I 5 concerti indimenticabili di FestiValle 2026
La decima edizione della rassegna, ospitata nella Valle dei Templi di Agrigento, ha visto – fra gli altri – gli show di Apparat, Ezra Collective, Cory Henry, Greentea Peng e Mind Enterprises
Foto di Fabiana Amato / Danilo Sguali
Si è chiusa da poco l’edizione 2026 di FestiValle, la decima, dal titolo emblematico “10 Years Together”, ospitata nella suggestiva cornice della Valle dei Templi di Agrigento. Nato come progetto indipendente e boutique festival, con una forte impronta green, FestiValle è cresciuto anno dopo anno, fino a diventare un punto di riferimento per la musica contemporanea di qualità in Sicilia.
Tutte e quattro le giornate di FestiValle 2026 hanno registrato il sold out (11mila spettatori), dimostrando che si può richiamare un pubblico ampio anche con una programmazione ricercata, che non guarda solo ai numeri dello streaming. Oltre agli appassionati di musica provenienti dall’isola, saltava all’occhio una nutrita rappresentanza di spettatori provenienti dall’estero, anche al di fuori dell’Europa.
In cartellone a FestiValle 2026 oltre venti appuntamenti live, tra jazz contemporaneo, elettronica, funk, soul, afrobeat, italo disco, techno e ambient, in cui la musica dialoga in modo organico con l’archeologia e con videoproiezioni site-specific. La particolarità del festival, con la direzione artistica di Fausto Savatteri, è che la scelta degli artisti e dei generi viene studiata in base agli orari, ai percorsi del pubblico e ai cambiamenti della luce naturale sulla pietra antica.
Le giornate di FestiValle 2026
La giornata inizia in tarda mattinata al FestiValle Beach di San Leone, in cui il relax e le attività in spiaggia sono accompagnate da selezioni musicali funky, alternative disco e world music dei DJ del festival. Le serate prendono il via al tramonto, con i concerti ospitati sul palco circolare, affacciato sul Tempio dei Dioscuri, all’interno del Giardino della Kolymbethra. Qui la musica dal vivo di Munir Hossn, The Josh Barry Experience e Sorvina ha accompagnato il momento in cui la luce del sole calava e i templi cambiavano colore.
Terminati i concerti, ci si sposta nella vicina area del Main Stage, che ha ospitato i live più grandi nel Teatro dell’Efebo. La location naturale si trova all’interno della monumentale Cava di Tufo, l’antica area di estrazione della pietra arenaria utilizzata per costruire i templi. Le pareti di arenaria vengono utilizzate come un “infinite screen”, su cui vengono proiettati live visuals che trasformano i concerti in spettacoli caleidoscopici, dove immagini e suoni si fondono completamente.
Al termine della programmazione del Main Stage, dopo la mezzanotte, i nottambuli più incalliti si spostano a piedi nel vicino Teatro Panoramica dei Templi. Il Tempio di Giunone e il Tempio della Concordia, illuminati di notte, fanno da scenografia mozzafiato per gli aftershow, dove si sono tenuti DJ set (Mace, Yu Su, Octave One, Lander & Adriaan, Il Est Vilaine) e performance elettroniche fino alle prime luci del mattino.
Anche quest’anno si è rinnovato l’appuntamento con Il Risveglio degli Dei, uno dei momenti più identitari e attesi di FestiValle, che si svolge all’alba presso il Tempio della Concordia. Lo spettacolo, che coinvolge oltre trenta performer tra attori, ballerini e cantanti, unisce musica, voci, coreografie e narrazioni che animano il tempio, mentre il sole sorge lentamente dietro le sue colonne doriche.
Il meglio di FestiValle 2026
Tra i numerosi concerti a cui abbiamo assistito al Main Stage di FestiValle 2026, ne abbiamo scelti cinque che ci hanno particolarmente colpito e che, secondo noi, rappresentato meglio lo spirito del festival.
Ezra Collective
Da quando è diventato il primo gruppo jazz a vincere un Mercury Prize (con l’album Where I’m Meant to Be del 2022), il quintetto londinese si è affermato come una delle live band più interessanti del Regno Unito. Il loro sound parte dal jazz per abbracciare con naturalezza afrobeat, dub, reggae, ska, soul e funk.
Il live degli Ezra Collective è un’esperienza vitale, esplosiva e travolgente, che ha trasformato il concerto in una vera e propria festa collettiva. D’altra parte, il titolo del loro ultimo album è emblematico: Dance, No One’s Watching. Per loro il ballo non è semplicemente escapismo o disimpegno ma un’esperienza collettiva e “politica”. In un mondo che ci vuole sempre più divisi e isolati, ballare insieme è un modo per creare una comunità alternativa e un “tempio della gioia” (bellissima espressione usata dal leader Femi Koleoso).
Il gruppo interagisce costantemente con il pubblico. Il groove è mantenuto costante dalla straordinaria sezione ritmica formata da fratelli Femi e TJ Koleoso, con i ritmi sincopati incalzanti tipici dell’afrobeat. I fiati di James Mollison e Ife Ogunjobi partono dalla ripetizione del tema, per poi esplorare nuovi e affascinanti territori dinamici. Il virtuoso tastierista Joe Armon-Jones spazia tra jazz, classica e dub, continuando a ballare persino mentre suona da seduto.
I brani dal vivo si espandono in lunghi passaggi strumentali e jam session, dove la sezione ritmica tiene un groove sostenuto su cui gli altri musicisti improvvisano liberamente. L’esibizione degli Ezra Collective è stata accompagnata costantemente da sorrisi, da messaggi di speranza e da un forte senso di inclusività e coscienza sociale. Un grande concerto, che resterà per lungo tempo nella memoria degli appassionati di jazz senza confini.

Greentea Peng
Una delle più belle sorprese di FestiValle 2026 è stata l’esibizione di Greentea Peng, tra le voci più rappresentative delle sonorità londinesi contemporanee. Il suo sound, che lei definisce come “psychedelic R&B”, spazia tra neo soul, dub, reggae e trip-hop contemporaneo. Le sue canzoni si muovono tra linee di basso ipnotiche, batterie breakbeat, elementi jungle e chitarre graffianti in levare. Non mancano incursioni in territori rock e psichedelici, ritmi samba e bossa nova, fino a sonorità synthpop e lo-fi hip hop, arricchite da scratch tipici degli anni ‘90.
Peng possiede una voce ammaliante, melodica e ricca di pathos, che alterna il cantato a uno stile più rap e “recitato”. La performance live è stata un’esperienza psichedelica, fisica e spirituale al tempo stesso, merito anche dell’aroma di incenso diffuso nell’aria (che si univa ad altri aromi “naturali” fumati dagli spettatori). L’artista, con i suoi dreadlocks e i numerosi tatuaggi su tutto il corpo, emana un’aura magnetica sul palco, creando un profondo senso di comunità e di scambio tra lei e il pubblico. I suoi testi affrontano temi come la sfida contro le difficoltà, la narrazione di esperienze personali profonde e di temi sociali importanti.
Oltre ai brani del suo ultimo album, Tell Dem It’s Sunny, sono state molto apprezzate dal pubblico le originali riletture di Sun Is Shining di Bob Marley e Bang Bang (My Baby Shot Me Down) di Nancy Sinatra. Per Greentea Peng si sono sprecati paragoni molto impegnativi: dai Morcheeba a Santigold, fino a due mostri sacri del neo soul come Amy Winehouse ed Erykah Badu. Una cosa è certa: sentiremo ancora parlare (bene) di lei in futuro.

Apparat
Tra gli appuntamenti più attesi di FestiValle 2026 c’era il live di Apparat. Nel corso di una carriera lunga oltre 25 anni, Sascha Ring ha dimostrato una straordinaria capacità di muoversi tra ambiti molto diversi, dalla club culture (si pensi al progetto Moderat) alle colonne sonore, fino a progetti più sperimentali.
Il concerto di Apparat ad Agrigento rientrava nel lungo tour di presentazione del nuovo album A Hum of Maybe, che ha segnato il suo ritorno solista dopo sette anni di silenzio discografico. La performance è stata un’esperienza profondamente emozionante, sensoriale quanto musicale, capace di trasformare il Teatro dell’Efebo in un organismo vivente con un cuore elettronico che pulsa e respira.
Lo show non è un semplice set elettronico: sul palco convivono sintetizzatori e macchine con strumenti “umani” come batteria, archi, chitarre e trombone. Questa combinazione tra digitale e organico crea una materia sonora stratificata, calda e mutante, in grado di far viaggiare gli spettatori con la fantasia.
Il concerto prende il via con atmosfere ariose e melodiche, attraversa una fase centrale più dark e uptempo, vicina allo stile dei Moderat, per poi tornare a grandi aperture melodiche e cinematiche in chiusura. Lo accompagnano Philipp Johann Thimm al violoncello, pianoforte e chitarra, Christoph “Mäckie” Hamann a violino, tastiera e basso, Jörg Wähner alla batteria e Christian Kohlhaas: al trombone. Lo stesso Apparat non si limita a gestire synth e macchine ma suona una Fender Telecaster per tutta la durata dello show.
Il live, va detto, non è facile, né immediato. Prende quota lentamente e richiede tempo e concentrazione per entrare via via sottopelle, raggiungendo l’acme nella parte finale con gli splendidi brani Caronte e Black Water. Si esce dal concerto con la sensazione di aver vissuto quasi un’esperienza onirica e catartica.

Cory Henry & The Funk Apostles
Avevamo avuto la fortuna di vederlo a Roma qualche giorno prima, quindi sapevamo cosa aspettarci: una grande festa, con il meglio della black music di oggi. La performance è stata inaugurata da tre cover coinvolgenti: Stayin’ Alive dei Bee Gees, I Love Music degli O’Jays e Serpentine Fire degli Earth, Wind & Fire, arricchite da call and response tipicamente gospel e da assoli al fulmicotone. Un “riscaldamento” di altissimo livello, che ha introdotto i brani solisti di Cory Henry, supportato dai The Funk Apostles. Una band fenomenale, formata da Robert “Sput” Searight alla batteria, Nick Clarke al basso, Anthony Miller alle tastiere, Randy Runyon alla chitarra e dalle vocalist Brianna Turner e Taneka Duggan.
Il concerto è caratterizzato da una forte partecipazione del pubblico, che viene costantemente invitato a cantare, ballare e rispondere ai “botta e risposta” lanciati dall’artista. La formazione gospel di Henry è evidente sia nel suo modo di cantare che nella sua capacità di dialogare con la band, che si muove sul palco come un corpo unico, guidato dal groove.
Cory è un leader carismatico e comunicativo, che mette il suo virtuosismo al servizio dell’emozione. Suona contemporaneamente diversi strumenti, passando con naturalezza dall’organo Hammond B3 al Moog e ai sintetizzatori. La sua capacità di improvvisare a orecchio, con qualsiasi tonalità, è stupefacente.
Tra i momenti più coinvolgenti del concerto spiccano le esecuzioni di Stand! di Sly & The Family Stone e di Icarus, Holy Ghost e Get Lifted. Il concerto di Cory Henry & The Funk Apostles è iniziato in ritardo per alcuni problemi tecnici che si sono verificati nel cambio palco, ma l’attesa è stata ampiamente ripagata da una grande festa all’insegna del funk, del soul e del gospel.

Mind Enterprises
Nato come festival jazz in senso lato, FestiValle ha sempre avuto un occhio di riguardo per l’elettronica. Non fa eccezione l’edizione del 2026, che ha ospitato sul Main Stage i Mind Enterprises, fra i progetti italiani di elettronica più seguiti al mondo. Andrea “Secco” Tirone e Roberto “Baffone” Conigliaro hanno creato in pochi mesi un seguito impressionante, che li ha portati a intraprendere un lungo tour in Nord America e a suonare perfino al Coachella.
Già a partire dal loro look, a base di polo Sergio Tacchini anni ‘90, i Mind Enterprises guardano al passato, rileggendo l’estetica e gli stilemi della italo disco in una chiave fresca e contemporanea. Lo show si basa su un immaginario rétro, supportato da groove elettronici moderni, con sonorità dance che, pur attingendo agli anni ’80, riescono a parlare al pubblico di oggi.
Il live ripercorre l’album Negroni Love, un gustoso omaggio all’italianità con cui non amiamo essere identificati all’estero. I numi tutelari sono artisti come Kano, Koto e Cyber People, che hanno spopolato nelle discoteche italiane all’inizio degli anni ‘80. Tra i brani più sorprendenti del set spiccano la versione dance di Gloria di Umberto Tozzi e soprattutto la rilettura italo disco di Aria sulla quarta corda di Bach: un accostamento singolare che però funziona benissimo dal vivo. Divertentissima Tuttosport che, con una voce robotica, elenca i risultati di una giornata del campionato di calcio degli anni ‘80. Molto coinvolgente Another World, che ci ha ricordato le atmosfere malinconiche di Children di Robert Miles.
Guardando il pubblico, è divertente notare come si ritrovino gomito a gomito i quarantenni che hanno nostalgia di quelle sonorità e i ventenni che non hanno mai vissuto l’italo disco ma che l’hanno conosciuta grazie alle playlist. Magia dei Mind Enterprises.


