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La vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo è un passo indietro per il festival

Non è colpa del cantante che è sincero e professionale. Ma che immagine diamo nel mondo della musica italiana? Quella che all’estero hanno sempre avuto

  • Il2 Marzo 2026
La vittoria di Sal Da Vinci a Sanremo è un passo indietro per il festival

Sal Da Vinci a Sanremo, foto di: Maria Laura Antonelli/AGF

Per sempre sì di Sal da Vinci che ha vinto Sanremo è una hit dal primo ascolto. Ti rimane subito in testa e ti fa venire voglia di cantarla a squarciagola, con ironia o meno, come fosse Maledetta Primavera. C’è anche la perfetta coreografia per TikTok fin dall’inizio. Tra gli autori ci sono anche il talentuoso Alessandro La Cava e, l’unica autrice donna veramente rilevante in Italia, Federica Abbate. Ma il fatto che abbia vinto il festival di Sanremo non è un passo avanti per il festival, anzi: è una bella retromarcia.

Il problema non è assolutamente, poi, il cantante. Sal Da Vinci ha una bella voce, un’innegabile professionalità e una storia di riscatto che è giusto portare all’attenzione del pubblico. Un’immagine pulita, sincera, che crea empatia. Ma che idea diamo di noi nel mondo con questa vittoria? Che cosa porteremo all’Eurovision? Ancora una volta, un’idea dell’Italia legata solo alle tradizioni. L’idea, nel 2026, che il momento più importante nella vita di una persona sia quello del matrimonio.

Ci sono stati tanti artisti più giovani in questi anni che avevano regalato una fotografia più aggiornata di Napoli. A partire da Geolier, con cui Sal Da Vinci ha voluto condividere idealmente il premio (sempre con generosità). Ma anche Liberato, che in Europa si sta facendo conoscere parecchio, o Luchè, che comunque a Sanremo c’era e nella storia del rap italiano rilevante c’è fin dall’inizio. E poi i Nu Genea, MV Killa e tutti i rapper della SLF.

Sarebbe cambiato qualcosa se avessero vinto il secondo e la terza classificata? Se avesse vinto un rapper molto giovane di origine tunisine con un flow stupendo che suona la tromba? O un’artista che ha performato molto bene, con un sound bello fresco e un testo divertente?

Forse sì. In un festival che è stato uno spettacolo molto noioso, dove l’importante era non creare polemiche (soprattutto politiche), questa pare la degna conclusione. C’erano alcuni brani davvero notevoli, oltre ai due già citati sul podio: quelli di nayt, Tredici Pietro, Fulminacci (che per fortuna ha vinto il Premio della Critica Mia Martini), di Chiello (ingiustamente al 25 posto), ad esempio. Ma poi molti altri artisti sembravano essere usciti da un festival di Sanremo degli anni ‘90.

Di chi è la colpa? Non solo di Carlo Conti, anche per la scarsa presenza delle artiste donne. È vero che molte non sono volute andare e molte non hanno presentato nemmeno il loro brano. E non certo di Sal da Vinci. Ma un po’ di tutti. Anche di quei giornalisti in Sala Stampa che, per non passare per snob, come accadde nell’anno di Geolier, hanno votato per Sal.

Ora tocca a Stefano De Martino, sperando che sia affiancato al meglio per la scelta artistica. Si parla di Fabrizio Ferraguzzo e di Enrico Melozzi. E ci auguriamo con tutto il cuore che ci sia anche Elisa: cantautrice, musicista, produttrice, dal gusto indiscutibile. Almeno sarebbe la seconda donna nel team della direzione artistica dal 1991, quando ci fu Carla Vistarini.

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