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Sanremo 2026, i primi ascolti: tra ritorno agli anni ‘90 e qualche chicca dei giorni nostri

Come ogni anno, abbiamo ascoltato in anteprima i 30 brani in gara al Festival: ecco quali sono i pezzi che ci hanno convinto e quelli che invece non ci sono piaciuti

  • Il26 Gennaio 2026
Sanremo 2026, i primi ascolti: tra ritorno agli anni ‘90 e qualche chicca dei giorni nostri

Gli artisti di Sanremo 2026

E allora come suonano i pezzi di Sanremo 2026? Come saranno le pagelle dopo i primi ascolti dei giornalisti? Come ogni anno ci siamo ritrovati con un bel po’ di colleghi per gli ascolti in anteprima insieme a Carlo Conti negli studi Rai di corso Sempione. Per molti dei brani in gara sembra di essere tornati ai festival degli anni ‘90 e primi 2000, non soltanto per quegli artisti che vi avevano partecipato come Raf, Patty Pravo, Francesco Renga ma anche per altri giovanissimi che hanno scelto quella linea come Eddie Brock, Leo Gassman o Enrico Nigiotti.

In questo “bouquet variopinto di fiori diversi”, come li ha definiti Carlo Conti, “dove trova spazio il country, il rap, il rock e il latin” (tutto vero), ecco quali sono i pezzi che ci hanno convinto e quelli che invece non ci sono piaciuti. Ovviamente, sempre e soltanto dopo un primo ascolto e senza vedere la performance sul palco.

Le pagelle dei brani di Sanremo 2026

  • Arisa – “Magica favola” Galeffi, Carlo Frigerio, Fabio Dalè, Giuseppe Anastasi, Rosalba Pippa (Arisa) Prodotta dai Mamakass

Arisa porta un pezzo autobiografico, scritto insieme al suo ex che ben la conosce, Giuseppe Anastasi, dove racconta la sua storia e ha un unico desiderio: “A 40 anni voglio ritrovare un po’ di pace” e tornare tra le braccia della sua mamma. Lo auguriamo anche noi alla sua anima tormentata: speriamo che trovi un po’ di serenità. Il pezzo è una bella ballad dove soprattutto viene messa in risalto la sua voce di cristallo che ha ben pochi eguali in Italia, forse il ritornello è eccessivamente in stile Disney.

  • Bambole di pezza – “Resta con me” Andrea Spigaroli, Caterina Alessandra Dolci, Daniela Piccirillo, Federica Rossi, Francesco Tarducci (Nesli), Lisa Cerri, Martina Ungarelli, Simone Borrelli

Un pezzo onesto, nell’accezione migliore del termine. Un pop rock che rimane in testa, è molto piacevole e farà conoscere le Bambole al grande pubblico, dopo anni e anni (soprattutto delle due fondatrici, Morgana e Dani) della cosiddetta gavetta sui palchi. La nota positiva è che la quota più rock del festival la porti proprio una band femminile.

  • Chiello – “Ti penso sempre” Rocco Modello (Chiello)- vTommaso Ottomano Musica: Fausto Cigarini – Saverio Cigarini – Matteo Pigoni – Tommaso Ottomano

Sicuramente uno dei pezzi più belli, che ricorda quel capolavoro del primo album di Rocco Modello, ovvero Chiello, Oceano Paradiso, ma senza i testi così oscuri che potrebbero spaventare una platea che non lo conosce. Questa è una versione dei suoi brani più edulcorata dove comunque si sente la voce roca e sofferta di un artista che ha tantissime cose dentro di sé da raccontare. La musica leggermente rockeggiante ricorda addirittura un po’ gli Strokes.

  • Dargen D’Amico – “Al Al” Edwyn Roberts, Gianluigi Fazio, Jacopo D’Amico (Dargen D’Amico)

Dargen non torna mai a caso e sul palco di Sanremo vuole sempre portare un messaggio sui tempi che corrono con la sua penna acuta. Il ritmo è sempre uptempo, caso mai se uno non si soffermasse troppo sul significato delle parole di sicuro lo può ballare mentre fa aquagym. Ora ci parla di intelligenza artificiale ma non la demonizza di sicuro: quel che fa è piuttosto spronarci e metterci in guardia dal non demandare tutto a lei, cercando di mantenere i compiti che spettano a noi per non lasciarci mangiare. Unica pecca: il testo non è così immediato.

  • Ditonellapiaga – “Che fastidio” Margherita Carducci (Ditonellapiaga)

Una bella base elettronica e una bella costruzione, è uno dei pezzi più freschi e divertenti. Dito fa un elenco di tutte le cose che le danno fastidio: la moda di milano, lo snob romano, il sogno americano: come darle torto? Diciamo che l’unico difetto è che non brilla per originalità perché da Il cielo è sempre più blu fino ad Alfonso di Levante, di racconti di chi non si trova bene alle feste della vita in salsa dance ne abbiamo sentiti tanti, però davvero chapeau.

  • Eddie Brock – “Avvoltoi” Edoardo Iaschi (Eddie Brock), V. Leone Prodotta da Vince Lion

Un tempo l’avremmo definito un pezzo da Sanremo classico. Una classica ballad romantica, con chitarre molto anni ‘80, come in fondo ci si poteva aspettare dall’autore di Non è mica te, uno dei nomi meno conosciuti dell’elenco degli artisti in gara. Nel ritornello si alzano i toni come avrebbero potuto fare (ma meglio) Blanco e Irama. Insomma, il pezzo non spicca per originalità, potreste apprezzarlo solo se avete nostalgia di quei vecchi festival. Un frammento di testo recita: “È inutile che perdi il tempo consumandoti gli occhi così belli”. Sul serio.

  • Elettra Lamborghini – “Voilà” Andrea Bonomo, Edwyn Roberts, Pietro Celona

Chi si aspetta un brano come Musica (e il resto scompare) rimarrà deluso, e chi già non ama Elettra non si lascerà conquistare di certo. Il pezzo parte anche bene ma c’è troppa confusione nel ritornello e in generale nel brano. Probabilmente lo sentiremo ovunque ma diciamo che la Carrà non si meritava un omaggio del genere.

  • Enrico Nigiotti – “Ogni volta che non so volare” Enrico Nigiotti, Fabiano Pagnozzi, Luigi De Crescenzo (Pacifico)

Una ballad romantica, quasi una ninna nanna dolce al pianoforte che infatti fa un po’ sbadigliare. Giusta per Sanremo, ma si disperde senza lasciare una traccia significativa tra le tutte le canzoni in gara. Giusto per capire: “Prima di volare, i mostri che c’ho dentro, che mi fanno cadere”.

  • Ermal Meta – “Stella stellina” Dario Faini (Dardust), Ermal Meta, Gianni Pollex

Noi giornalisti ci lamentiamo che gli artisti non si esprimano abbastanza sulle questioni di guerra e di attualità ma poi quando lo fanno, rimaniamo un po’ perplessi. Ermal parla della guerra a Gaza, raccontando il punto di vista di un uomo, probabilmente un soldato, che ritrova una bambola e si rivolge a una bambina che non c’è più. È vero che il conflitto che ha colpito di più tutti nel 2025 e che Ermal ha sempre parlato di temi sociali ma il tutto sembra troppo semplicistico e citofonato. Nella produzione, curata da Dardust, si mescolano suoni mediorientali che però creano più un effetto zigano alla Gipsy King piuttosto che un tappeto sonoro ricco di fascino. Bisogna ammettere però che non è la classica ballad che ci si poteva aspettare.

  • Fedez & Marco Masini – “Male necessario” Alessandro La Cava, Antonio Iammarino, Federica Abbate, Federico Leonardo Lucia (Fedez), Marco Masini, Nicola Lazzarin (Cripo)

Un pezzo ben costruito, dove i due protagonisti se la giocano con convinzione portando il loro meglio. Potrebbe vincere? Sì. Se vi piace la voce ruvida di Masini e in fondo, se vi piace Fedez, che sappiamo essere molto di più che un rapper in gara. Lui ci butta lì una barra bella furbetta: “La gente pudica giudica/ che brutta gente che frequenta Fedez/ Ma ci si dimentica sempre che Giuda/ se la faceva con gente per bene. E anche un bel po’ di pathos: “Si impara che i nostri errori non stanno solo sotto il letto”. E ancora: “Resto solo con me”. Il Battito dell’anno scorso, però, era arrivato più sincero.

  • Francesco Renga – “Il meglio di me” Antonio Caputo (Kaput), Francesco Renga, Mattia Davi (Mizar), Simone Reo, Steve Tarta, Davide Sartore Prodotta da Steve Tarta

Un pezzo classico e onesto di Francesco Renga, uno dei migliori degli ultimi portati in gara al festival, con un testo dove riflette sulla sua crescita personale. Però finisce un po’ nel mare magnum dei brani un po’ vecchio stile in gara e non si distingue in modo particolare. Diciamo che l’inizio del pezzo ci illude che si distingua maggiormente ma poi il ritornello ci riporta agli schemi più classici.

  • Fulminacci – “Stupida sfortuna” Filippo Uttinacci (Fulminacci)

Un pezzo ben costruito, leggero, piacevole e poco scontato. Giusto per il palco di Sanremo senza essere taylor made. Speriamo sia la volta che Fulminacci, che ha già il suo nutrito seguito di fan, si faccia conoscere davvero da tutti. Che gli spetti lo stesso destino di Lucio Corsi l’anno scorso? Noi ce lo auguriamo.

  • J-Ax – “Italia Starter Pack” Alessandro Aleotti (J-Ax), Andrea Bonomo, Lorenzo Buso Prodotto da Edlin – Renzo Stone

J-Ax in versione Jonnhy Cash vi suona strano? Detto così anche a noi, eppure… Lui lo aveva fatto un po’ intuire presentandosi con il cappello a falde larghe a Sarà Sanremo a dicembre e oggi ne abbiamo avuto la conferma: Italia Starter Pack è un allegro pezzo country e ha anche tutte le carte in regola per funzionare. Come un tempo gli Articolo 31 utilizzarono il funky e conquistarono il mondo, J-Ax – da solo – potrebbe pure conquistare le radio con questo pezzo dedicato appunto agli italiani e anche un po’ agli americani che si avvicinano al nostro Bel Paese. Con dose QB di ironia: “Qui per campare serve, un po’ di culo sempre/ è vietato ma fa niente, ti passo la canna del gas”

  • LDA & Aka 7even – “Poesie clandestine” Luca D’Alessio (LDA), Luca Marzano (Aka 7even). Alessandro Caiazza, Vito Petrozzino, Riccardo Romito, Francesco D’Alessio

Ecco dove è finita la tarantella di Serena Brancale dell’anno scorso: nel pezzo di LDA e AKA7even! Questo pezzo, che parte in salsa latin, ricorda un po’ troppo Anema e Core però pare meno incisiva e sicuramente non è molto originale. Diciamo non un omaggio indimenticabile alla città partenopea.

  • Leo Gassmann – “Naturale” Alessandro Casali, Francesco Savini, Leo Gassmann, Mattia Davi (Mizar) Prodotta da Sventura

Un pezzo troppo classico e sanremese per un giovane artista che potrebbe portare un po’ più di freschezza. Anche la musica è perfettamente in stile anni ‘90. E poi il testo: “ci siamo trovati, lasciati, poi ritrovati con altri”: anche basta.

  • Levante – “Sei tu” Claudia Lagona (Levante)

Levante scrive un pezzo costruito su più livelli, non semplicissimo e non in cerca di consensi facili, il che è una cosa decisamente positiva. Forse non è nemmeno semplice che arrivi a un primo ascolto ma molto dipenderà dalla perfomance. Molto delicate le note al pianoforte.

  • Luchè – “Labirinto” Davide Petrella, Luca Imprudente (Luchè), Stefano Tognini (Zef) Prodotta da Zef

Uno dei rapper italiani che risulta più credibile con un testo d’amore sofferto non può che essere Luchè. Per questo va – per la prima volta – su un palco che non è esattamente il suo, ma risulta credibile senza snaturarsi. Bello sentire la sua voce roca tra quelle in gara ed è ottima la produzione di Zef. Uno dei migliori.

  • Malika Ayane – “Animali notturni” Malika Ayane, Edwyn Roberts, Stefano Marletta, Luca Faraone, Federico Mercuri (Merk), Giordano Cremona (Kremont) Prodotta da Merk & Kremont

Malika cerca una svolta e sceglie un’elettronica raffinata vicina al french touch, ma che assomiglia anche a quella dei Nu Genea, che le si adatta perfettamente. Il brano è una boccata d’aria fresca, Malika è brava – in genere – nella performance e potrebbe davvero funzionare bene.

  • Mara Sattei – “Le cose che non sai di me” Sara Mattei (Mara Sattei), Davide Sattei (thasup), Enrico Brun, Alessandro Donadei

È come se con questo pezzo, Mara ovvero Sara sia riuscita a trovare veramente se stessa, come se dicesse davvero tutto ciò che “non sapevamo di lei”. È un ottimo brano, uno dei migliori, perfetto per il palco di Sanremo ma non solo. Il ritornello rimane in testa e le darà modo di far sentire la sua voce. D’ora in avanti non ci sarà più solo “non piove più” (Altalene comunque era un pezzo stupendo).

  • Maria Antonietta & Colombre – “La felicità e basta” Giovanni Imparato (Colombre), Letizia Cesarini (Maria Antonietta), Francesco Catitti Prodotta da Katoo

Colombre e Maria Antonietta vanno a Sanremo e fanno loro stessi, senza cambiare qualcosa della formula speciale di loro due insieme (come duo e come coppia). Il pezzo è uno dei più riusciti: leggero con raffinatezza e potrebbe quasi prendere la quota di Colapesce & Dimartino ai tempi di Musica Leggerissima. Il messaggio è semplice: in questa epoca di performance e aspettative “facciamo insieme una rapina, baby”. In pratica: riprendiamoci la felicità.

  • Michele Bravi – “Prima o poi” Michele Bravi, Rondine, Gianmarco Grande Prodotto da GRND

Sicuramente l’obiettivo è di portare una costruzione particolare del brano ma il risultato è un po’ confuso e caotico. Il testo non incide in modo particolare: “E ti vorrei citofonare ma non so più il tuo nome/ a forza di chiamarti amore”. Non per l’originalità, di sicuro.

  • Nayt – “Prima che” Stefano Tognini (Zef), William Mezzanotte (Nayt) Prodotta da Zef

Nayt va a Sanremo a fare totalmente se stesso, senza compromessi e senza cercare di rendere i suoi testi orecchiabili per piacere a tutti. Va con un testo piuttosto oscuro, dove probabilmente ci vuole dire che prima di qualsiasi cosa bisogna capire chi si è, con una classica produzione di Zef. Chissà se piacerà alle mamme che girano su RAI1 per sbaglio e non hanno mai sentito parlare del rapper romano dai testi così profondi e capaci di arrivare ai più giovani. Forse no. Ma non pare un problema per lui e a noi questo piace molto. Il rapper chiude in un modo molto poetico e molto suo: “Come vorrei che tu vedessi… me”.

  • Patty Pravo – “Opera” Giovanni Caccamo

Sulla divina Patty non si dovrebbe scrivere niente di male per legge. Però semplicemente, a un primo ascolto, non è un ritorno che le rende giustizia. Certamente dal vivo saprà interpretarla al meglio ma pare però un pezzo troppo classico. Lei canta: “Cantami ancora il presente nella vanità”. Ma non lo fa tantissimo con un testo del genere.

  • Raf – “Ora e per sempre” Raffaele Riefoli (Raf), Samuele Riefoli

Raf è una colonna portante degli anni ‘80 e ‘90 e se torna con un pezzo che ricorda i festival di Sanremo di quegli anni è anche giusto così. In particolare, però, ricorda La mia storia tra le dita” di Gianluca Grignani, a volte in maniera fin troppo palese: e tu per mano hai preso la mia vita”. Racconta l’evoluzione dell’amore con sua moglie dopo tanti anni. Forse non sarà incisivo ma è un ritorno che scatena ricordi per chi non è della Gen Alfa e neanche della Zeta.

  • Sal Da Vinci – “Per sempre sì” Sal Da Vinci, Francesco Da Vinci, Alessandro La Cava, Eugenio Maimone, Federica Abbate, Federico Mercuri (Kremont), Giordano Cremona (Merk) Prodotta da Merk & Kremont

Ok, dai siamo a Il Boss delle Cerimonie? Se il fine di diventare una hit giustifica i mezzi di arrivarci con un pezzo così kitsch, tutto può davvero succedere, nonostante sia prodotto da Merk & Kremont .Speriamo che rimanga nelle playlist dei grossi grassi matrimoni italianissimi, ma purtroppo non sarà così.

  • Samurai Jay – “Ossessione” Gennaro Amatore (Samurai Jay)

Mi sa che sarà un po’ l’ossessione che non ci leviamo dalla testa e dalla radio fino almeno ad ottobre 2026. Lo scopo (o almeno: il risultato) del rapper napoletano è portare un po’ di sapore latino con questo ritmo merenguetone, ovvero merengue e reggatone, un po’ sullo stile di Fred De Palma nel 2024 e un po’ sulla scia del suo tormentone estivo Halo. Tutte le ossessioni, però, ci lasciano sempre un po’ di disagio.

  • Sayf – “Tu mi piaci tanto” Adam Viacava (Sayf), Giorgio De Lauri (Jiz), Luca Di Blasi (DIBLA). Prodotto da Jiz e DIBLA

Questo di Sayf è sicuramente uno dei pezzi migliori del festival perché lui senza dubbio “ci piace tanto”. Ci piace il suo flow, il suo modo di essere artista e di esprimersi, le sue produzioni e i suoi esperimenti col jazz. Qui, il rapper ligure di origini tunisine sceglie di giocarsela fino in fondo, con una musica che ricorda i giochi sonori di Vinicio Capossela o certa chanson francese. Cerca di farsi conoscere davvero da un pubblico più ampio e non si snatura eccessivamente con questo pezzo. Il ritornello è killer: ti resta appiccicato ma forse le parole potevano essere più originali. Perché il resto del testo è decisamente più interessante: “Ho fatto una canzonetta, spero che non vi spaventi”.

  • Serena Brancale – “Qui con me” Alfredo Bruno (Fiat131), Carlo Avarello, Fabio Barnaba, Noemi Bruno, Salvatore Mineo (Principe), Serena Brancale, Flavio Barnaba

Serena Brancale decide di presentarsi con un pezzo completamente diverso da quello del Sanremo precedente e dal Baccalà con cui è diventata famosa al grande pubblico. Fa bene perché è un’artista a tutto tondo e grande performer. Parte con una intro classica e parla di un tema delicato e personale come quello della mancanza di una persona cara, probabilmente la mamma. Però ad ascoltarlo, così, su disco il brano non colpisce e non emoziona, perché a prevalere è senza dubbio l’enfasi. Tutto dipenderà dalla sua interpretazione sul palco. Rimaniamo fiduciosi.

  • Tommaso Paradiso – “I romantici” Davide Petrella, Davide Simonetta, Tommaso Paradiso

Qua ci sono 3 autori killer messi insieme: Paradiso, Petrella e Simonetta e potrebbero portare a casa un risultato davvero importante. Paradiso è in stato di grazia come non gli capitava da tempo, tira fuori quel lato romantico (giustappunto) e piacione che potrebbe risvegliare i numerosi fan soprattutto dei TheGiornalisti. In fondo è uno dei nomi più conosciuti in gara a Sanremo. Podio?

  • Tredici Pietro – “Uomo che cade” Antonio Di Martino (Dimartino), Marco Spaggiari, Pietro Morandi (Tredici Pietro)

Probabilmente il pezzo più bello di tutti quelli in gara, scritto da Pietro e Dimartino, per la costruzione musicale, non banale, incisiva e il suo sapore cinematografico da colonna sonora. Anche il testo non è per niente scontato, dove si invita a viversi il momento e a non pensare eccessivamente al futuro. Probabilmente Pietro, grazie al palco sanremese, si farà davvero conoscere a tutti. E noi ce lo auguriamo. “Chiudimi la porta in faccia, se rivedermi piangere un po’ ti rilassa”

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