Fashion

SOOBIN è il nuovo Global Ambassador di Dolce&Gabbana

La star dei TXT sarà il volto della maison italiana a livello internazionale

  • Il7 Settembre 2026
SOOBIN è il nuovo Global Ambassador di Dolce&Gabbana

Courtesy of Dolce&Gabbana

Dolce&Gabbana ha annunciato SOOBIN come nuovo Global Ambassador. Il cantante sudcoreano e leader dei TOMORROW X TOGETHER rappresenterà la casa di moda italiana a livello internazionale. «La maison ha una capacità unica di celebrare l’individualità rimanendo profondamente legata al proprio heritage e alla propria artigianalità» ha dichiarato la star. Nato nel 2000, SOOBIN ha debuttato nel 2019 con YEONJUN, BEOMGYU, TAEYHUN e HUENINGKAI con la band di BIGHIT Music che arriverà per la prima volta in Italia in concerto il prossimo 5 giugno all’Unipol Dome di Milano.

L’annuncio arriva dopo un avvicinamento a Dolce&Gabbana diventato evidente negli ultimi mesi. A giugno SOOBIN aveva partecipato alla sfilata uomo Primavera/Estate 2027 a Milano, mentre tra luglio e agosto era apparso in un progetto di GQ Korea vestito dalla maison. Non è inoltre il primo artista K-pop a entrare nella famiglia del brand. Nel 2023 DOYOUNG degli NCT era stato scelto come ambassador per Corea e Giappone, diventando poi Global Ambassador. Mentre nell’ottobre 2025 lo stesso titolo era stato affidato a SAN degli ATEEZ.

Il K-pop e il mondo del fashion sempre più in simbiosi

La presenza ormai stabile degli idol nella moda viene spesso ricondotta al desiderio dei marchi occidentali di avvicinarsi al mercato asiatico. Il pubblico del K-pop ha però da tempo superato quei confini. Il punto non è soltanto quanto sia ampio, ma il modo in cui questo pubblico partecipa e amplifica ogni apparizione. I fandom traducono le interviste, identificano gli abiti spulciando tra le varie collezioni e seguono le apparizioni alle fashion week come fossero un’estensione delle attività musicali. Una presenza nel front row può così produrre immagini destinate a circolare ben oltre il pubblico tradizionale di una sfilata.

Per un brand, scegliere un idol significa quindi inserirsi in una rete già capace di amplificarne ogni apparizione. Gli artisti K-pop lavorano inoltre in un contesto in cui la dimensione visiva accompagna ogni fase dell’attività musicale. A ogni comeback corrispondono nuovi concept e styling, che i fan imparano immediatamente a riconoscere. Quando una maison entra in questo processo, il suo abito diventa un nuovo elemento da inserire nell’immagine dell’artista.

Il ruolo degli artisti

Per l’artista, invece, l’effetto è diverso. Diventando ambassador, appare da solo e con il proprio nome all’interno di una relazione che non comprende necessariamente gli altri membri. Non anticipa un progetto solista e non dice nulla sulle future scelte musicali di SOOBIN, ma gli assegna uno spazio individuale a livello di immagine.

Le BLACKPINK hanno mostrato chiaramente quanto la moda possa contribuire a questa distinzione. Le partnership di JENNIE con Chanel, JISOO con Dior, ROSÉ con Saint Laurent e LISA prima con Celine e poi con Louis Vuitton hanno reso le quattro artiste riconoscibili anche al di fuori del gruppo. La stessa cosa vale per tutti i sette componenti dei BTS. RM con Bottega Veneta, JIN con Gucci, SUGA con Valentino, j-hope con Louis Vuitton, Jimin con Dior, V con Celine e Jung Kook con Calvin Klein. Idem gli Stray Kids. Bang Chan è legato a Fendi, Lee Know a Gucci, Changbin ad Autry, Hyunjin a Versace, HAN a Tod’s, Felix a Louis Vuitton, Seungmin a Burberry e I.N a Bottega Veneta.

Il limite emerge quando il numero delle nomine diventa così alto da rendere meno chiaro ciò che distingue davvero un ambassador da un altro. Nel 2023 i RIIZE furono nominati House Ambassador di Louis Vuitton appena tre mesi dopo il debutto, quando difficilmente potevano avere già costruito una lunga storia di stile personale. In casi simili, la moda non riconosce semplicemente un’identità esistente, ma partecipa fin dall’inizio alla sua definizione.

Nemmeno il titolo corrisponde a un insieme di compiti uguale per tutti. Può tradursi in campagne, presenze alle sfilate, abiti per eventi pubblici o contenuti destinati ai social. Se però ogni maison riunisce un numero crescente di ambassador e i membri dei gruppi vengono distribuiti fra marchi differenti, il rischio è che queste collaborazioni finiscano per assomigliare a un sistema di abbinamenti fra nomi e pubblici disponibili. L’attenzione online non coincide inoltre automaticamente con le vendite. Soprattutto quando una parte consistente del fandom è molto giovane o non può accedere economicamente al lusso.

Articolo di Giorgia Calia

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