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Abbiamo bisogno di più artisti come Macklemore (e meno come Ed Sheeran)

Il rapper è stato escluso dal tour del cantante britannico dopo la sua presa di posizione pro Palestina sul palco del MetLife Stadium in New Jersey

  • Il15 Settembre 2026
Abbiamo bisogno di più artisti come Macklemore (e meno come Ed Sheeran)

Foto di Paras Griffin/Getty Images

Cosa vuol dire essere un artista e prendere una posizione? A volte significa perdere contratti, staccare meno biglietti, sciogliere deal con i brand, perché non sempre la cosa giusta è quella più conveniente. Eppure, di fronte a un genocidio in corso da ormai tre anni, schierarsi dalla parte giusta della storia è considerato scomodo e controverso. Lo sa bene Macklemore, a cui la propria posizione pro-Palestina – dichiarata con vigore anche sul palco del MetLife Stadium in New Jersey con le immagini di Gaza occupata che scorrevano sui ledwall durante Hind’s Hall – è costata l’esclusione dal Loop Tour di Ed Sheeran dopo le pressioni partite dall’Israeli American Council. L’organizzazione americana, infatti, aveva chiesto al cantautore britannico, alla dirigenza del tour e ai responsabili di tutti i locali che ospitano il tour di “rimuovere Macklemore dalle restanti date nelle quali è previsto che si esibisca”.

E così è stato. A darne notizia è stato lo stesso Macklemore con un lungo statement pubblicato sul proprio profilo. “Io non sono una vittima. Ed Sheeran non è una vittima. Pink non è una vittima. Abbiamo carriere, soldi, opportunità, sicurezza e pubblico in tutto il mondo”, ha scritto il rapper. “La vittima è il popolo palestinese. Gli uomini, le donne e i bambini che sono stati uccisi, fatti morire di fame, sfollati e costretti a vivere una violenza inimmaginabile. Voglio assicurarmi che, mentre racconto questa storia, non perdiamo di vista tutto questo”.

Macklemore ha poi parlato del suo rapporto con Ed Sheeran, rivelando che nell’ultima settimana hanno avuto “delle conversazioni difficili, di quelle che nascono dall’affetto e dal rispetto reciproco. Ma che finiscono comunque con un disaccordo fondamentale. Nulla di ciò che sto scrivendo nasce dal rancore o dal desiderio di demolire la sua persona. Ma, come ho detto più volte a Ed al telefono, la nostra amicizia non può cambiare la mia responsabilità di raccontare la verità su ciò che è successo”.

Non possiamo sapere con certezza il motivo per cui Ed Sheeran abbia deciso di non esporsi mai sulla causa palestinese – se per paura delle conseguenze, per un’effettiva mancanza di posizione o per una vicinanza alle idee pro-Israele – ma ciò che emerge dalle parole di Macklemore è una spiegazione al perché molti artisti, soprattutto quando hanno una risonanza globale, scelgono di non schierarsi pubblicamente su questioni che possano intaccare in qualche modo la loro neutralità, rischiando dunque di perdere un consenso unanime costruito negli anni su un’immagine lontana da qualsiasi controversia.

“Lunedì scorso, nel pieno dell’attenzione mediatica che circondava Pink e ciò che avevo detto al MetLife, Ed mi ha detto che Robert Kraft lo aveva chiamato. Più avanti questo mese avremmo dovuto suonare al Gillette Stadium, che appartiene al Kraft Group. Ed mi ha detto che Kraft aveva affermato che non mi sarebbe stato permesso di esibirmi nel suo stadio. Inoltre aveva coinvolto alcuni degli altri proprietari di stadi che, collettivamente, gli avevano dato un ultimatum. Se Macklemore rimane nel tour, non ti sarà permesso esibirti nelle nostre strutture”.

Macklemore escluso dai concerti di Ed Sheeran: un cortocircuito tutto americano

Secondo quanto scritto da Macklemore, la pressione nei confronti di Ed Sheeran sarebbe aumentata a dismisura quando Kraft ha spinto altri magnati proprietari di alcuni degli stadi del suo tour a prendere posizione contro il rapper. Negli Stati Uniti la maggior parte degli impianti sportivi legati al football americano sono di proprietà delle società che detengono le quote di maggioranza delle squadre NFL. La stessa lega che tramite Roc Nation dà vita all’Halftime Show del Super Bowl il giorno della finale del campionato.

Tra gli stadi nei quali si esibirà Ed Sheeran, e dove si sarebbe dovuto esibire anche Macklemore, ce ne sono due in particolare che saltano all’occhio. Il SoFi Stadium di Los Angeles e il Raymond James Stadium di Tampa. Il primo è di proprietà di Stan Kroenke, miliardario del settore immobiliarie che attraverso la sua azienda Kroenke Sports & Entertainment controlla numerose squadre di primo piano in vari sport, tra cui l’Arsenal in Premier League, i Denver Nuggets in NBA e i Los Angeles Rams. Sostenitore del progetto della Superlega, politicamente è stato spesso molto vicino all’ala repubblicana, donando addirittura un milione di dollari al comitato inaugurale di Donald Trump nel 2016.

Lo stadio di Tampa, casa dei Tampa Bay Buccaneers, è invece controllato dalla famiglia di origini ebraiche Glazer. La dinastia miliardaria oggi è capitanata dai fratelli Joel, Bryan, e Edward che da loro padre, il magnate Malcom Glazer, non hanno solo ereditato la squadra di NFL, ma anche il Manchester United. Il loro background culturale e religioso potrebbe spiegare in parte la presa di posizione contro Macklemore, eppure qualcosa non torna.

Lo scorso 26 e 28 giugno al Raymond James Stadium si è esibito Kanye West. Qualche mese prima, il 1° e il 3 aprile, il rapper aveva celebrato il suo ritorno dal vivo al SoFi Stadium di Los Angeles. Se il “Free Palestine” del rapper di Thrift Shop avrebbe offeso, creato disagio e preoccupazione, com’è possibile che un artista così controverso come Ye sia stato fatto esibire senza suscitare alcuna riflessione? Stiamo parlando di una persona che si è dichiaratemente definita antisemita, nazista e che ha anche scritto un brano intitolato Heil Hi**er.

Avrà anche ritrattato, ma è comunque molto strano che una famiglia ebrea acconsenta di far esibire un artista del genere nel proprio stadio e poi si rifiuti di ospitare chi porta comunque un messaggio di pace. Senza contare che nel caso in cui Ed Sheeran avesse preso posizione, una parte del danno economico, ma soprattutto d’immagine, l’avrebbero subito anche loro. Quanto allora la posizione è in difesa degli ebrei e quanto è in difesa dell’operato di Israele?

Ma davvero Ed Sheeran non si è mai schierato?

Macklemore continua infatti dicendo che “Ed si trovava in una posizione di merda. Il suo solito atteggiamento apolitico, quello del “non prendere posizione”, veniva messo alla prova come mai prima d’ora”. Tanto da arrivare ad affermare che “le parole “Free Palestine” e l’immagine della bandiera palestinese erano offensive per molte delle persone con cui aveva parlato. Gli ho detto che, se quelle parole erano più offensive dell’uccisione di decine di migliaia di bambini palestinesi da parte di Israele, allora c’era una frattura fondamentale tra la posizione di quelle persone e la mia. Ma lui non riusciva a superare il suo atteggiamento pubblico di non prendere posizione”.

Eppure nel 2022, proprio Ed Sheeran aveva preso parte al Concert For Ukraine, il concertone svoltosi alla Resort World Arena di Birmingham a sostegno del popolo ucraino vittima dell’invasione russa. Aveva inoltre realizzato il videoclip di 2step a Kiev, dichiarando che tutti i proventi delle visualizzazioni YouTube del video sarebbero stati devoluti all’emergenza per l’Ucraina. Verrebbe dunque da chiedersi se la neutralità, per il cantautore britannico, sia un concetto assoluto o se sia soggetta a dei parametri di convenienza.

Del resto, come continua Macklemore, “non esiste una posizione neutrale tra l’oppressore e l’oppresso. Quando una delle due parti dispone delle bombe e di un sostegno finanziario e militare senza limiti da parte dell’America, rifiutarsi di prendere posizione non significa rimanere nel mezzo. Quello che ho detto al MetLife lo dico sui palchi di tutto il mondo da quasi tre anni. Allora perché è diventato un problema proprio adesso? Perché adesso condivido il palco con uno degli artisti più grandi del mondo, in alcuni degli stadi più grandi d’America. A un certo livello di esposizione, “Free Palestine” diventa un rischio troppo grande. Il palco diventa resistenza. Forse è per questo che, questa volta, è diventato così importante mettermi a tacere”.

Tra le accuse che l’Israeli American Council aveva mosso a Macklemore, c’era implicitamente quella di antisemitismo. Un fenomeno di cui il rapper non ha negato l’esistenza, ma che ha definito “uno dei modi più efficaci per imporre quel silenzio”. Nonché “uno scudo contro le critiche allo Stato israeliano. Quando criticare Israele, opporsi al sionismo o dire “Free Palestine” viene fatto coincidere con l’odio verso il popolo ebraico, non si proteggono gli ebrei. Si sta proteggendo Israele dall’essere chiamato a rispondere delle proprie responsabilità”.

Eppure il gesto di Macklemore ai concerti di Ed Sheeran è bastato per scuotere un sistema intero. “Non avevo bisogno di 10 concerti con Ed. Me ne servivano 2. Due occasioni per stare davanti a 90.000 persone e pronunciare le parole che, in qualche modo, sono diventate troppo pericolose da dire. Free Palestine. Ma se quelle parole mi sono costate il palco, riportando al contempo la conversazione sulla Palestina, allora è stato il tour di maggior successo a cui abbia mai partecipato”, conclude il rapper.

E noi, nel 2026, abbiamo sempre più bisogno di artisti che scelgono di esporsi anche a costo di pagare un prezzo troppo alto e che non hanno paura di alzare la voce. Anche quando farlo significa rischiare che qualcuno decida di togliertela. Artisti che alla convenienza economica e d’immagine antepongono l’etica e la forza delle proprie idee. Senza nascondersi dietro a un silenzio che, soprattutto quando cede alle pressioni degli oppressori, diventa complicità. Abbiamo sempre più bisogno di artisti come Macklemore.

Articolo di Greta Valicenti e Samuele Valori

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