IDLES, professionisti del punk dal suono brutalmente perfetto: il live di Bologna
La band di Bristol è salita sul palco del Sequoie Music Park di Bologna incantando la platea con un live magistrale, smaccatamente antifascista
Foto di Chiara Belletti (La Blet)
Si può essere punk e precisi? Si può fare un genere per definizione sguaiato, anarchico, che travalica ogni regola in maniera professionale e impeccabile? Ieri sera al Sequoie Music Park di Bologna, gli IDLES hanno dimostrato di saper rimodellare qualunque definizione, rompendone i confini per dare vita a qualcosa di nuovo.
Nell’unica data italiana da headliner del tour europeo (stasera suoneranno all’Ippodromo di Milano di spalla ai Foo Fighters), i cinque di Bristol hanno cesellato canzone dopo canzone da un blocco marmoreo del suono, che ha lasciato decine di migliaia di spettatori del parco Caserme Rosse rapiti in un incantesimo punk perfetto.
Il primo regalo è arrivato in apertura. Joe Talbot e i suoi hanno esordito con Levitator, unico brano inedito del concerto che farà parte di un nuovo, attesissimo album, a due anni da TANGK. Una sorta di ballad malinconica che si è aperta lentamente in un climax violento e brutale quando il cantante l’ha dedicata ai “racist cunts”: “Violence is majestic, coming from a righteous rage. Violence is majestic when you’re coming of age”.
Gli IDLES hanno unito il pubblico di Bologna
I suoni sono usciti perfetti dall’impianto già dalle primissime battute. Un soundcheck minuzioso, ha commentato chi era già lì da pomeriggio. Questo a confermare la professionalità estrema con cui la band di Bristol si approccia al genere. La potenza dei bassi di Adam Devonshire ha fatto sobbalzare le prime file quando è partita Never Fight a Man With a Perm. Il pubblico ha cantato così forte da farla sembrare una canzone corale.
A quel punto Talbot si è sporto dal palco chiedendo alla folla: “Can you help me sing a song? It’s called Bella Ciao”. Ovviamente non è stata l’unica occasione in cui il cantante ha chiarito la posizione politica della band. Ogni canzone è stata da lui introdotta come “an antifascist song”. Tra Mother, Gift Horse, Mr Motivator, POP POP POP, il leader ha sottolineato la posizione pro-Pal e antirazzista. Slogan come “Viva Palestina” o “Fuck you fascist cunts” si sono susseguiti più volte come dei mantra.
Anche l’attitudine anarchica e nichilista del punk tradizionale sembra sia stata tradotta dagli IDLES in una militanza proattiva e consapevole. La musica riprende il ruolo di strumento sociale. In questo contesto, anche la scelta dissacrante del chitarrista Mark Bowen di indossare abiti femminili assume un significato preciso di protesta e rivoluzione nei confronti degli standard imposti.
Divide and Conquer è stata introdotta come “A celebration for the immigrants that make Italy a better place”. E ancora Gratitude, I’m Scum sotto una pioggia di grida dalla folla. Giusto il tempo di fare una breve cover acustica di All I Want for Christmas is you di Mariah Carey (e più tardi un ritornello di My Heart Will Go On di Celine Dion) ed ecco Dancer. Brano amatissimo che sembra chiudere il concerto di Bologna. “You’ve been perfect, we’ve been Idles”. Un’ultimissima canzone, Rottweiler, e gli IDLES scompaiono dietro le quinte di quello che è stato, senza ombra di dubbio, un live perfetto.
Articolo di Federica Mingarelli

