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Quando i Queen decisero di essere la prima rock band a fare un tour in Sudamerica

Un esclusivo estratto dal bel libro “Queen Uncovered” del fotografo Peter Hince, che per ben undici anni fu il capo roadie del leggendario gruppo

Autore Tommaso Toma
  • Il27 Aprile 2024
Quando i Queen decisero di essere la prima rock band a fare un tour in Sudamerica

I Queen (foto di Peter Hince)

Era il 1981 e, tra regimi militari in vigore, orde di pubblico senza biglietto e pieni di tequila ma anche la presenza di un giovanissimo Maradona e un’umanità mai vista prima, partì un incredibile tour dei Queen in Sudamerica. Nel libro Queen Uncovered, il capo roadie Peter Hince ci racconta un viaggio non solo musicale in quella parte di mondo, allora così poco abituata ad essere testimone diretta dalle gesta epiche del rock occidentale.

L’estratto che leggerete è solo una delle innumerevoli storie che trovate nel libro Queen Uncovered (ed. Il Castello). È un bellissimo volume pieno di foto inedite e divertente, grazie al flusso narrativo senza veli o censure di Hince, che aveva accesso in ogni angolo del palco ed era sempre in compagnia della band.

Hince non era certo un fotografo professionista, ma nel tempo era diventata una passione. A un certo punto divenne anche la sua carriera, dopo aver lasciato i Queen al termine del Magic Tour nel 1986. Ovviamente in quegli anni di gloria con i Queen, Hince era in una posizione privilegiata e impareggiabile e, grazie alla fiducia che la band riponeva in lui, riuscì a fare degli scatti unici ed esclusivi.

Piccola dritta per chi vive a Milano o è di passaggio ed è un grande fan della band del compianto Freddie Mercury: associate la lettura di questo volume con una visita alla mostra Queen Unseen alla Fondazione Luciana Matalon, sempre con le foto di Hince. Avete tempo fino al 5 maggio.

Queen Uncovered - copertina libro

L’estratto del libro Queen Uncovered

La fortuna arride agli audaci

Il Sudamerica era il luogo da cui proveniva roba buona, ma nessuno avrebbe seriamente preso in considerazione l’idea di andarci in tournée. All’epoca era considerata troppo instabile e pericolosa: rischiare avrebbe significato semplicemente gettare soldi al vento. Era più selvaggia del Wild West, piena di cowboy. O di gauchos.

Circolavano voci di band famose che avevano tentato di fare tour in Sudamerica, solo per vedere finire la loro attrezzatura sequestrata o rubata. Ricevere i pagamenti era una questione nebulosa per cui nessuno aveva una risposta diretta, a parte il solito “mañana”.

Così, con le dovute cautele, i Queen decisero di partire, al grido di “tutti per uno e uno per tutti!”. Spirito da pionieri. I Queen erano sempre pronti per nuove sfide, e questa arrivò al momento giusto, quando erano all’apice del successo, a inizio 1981. L’album The Game li aveva portati esattamente dove volevano essere. In quel momento uncensored prezioso e fugace era la band più famosa del pianeta.

I Queen hanno spianato la strada ad altri gruppi rock in Sudamerica

Il manager del tour Gerry Stickells fu determinante, non solo nelle trattative, ma anche nella supervisione dell’intera operazione e nell’effettiva realizzazione. Ma, paradossalmente, improvvisavamo strada facendo, via via che venue e date venivano cambiate o cancellate e venivano aggiunte date extra. Eravamo sulle spine.

Indubbiamente i Queen hanno spianato la strada ad altri gruppi rock in Sudamerica. La comunicazione, essenziale in tournée, era difficile. Barriere linguistiche, problemi culturali e persone che, semplicemente, mentivano spudoratamente.

Fu la tournée più ardua in assoluto. Dovevamo prenotare le telefonate per l’estero tramite il centralino dell’hotel, e spesso la linea non si liberava per un’ora o più. Aspettandosi problemi tecnici e di produzione, i Queen spedirono praticamente tutto il necessario per gli spettacoli. L’impianto luci, il sistema audio e le attrezzature giunsero per via aerea da Tokyo, mentre l’allestimento, le torri di alimentazione e il materiale elettrico arrivarono in container via mare. Ora ci serviva solo la corrente elettrica.

La sfida delle accordature

Suonare negli stadi all’aperto comportò una serie di nuove sfide, specie per le accordature. Tutte le chitarre e i sintetizzatori OBXa seguivano l’accordatura dello Steinway di Fred. Una volta accordato quello, facevo una lettura su un accordatore elettronico stroboscopico, e tutti gli altri accordatori usati da Brian, dal suo roadie, da John e da me venivano poi calibrati sulla stessa nota, la 440 Hz. A volte poteva essere un centesimo o due crescente o calante, altre volte azzeccato, ma tutti gli accordatori individuali erano stati impostati e calibrati insieme all’inizio del tour.

Caldo e umidità erano i problemi maggiori. Un pianoforte accordato nel caldo del pomeriggio non sarebbe rimasto tale a mezzanotte: il calo della temperatura rendeva alcune corde crescenti, l’umidità calanti. Così, l’accordatura avveniva prima del soundcheck e poi di nuovo subito prima del concerto. Stessa cosa per le chitarre: accordavo tutte quelle di John e Fred sul palco.

Il duro lavoro era ricompensato nel vedere i Queen suonare davanti a folle smisurate che battevano ogni record mondiale di pubblico a pagamento.

Maradona: anche lui tra i fan

La risposta dei fan era fenomenale. L’energia che trasmettevano era palpabile dal palco, e i Queen la sfruttarono per fare alcuni tra i migliori show della loro carriera. Il tour iniziò a Buenos Aires, Argentina. Gli stadi di calcio in cui suonavamo erano impressionanti, e ristrutturati di recente per la Coppa del Mondo del 1978.

Durante uno spettacolo a Buenos Aires, un giovane calciatore dai capelli ricci salì sul palco, ricevendo l’entusiastica risposta del pubblico: era Diego Armando Maradona, già un eroe in Argentina. Aveva fatto il suo debutto internazionale a 16 anni, ma all’epoca non era molto noto in Europa. Le altre città in cui suonammo in Argentina furono Mar Del Plata e Rosario, con un trionfale ritorno a Buenos Aires.

Il Brasile seguì l’Argentina con molte date “TBA”: “To Be Advised / Arranged’ – da valutare/organizzare”, anche se si trattava più di “da evitare”, dato che i piani cambiavano regolarmente. Inizialmente la band avrebbe dovuto suonare a Rio, ma lo stadio Maracanà era riservato unicamente alla santa trinità – il Papa, Frank Sinatra e il calcio – quindi lo spettacolo non ci fu.

Belo Horizonte venne cancellato per ragioni che non ricordo, così i concerti furono solo due, allo stadio Morumbi di San Paolo. Si trattò comunque di 251.000 persone, un record mondiale di presenze, per un pubblico pagante. I due tour del 1981 davanti a un pubblico in visibilio diedero ai Queen un’incredibile euforia.

Il tour fu poi esteso a Venezuela e Messico. Ma fu probabilmente il punto più deludente del tour, in particolare in Messico, dove tifosi senza biglietto e pieni di tequila presero d’assalto i cancelli e fecero irruzione nello stadio nelle prime ore della giornata.

Durante il primo show il palco fu preso d’assalto con bottiglie, batterie e persino scarpe, tutto in nome dell’apprezzamento, a quanto pare. Durante il secondo show i fan furono perquisiti e vennero rimosse le batterie dai registratori, per poi essere vendute all’interno dello stadio, in un banco allestito dalla sicurezza! Decidemmo di non fare il terzo spettacolo, e il giorno precedente fuggimmo con una perdita in dollari a sette cifre.

Come troupe eravamo scaltri e temprati, ma in Sudamerica i pericoli non erano sempre evidenti, seppure decisamente reali. Fortunatamente, grazie al nostro status godevamo di una certa di protezione, nonostante fossimo in Paesi con regimi militari, posti dove le persone sparivano per essersi opposte all’autorità. Non ho dubbi sul fatto che il permesso di suonare in Argentina nel 1981 dipese dall’allora candidato presidente Viola al fine di ingraziarsi l’elettorato giovanile. Dopo il tour dei Queen divenne presidente, ma alla fine di quell’anno fu estromesso.

Le differenze tra il pubblico argentino, messicano e brasiliano

Il pubblico argentino e brasiliano era caloroso ed emotivo. In Messico era volatile e venale, e la corruzione arrivava a livelli mai visti. I Queen tornarono in Brasile, suonando finalmente a Rio de Janeiro nel gennaio 1985, come gruppo principale dei due sabati sera all’enorme festival Rock in Rio. Nel frattempo le strutture e l’organizzazione erano migliorate notevolmente e i due spettacoli, su un palco molto ampio, si svolsero senza intoppi.

Di norma agli spettacoli dei Queen avevano accesso al palco solo la troupe o in rare eccezioni qualche VIP, mentre le mogli dei membri e gli ospiti speciali potevano guardare da dietro le quinte. A Rio, a causa del numero di performance e della copertura mediatica, c’erano diverse persone nell’oscurità delle quinte, tenute a bada dalla sicurezza.

Una figura si avvicinò alla mia area e si appoggiò al flight case dei miei strumenti per avere una visuale migliore. Ero sul punto di dirne quattro a quell’uomo di mezza età, ma quando lo vidi in volto decisi di non farlo. Era il latitante della grande rapina al treno Ronnie Biggs, che viveva in esilio a Rio.

Le foto di Peter Hince dal libro sui Queen

Qui di seguito, una selezione di foto tratte dal libro Queen Uncovered.

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Una festa all’aperto a scopo promozionale organizzata dalla casa discografica nei giardini dell’Hotel Eden Au Lac sul lungolago, a Montreux (Svizzera). Attorno al tavolo costellato di bicchieri di vino si vedono: Roger, Chrissy May, l’addetto alle pubbliche relazioni Tony Brainsby, Brian, il produttore Roy Thomas-Baker e Mary Austin
9_Stadio_puebla_Messico - Queen Uncovered - libro
Stadio di Puebla, Messico, 1981, poco dopo che la folla aveva sfondato i cancelli dello stadio e si era riversata all’interno
10_ambulanza_puebla_Messico - Queen Uncovered - libro
Stadio di Puebla, Messico, 1981, Roger esce dall’ambulanza utilizzata dalla band per accedere allo stadio senza farsi notare. Fuori c’era il caos
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Dietro le quinte del video di Somebody to Love, girato nei Wessex Studios di Highbury, Londra, durante la registrazione di A Day at the Races
HincePeter_HD
Peter Hince, autore del libro Queen Uncovered
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