“Oasis: Don’t Look Back in Anger”, un documentario salvifico, anzi “biblical”
Silvia Rossi, autrice e founder di Le Millennials, ha seguito per Billboard Italia l’anteprima del film al Festival del Cinema di Venezia: ecco cosa vedrete al cinema
Non aspettatevi che vi dica che vedere Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario sul trionfale tour di reunion della band di Manchester, vi riconcilierà con il vostro io adolescente interiore, perché è molto di più. È molto di più perché trascende le generazioni e va oltre la potenza della musica: si tratta di vita vissuta, amori nati e finiti, conforto, amicizie di sempre, salvezza. E perdono. È l’insieme di tutti gli sbagli, della complessità, della purezza, di tutte quelle emozioni che ti rendono vivo.
Chi vi scrive è evidente che non riuscirà a essere imparziale nel raccontarvi com’è alla fine Oasis: Don’t Look Back in Anger, perché sabato sera seduta in Sala Grande durante la proiezione ufficiale alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, alla presenza dei Fratelli Gallagher, mi sono emozionata così tanto da sentire nuovamente quel profondo impatto emotivo di quello che possiamo tranquillamente definire come un fenomenale momento culturale globale. Uno dei ritorni rock’n’roll più attesi dei nostri tempi.
L’inizio del documentario
Il documentario è ideato dallo sceneggiatore, produttore e regista Steven Knight (Peaky Blinders, A Thousand Blows), candidato ai BAFTA e agli Oscar, ed è diretto da Dylan Southern e Will Lovelace e inizia con un brevissimo riassunto di quello che gli Oasis sono stati dagli inizi degli anni ’90 fino al 28 agosto 2009, quando si sciolsero definitivamente dopo una furibonda litigata a Parigi. Fu annunciato che il concerto non si sarebbe tenuto e il resto del tour europeo venne cancellato. Liam e Noel non si parlarono per i successivi quindici anni. Ed ecco che poi ci aprono le porte alla sala prove.
Sono tutti presenti: Noel Gallagher, Paul “Bonehead” Arthurs, Gem Archer, Andy Bell, Joey Waronker, Christian Madden. Manca solo Liam. Che quando arriva – in quello che sembra essere un momento brevissimo – fa togliere, se non ricordo male, dei “fottuti” schermi e chiede se sono tutti pronti per iniziare le prove. E poi partono con il primo brano.
È lì che iniziamo a sentire le voci alternate dei fratelli raccontare di loro, dopo più o meno vent’anni dall’ultima intervista insieme. Liam rimane quella balorda testa dura a cui sembra non fregare nulla di tutto quello che sta succedendo, ovvero suonare di nuovo insieme a suo fratello e alla band, ed è qui che sentirete la prima massima da profeta: «Bisogna davvero tenerci tantissimo per fottersene altamente».

Il perdono
È un’arte che a Liam Gallagher riesce benissimo. Così come quella di dire esattamente le cose come stanno, comprese le emozioni. Ci racconta di rabbia, demoni e di come per risolvere quei demoni si sarebbe mangiato il microfono. Noel parla di attitudine e di rispetto, di come certe cose possano venire bene solo a Liam, invece. Come quel gesto di mettersi il tamburello in testa durante i live: se l’avesse fatto lui – dice – sarebbe risultato un coglione.
Liam continua esaltando le doti uniche di scrittura di Noel. Ammettendo di aver esagerato, di aver lasciato che tutto andasse in malora. Si parla di alcool, droghe e strafottenza. E poi c’è il perdono. Il perdono che Noel, di suo, non era mai riuscito a comprendere nella sua vita, in generale, non solo col fratello.
Il perdono è difficile da concepire, lo dice anche un reverendo di una chiesa di Manchester, facendo un sermone proprio su di loro. Avete ragione, tutta questa saggezza non ve la sareste aspettata dai fratelli Gallagher, ma vi assicuro che vi farà bene.
E poi c’è, perché c’è ed è giusto che ci sia, un po’ di nostalgia, che Liam dice di non considerare questo termine in modo negativo, come spesso alcuni fanno. Poiché tornare indietro a quello che è stato, nel bene e nel male, ti fa pensare a quello che sei oggi.

L’affetto del pubblico
Tutto questo bagaglio emotivo ve lo sbattono in faccia ferocemente tra una canzone e l’altra nelle varie tappe del tour. Si parte da Cardiff, dove Liam arriva venti minuti prima dell’inizio del live e Noel sul palco si rende conto di quanto avesse sottovalutato quello che stava succedendo. Hello, it’s good to be back.
Si va nella loro Manchester e si rende omaggio alla famosa Gallagher Hill di Heaton Park, dove i fan senza biglietto si sono riuniti per sentire il concerto. Some might say we will find a brighter day.
Si va in Irlanda, combattivi, come i veri irlandesi sanno essere, e come gli Oasis sono, perché c’è sangue irlandese che scorre nelle vene dei Gallagher. Corea, Brasile, Argentina sempre con loro, sempre più uniti, sempre più consapevoli – adesso sì – di quanta gioia questa reunion stesse portando nelle vite delle persone.
«Volevo raccontare la storia dei fratelli e della band e, cosa altrettanto importante, la storia dei fan le cui vite sono state toccate dalla loro musica e, a volte, cambiate per sempre. È anche la storia di come la musica e il cantautorato possano unire generazioni, culture, paesi e, in un’epoca di rancore e divisione, dare a tutti un motivo per sperare», dice l’ideatore Steven Knight. E vi assicuro che guardando il documentario rimarrete molto colpiti nel vedere coi vostri occhi quante generazioni riesce a coinvolgere la musica degli Oasis.

Oasis: Don’t Look Back in Anger al cinema
È qualcosa che vivrà per sempre. Come il ricordo di chi se n’è andato durante il tour sulle note di Live Forever, uno su tutti Gary “Mani” Mounfield, il bassista degli Stone Roses, band che ha ispirato e influenzato gli Oasis a tal punto che Liam, proprio dopo essere stato a un loro concerto nell’89, ha deciso di fondare la band nel 1991.
«Abbiamo la responsabilità di rimediare a tutto ciò che abbiamo lasciato andasse in malora». Va bene profeta Liam, va bene. Lo faremo, e se c’è da perdonare qualcuno lo perdoneremo, fossimo anche noi stessi quelli da perdonare. Because we need each other, we believe one another. Salvifico, riconciliante, epocale. Anzi biblical.
Oasis: Don’t Look Back in Anger sarà nelle sale cinematografiche italiane dal 10 settembre, prima di arrivare in streaming in esclusiva su Disney+.
Articolo di Silvia Rossi, autrice e founder di Le Millennials (@lasilviacherry @lemillennials)

