza del disco, l’artista ha affidato ai social una lunga riflessione. Ha ricordato gli anni nei quali si è sentita incompresa, ignorata e trasformata nel bersaglio delle battute, fino ad arrivare a un punto in cui aveva smesso di cercare conferme nei premi, nei riconoscimenti e nel successo mainstream. Proprio per questo, sentirsi finalmente vista e ascoltata le sta permettendo, come ha scritto, di «guarire una parte enorme» di sé.
— TINASHE (@Tinashe) September 30, 2026

