X Factor 2026 prende la strada del pop: il secondo bootcamp
Tra personaggi in cerca di giudice, gli X passi di Paola Iezzi, Jake La Furia e Irama, ecco cos’è accaduto nella penultima fase di selezioni
Le Distanze, foto di Virginia Bettoja
Pensando alle ultime edizioni di X Factor, ai finalisti e alle vincitrici, si può dire che con i generi si è cercato di uscire dai consueti confini. Lo scorso anno rob ha portato in alto la bandiera del pop-punk, nel 2024 Mimì il soul e l’R&B, senza contare l’alt jazz poppeggiante de I Patagarri. Per certi versi era stato un cambio di tendenza per il programma. Dopo queste prime fasi di selezione, in particolare dopo il secondo bootcamp di ieri sera, il programma sembra tornato ai “ripari”. Ad eccezione di qualche band davvero promettente, si va verso un’edizione sempre più pop.
Basta guardare gli X pass spesi dai giudici in questi bootcamp di X Factor 2026. Dopo la bella voce di Giacomo Calò, premiata da Francesco Gabbani, anche il resto del tavolo si è allineato. Paola Iezzi ha scelto Camilla Guerini che, oggettivamente, è una tra i favoriti. Dopo Black Friday, offre un’altra prova di altissimo livello con Promettimi e stavolta regge persino meglio l’emozione. A meno di cataclismi la vedremo ai live. Un copia e incolla che si potrebbe benissimo fare con Martina Cerutti, con la sola differenza che lei non sembra sapere minimamente cosa sia l’ansia da prestazione. Mentre canta That’s so True di Gracie Abrams dimostra ancora una sicurezza sconcertante. Jake La Furia è velocissimo e la scippa a Irama che per un bel po’ se la lega al dito e ammutolisce.

Proprio l’ex concorrente di Amici è l’ultimo a giocarsi l’X pass con Benedetta Cornalba (Kora). Va ammesso, alle audition non ci aveva convinto del tutto, forse a causa della scelta del pezzo. Jake l’aveva provocata dicendole di pensarci bene a portare un inedito rap. Lei è stata più furba e ha puntato sulla voce e l’emozione con Liability di Lorde. Brava, convinta e con una grande fiducia in se stessa che in un programma del genere può fare solo che bene. Il dubbio se sia da X pass sorge alla luce di un altro paio di esibizioni davvero eccezionali.
Su tutte quella de Le distanze. Il trio stravolge tutte le possibili idee che uno si poteva essere costruito dopo la loro cover dei Placebo. Il frontman si presenta al pianoforte e per la prima metà di Ritornerai di Bruno Lauzi è lui il protagonista assoluto, magnetico come non mai. Poi parte il crescendo e la batteria sale in cattedra con il basso. Unico dubbio è sulle sequenze, ma non sarebbe nè la prima nè l’ultima band a sfruttarle. Nemmeno la loro teatralità stona anzi, è resa ancora più realistica dalla commozione generale sul palco alla fine dell’esibizione. Fossimo stati in Irama, forse non ce li saremmo fatti scappare.
Tra i concorrenti migliori del secondo bootcamp di X Factor c’è anche Timothee Bonnardel. È ancora un mistero sul perché la giuria abbia avuto dei dubbi alle audizioni. Affronta Killing Me Softly con una leggerezza e una giocosità che mettono buonumore. Per farlo devi avere una grande padronanza della tecnica, soprattutto se decidi di alternare stili n continuazione. Anche per lui la strada dei live sembra sempre meno ripida.

Personaggi in cerca di giudice
C’è un dibattito che, quasi tutti gli anni, torna di continuo al tavolo ed è quello che riguarda il rapporto tra il personaggio e la qualità tecnica. Niccolò Riolfo è uno degli esempi principe. Esegue Chicco e Spillo in una versione acustica del tutto punk nell’intenzione e nel modo in cui la canta: cioè con un cantar recitando e urla che il più delle volte superano il limite. Eppure, ha un che di convincente per il pubblico e il tavolo. C’è poi Rakatooum (Camilla Tracardi) che sì, è un personaggione anche lei, ma a livello di voce e intonazione è di certo più sicura. Per poco non butta via tutto scegliendo di giocarsela con Le vent nous portera. Senza chitarra, si prende il palco ma non ha modo di far vedere tutti i colori della sua voce.
Che dire di Elia Ballancin: il tavolo l’ha ribattezzato come “il contadino che si spezza la schiena nei campi” e questa narrazione sembra diventare a tratti il fulcro. La sua prova con La nostra relazione di Vasco Rossi divide il tavolo così come La tana del granchio eseguita dal giovane Salvatore Picone. Lui ha un bel timbro e senza pianoforte riesce a metterlo ancora più in mostra con dei leggeri cambi di melodia. Irama tenta anche di farlo cadere nel tranello dell’indie pop, ma diciamocelo chiaramente: da anni quell’indie è più un aggettivo che descrive uno stile e un’estetica (figlia soprattutto della wave del 2016) ed è tutt’altro che sinonimo di indipendente. Sta di fatto che i giudici premiano Elia e penalizzano Salvatore giustificando il tutto dicendo di voler affidarsi più alla voce che al personaggio. Ecco, dalla televisione, il primo lo è sembrato molto di più.
Tra i personaggi/talenti rimasti in cerca di giudice vale la pena citare Alanis Fiscarelli che tanto era sembrata interessante alle audizioni. Il suo inedito L’hai voluto tu ha una produzione originale che sfocia in una cassa dritta coinvolgente. Avrebbe meritato un’altra possibilità e un pizzico di coraggio in più. Il suo posto potrebbe benissimo essere dentro X Factor e non necessariamente fuori.

Le band, il rock e le possibili sorprese dopo i bootcamp di X Factor
Dopo il già citato pop, è il rock il genere più opzionato dai concorrenti di quest’anno. I toscani Scraffs migliorano dopo la prima puntata, sia a livello musicale, che tecnico e vocale. Celebrity Skin delle Hole dimostra che sono più a fuoco di quanto possa sembrare ed è bella anche la parte semiacustica più vicina al pop-punk. Anche i D!PS, che si cimentano con L’anguilla dei 99 Posse, offrono una prova migliore. Vanno pure veloci, ma non sen ne rendono conto per quanto sono centrati tecnicamente.
Nella quota più rockeggiante c’è anche Alessandro Davide Fontana che sceglie I Only Lie When I Love You. Difficile capire come potrebbe sopravvivere ai live però, oggettivamente canta da Dio e potrebbe benissimo essere in un cover duo dei Royal Blood. Ecco, forse è proprio questo il problema. Come lui avrebbero dovuto avere la possibilità di giocarsi tutto alle Last Call gli Hålo. Alle audizioni avevo scritto della somiglianza della voce del frontman con quella di Conor Mason dei Nothing But Thieves e, guarda caso, hanno scelto Sorry. Davvero peccato.

Chiudiamo con le possibili sorprese alle last call. Manuel Gargano rischia con Bella stronza, ma con un pezzo meno iconico potrebbe cavarsela. Christian Cordone (Alteo) ha la stoffa da popstar, sia per la voce che per il modo di muoversi e occupare il palco, mentre di Danny Anania sappiamo già che ha un inedito niente male. Clode invece si presenta con Karen Don’t Be Sad in una veste completamente differente dalla scorsa volta: piano e voce e sul filo del rasoio. Inizia tremando un po’, ma recupera alla grande sul finale. C’è del materiale grezzo potenzialmente grandioso (anche il suo brano Larghi aveva un che di speciale). Dopo i bootcamp, a X factor, la legge delle tre sedie però riguarda tutti ed è come se si ripartisse da uno zero a zero.

