Interpol, l’incantesimo post-punk ha stregato Bologna
La band di New York impeccabile nell’unica data italiana da headliner, con una scaletta fatta di 15 amatissimi singoli, incluso il nuovo “Wings On Fire”
Foto di Luca Mallardo
Se non fosse per un breve saluto – “It’s been a long time, you’ve been amazing” – non avremmo avuto la certezza che si trattasse di esseri umani. Ieri sera al Sequoie Music Park di Bologna, gli Interpol hanno suonato in maniera talmente perfetta che nemmeno dei robot in playback sarebbero risultati tanto precisi, sicuramente non così emozionanti. Saliti sul palco alle 22 in punto (mentre dall’altro lato del Parco Caserme Rosse i fan di Elio e le Storie Tese intonavano cori poco edificanti, indispettiti dall’idea che il live dovesse finire per lasciare spazio e audio alla band newyorchese), Paul Banks, Daniel Kessler e Sam Fogarino hanno dato vita a un concerto cupo e brillante, restando semi nascosti in quella dicotomia di oscurità e bagliore in cui da sempre si cela la loro musica.
La serata si è aperta con l’immancabile Untitled, a definire fin da subito l’atmosfera rarefatta e sospesa che ha tenuto ostaggio di un incantesimo migliaia di spettatori. Poi No I in Threesome e C’mere, a raccontare l’evoluzione, disco dopo disco, di quella radice oscura e new wave in un suono post-punk su cui è quasi impossibile trattenere l’energia. Il pubblico è infatti esploso su All The Rage Back Home, per poi cullarsi nuovamente sulle note di Rest My Chemistry.

La scaletta, tra classici e anticipazioni
In scaletta anche il pezzo nuovo, Wings On Fire, singolo che anticipa l’album This Mirror Weighs a Ton, in uscita alla fine di quest’estate, ma che si è innestato perfettamente nella parata di grandi singoli, pescati qua e là da sei dei sette album realizzati dagli Interpol in quasi trent’anni di carriera. Totalmente escluso dal live bolognese il lavoro più recente (pubblicato nel 2022) The Other Side of Make-Believe, registrato durante la pandemia da Covid-19.
Protagonista indiscusso, invece, il primissimo disco della band, Turn On The Bright Lights, dal quale, oltre al brano di apertura, la band ha proposto la splendida ode alla città natale della band, NYC, la celeberrima Obstacle 1, l’amatissima PDA. Oltre alla cupa e sognante Roland. Altrettanto celebrato anche il secondo album Antics, da cui Banks e soci hanno estratto C’mere, Evil, Take You on a Cruise e la splendida, romantica ballata post-punk Slow Hands, a chiudere una serata davvero memorabile.
Articolo di Federica Mingarelli

