È tutta una questione di timing: la seconda puntata di audition di X Factor 2026
Tra coreografie K-pop in salsa latino-napoletana e pulsazioni mancate, la nuova stagione del programma Sky Original è ancora alla ricerca del talento da copertina
Klem e Napoli Sotterranea, foto di Virginia Bettoja
Tenere il tempo, avere coscienza della pulsazione della canzone che si sta cantando, ma non solo. Uno dei refrain della seconda puntata di audition di X Factor 2026, rimarcato più volte da Francesco Gabbani (che riesuma anche la spinosa questione cambio-melodia rinnovando il punzecchiamento con Paola Iezzi al tavolo sull’ennesima versione di Amandoti), può essere letto in modo più universale. Non riguarda solo certe esibizioni. Come quella Nicola Trois che rallenta un po’ troppo – forse per l’agitazione – Maybe Tomorrow degli Stereophonics rendendola più un pezzo pop e togliendole tutto lo struggimento e il graffio. Lui è comunque bravo e sono pronto a scommettere che ai bootcamp si riscatterà.
Il timing è anche quello che va gestito nel corso di un’esecuzione. E allora viene in mente quella del palermitano Salvatore Picone – cognome pesantissimo tra l’altro – che al pianoforte rischia tutto con You Are So Beautiful Joe Cocker. La genuinità che lo rende un personaggio televisivo ideale per il programma, compresa la parte in backstage con l’amico Gabriele, ti spinge a sperare che non stecchi. Sarebbe davvero un peccato. Per fortuna non è così, ma l’inizio è piuttosto piatto. L’esibizione cresce piano piano anche se sembra mancare la pulsazione finale d’intensità. Appunto. Mattia Fanti pure ha la simpatia dalla sua. Originario della provincia di Viterbo ha fatto rugby come Olly, canta Pesto di Calcutta, ma si sblocca solo nel ritornello.
Timothee Bonnardel invece, studente francese in Italia, ha una voce rara e meno male che gli viene data una seconda possibilità perché sarebbe stato un delitto non farlo andare avanti. Qui i dubbi del tavolo sono stati un po’ ingiustificati alla luce di altri talenti che hanno passato la selezione. Curioso di conoscere e comprendere il messaggio al quale ha fatto riferimento.

Il tempo delle band
Tornando alla questione del timing, il discorso può spostarsi anche sul momento in cui un concorrente decida di partecipare a X Factor. Il momento di Gabriele con Shallow ha suscitato un po’ di tenerezza. Decisamente troppo presto. Diverso il caso degli Hålo, band giovanissima da Trento, che sembrano un po’ scollati, ma secondo dopo secondo migliorano. Mentre tutto scorre dei Negramaro è un pezzo che può tagliarti le gambe. A livello strumentale lo dominano, con la voce un po’ meno, ad eccezione del bel finale. Gabbani la paragona con la dovuta distanza a Matthew Bellamy dei Muse suscitando la risatina di Irama. Tolto l’acuto finale, somiglia molto di più a quella di Conor Mason dei Nothing But Thieves. Sembrano meno pronti dei Mad-Dog, ma magari è solo la cover scelta che li ha penalizzati.
Gli Scraffs sono probabilmente i più centrati finora. Punkettoni sbadati finché non parte il click: allora diventano una macchina da guerra. Prendono Rock the Casbah dei Clash, le tolgono tutta la componente funky e dance punk e la trasportano in un territorio più hardcore che a tratti sembra riferirsi all’alternative metal dei Bring Me The Horizon. Domanda: c’è una regola non scritta di X Factor che tutte le band punk che passano debbano essere toscane? O è proprio la regione che ispira?

I migliori (ma senza infamia e senza lode)
Dopo due puntate X Factor 2026 conferma due tendenze. La prima è la costruzione del programma più incentrata sulle buone esibizioni più che sulla ricerca del personaggio. Unica eccezione di questa puntata è il duo country brianzolo il cui inedito non avrebbe sfigurato nell’ultimo album di J-Ax. La seconda è quella di una ricerca finora senza successo del concorrente che buca lo schermo per bravura e presenza. Il protagonista da questo punto di vista è Irama, sempre più a suo agio al tavolo e lucido nelle analisi. Oltre a essere il sogno proibito di chiunque salga sul palco.
Lo è per Martina Cerutti, in arte Alia, tra le migliori della serata fin dalla scelta della canzone che è una vera chicca: What Is It About Me di Lola Young, uno dei brani del suo secondo album. Sembra avere la stoffa della popstar per come cambia il suo modo di fare non appena parte la musica. È decisa e sembra che faccia tutto questo da una vita, insieme agli altri tre lavori. «Saprei cosa fare con una ragazza come te» le dice Irama a fine esibizione contribuendo al momento a la Antonella Clerici e alle risate di Jake La Furia.

È un fan di Irama anche Manuel Gargano che, a dispetto del cognome, viene dalla Sicilia. Sceglie il brano sanremese di Noemi Se t’innamori muori e, sbavature qua e là permettendo, colpisce per il timbro. Conquista il nuovo giudice con la frase migliore della serata: «Scrivere ti rende una persona migliore». A questo punto speriamo che le sue canzoni confermino la buona impressione. Sembra fin troppo puro per un mondo di squali come quello del mercato discografico. Un’impressione opposta a quella che dà Patrizia Napolano da Napoli (qui il cognome è perfettamente abbinato) che con Bang Bang di Ariana Grande, Jessie J e Nicki Minaj fa sfoggio di tutto il suo repertorio vocale. A tratti urla quasi troppo, ma è un’audizione e bisogna mettere in mostra tutta la mercanzia come un venditore di folletti a domicilio. Brava anche nella parte rappata.

Chiudiamo il capitolo migliori con due esibizioni che hanno trasudato sicurezza. La prima è quella di Alice Fregoso che canta Disfruto con una naturalezza disarmante. Come dice Jake La Furia al termine della sua esibizione, ha cantato con il sorriso tutto il tempo e questo è un segnale interessante. Sul palco si muove poco, ma su quello si può lavorare. La voce c’è, la testardaggine pure. Lei la melodia non la cambierebbe mai e sembra già andare d’accordissimo con Francesco Gabbani.
La seconda è quella più sorprendente di questa seconda puntata di audizioni e che potrebbe aprire un nuovo capitolo nel programma. Klem e Napoli sotterranea sono un trio campano che unisce l’attitudine coreografica del K-pop alla musica della loro terra. Scelgono di portare una cover di LIBERATO riarrangiata sulle sonorità tango de La Cumparsita di Rodriguez. È una cosa a cui in Italia, a livello televisivo non siamo abituati. Il limite tra la figata e il trash è sottilissimo, ma i tre sembrano sguazzarci a meraviglia. Siamo pronti a vedere la prima cover K-pop a X Factor?

