Fashion

Jennifer Lopez, Dolce & Gabbana e il world-building della moda

L’esibizione della popstar alla sfilata del brand di moda è la dimostrazione della nuova tendenza del mondo del fashion

  • Il24 Luglio 2026
Jennifer Lopez, Dolce & Gabbana e il world-building della moda

Un lungo abito in chiffon giallo ricamato con fiori e pietre gioiello. Un body bianco in pizzo impreziosito da cristalli e applicazioni floreali. Ancora chiffon, ricami, pizzi, corsetti, veli e corone. Più che una semplice successione di cambi d’abito, quella costruita da Jennifer Lopez sul palco del Teatro Antico di Taormina sembra la naturale prosecuzione di un racconto iniziato poche ore prima durante le giornate di Alta Moda di Dolce & Gabbana. Ogni look riprende gli stessi codici estetici della collezione, come se la sfilata avesse semplicemente proseguito il suo naturale corso.

È un’impressione che va oltre questo singolo evento. Sempre più spesso le collezioni sembrano non concludersi con l’ultima uscita in passerella, ma continuare attraverso tutto ciò che le circonda: i luoghi in cui vengono presentate, il set design, la musica, gli ospiti, le cene e ogni singola performance che segue. Gli abiti restano il punto di partenza, ma il racconto prosegue altrove e attraverso altri mezzi.

Nel mondo dei videogiochi e del cinema esiste da anni un termine che descrive la costruzione di un universo narrativo coerente: world-building. È il processo attraverso cui prende forma un immaginario riconoscibile, fatto di luoghi, simboli, personaggi e atmosfere. Non appartiene al lessico della moda, né nasce per raccontarne le dinamiche. Eppure è difficile non richiamarlo osservando il modo in cui le maison progettano oggi i propri eventi.

Creazione di mondi

L’ultima edizione di Alta Moda di Dolce & Gabbana è l’esempio più recente di questo approccio. Le giornate di Alta Moda non vengono semplicemente ospitate in una città diversa ogni anno: quel luogo entra a far parte della collezione. È successo a Venezia, Napoli, Alberobello e Siracusa. Quest’anno è Taormina, con il Teatro Antico, i richiami alla Sicilia, al mito classico, all’artigianato e alla cultura del territorio, a diventare uno dei materiali con cui la maison costruisce il proprio immaginario.

In fondo è una trasformazione che riguarda il metodo stesso in cui oggi viene raccontata la moda. Se per anni il momento centrale è stato la passerella, sempre più spesso è tutto ciò che accade prima e dopo a definirne l’identità. Le immagini che circolano online, gli eventi, le performance e i contenuti condivisi continuano ad alimentare il racconto ben oltre i pochi minuti dello show. La sfilata diventa uno dei capitoli della storia, non necessariamente quello conclusivo. È così che una collezione smette di essere soltanto una serie di look e diventa un universo riconoscibile.

Ma ogni mondo, per quanto curato, ha bisogno anche di qualcuno che lo abiti e lo renda credibile. È qui che entra in gioco una logica che ricorda quella del casting. Dopo aver costruito un immaginario, bisogna scegliere le figure capaci di interpretarlo senza forzature. Non semplici testimonial o ospiti chiamati ad attirare l’attenzione, ma figure che sembrino appartenere nel modo più naturale possibile a quell’universo.

Jennifer Lopez, allora, non è soltanto la cantante scelta per chiudere la serata, tantomeno è una questione di notorietà. Dal Jungle Dress di Versace, diventato uno dei look più iconici della cultura pop contemporanea, fino ai costumi realizzati da Donatella Versace, Zuhair Murad, Roberto Cavalli o Balmain per i suoi tour, la moda ha sempre contribuito a costruire la sua identità artistica tanto quanto la musica. Nel tempo ha incarnato un’idea di glamour spettacolare, femminilità, sensualità e lusso che dialoga naturalmente con l’immaginario costruito da Dolce & Gabbana. Non interpreta un personaggio diverso da sé: è proprio ciò che rappresenta da sempre a renderla la presenza giusta per quel contesto.

La performance di Jennifer Lopez smette di essere un momento separato rispetto alla collezione e diventa uno degli strumenti attraverso cui quel racconto continua. Guardando il concerto di Taormina, risulta difficile individuare il momento esatto in cui finisce la sfilata e inizia lo spettacolo. Più che un evento successivo alla collezione, la performance sembra un altro capitolo dello stesso racconto.

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