Moby: «Gli umani sono una specie illogica»
Poco prima del suo primo live in Georgia, l’edizione locale di Billboard ha incontrato il producer nel backstage. L’artista ha parlato del ruolo della musica e del suo attivismo
Foto di Ninutsa Kakabadze
Il 30 luglio, nell’ambito del suo tour mondiale 2026, Moby si è esibito per la prima volta in Georgia. Il live è stato organizzato da Flitz Collective, con Billboard Georgia nel ruolo di media partner principale.
Moby è un artista che è stato capaci di portare la musica elettronica nel mainstream, arricchendola al tempo stesso di una profonda dimensione emotiva. Ha dimostrato che l’elettronica va ben oltre il clubbing e può conquistare un pubblico globale, ottenendo anche un grande successo commerciale.
Poco prima dello show, Billboard Georgia ha incontrato Moby nel backstage. L’artista ha raccontato il suo punto di vista sul ruolo della musica e dell’attivismo.

L’intervista a Moby
È la tua prima volta in Georgia. Quali sono le sensazioni e le emozioni che provi prima di incontrare il pubblico georgiano?
Sono qui solo da un paio di giorni e la Georgia mi affascina davvero. Tbilisi sembra una città molto europea, nonostante si trovi a migliaia di chilometri dall’Europa. La cosa interessante è che questo paese mi piace molto, anche se sento di non averlo ancora compreso fino in fondo. Ed è proprio questo a renderlo così affascinante.
Dopo un percorso così lungo nell’industria musicale, quale pensi sia la più grande illusione che questo mondo crea per gli artisti emergenti?
È una domanda interessante. Quando sei giovane e hai successo, tutti sono gentili con te. L’illusione sta nel pensare che continueranno a esserlo anche quando sarai più anziano e non avrai più successo.
Molti miei amici, giovani musicisti, attori o scrittori, mi dicono cose del tipo: “I miei agenti sono fantastici. Sono gentilissimi, e anche le persone della casa discografica sono davvero splendide”. E io rispondo sempre: “Aspetta qualche anno”. Se passeranno alcuni anni senza risultati importanti, probabilmente non saranno più così gentili. È semplicemente la natura di questo ambiente. Molti artisti pensano che agenti, manager e case discografiche siano loro amici. Poi scoprono abbastanza in fretta che non è così.
Non posso non chiederti del tuo attivismo. Qual è, secondo te, il principale cambiamento di mentalità necessario affinché le persone comprendano davvero l’importanza dei diritti degli animali?
Dal mio punto di vista, tutto parte dalla capacità di agire in modo logico e coerente con ciò in cui crediamo. La cosa più strana degli esseri umani è proprio quanto siano illogici.
Immaginiamo di fermare le persone per strada e fare loro tre domande: “Ti piacciono gli animali?”, probabilmente risponderebbero di sì. “Vorresti ferirli o ucciderli?”, direbbero sicuramente di no. “Sei vegano?”, la maggior parte risponderebbe di no. E allora io mi chiedo: se ami gli animali e non vuoi far loro del male o ucciderli, non sarebbe logico non mangiarli e non pagare qualcun altro perché lo faccia al posto tuo?
Quindi, per me, non è nemmeno una questione etica: è una questione di logica. Eppure la nostra specie si comporta in modo profondamente illogico, soprattutto negli Stati Uniti. Le persone dicono di tenere alla salute ma continuano a inquinare l’ambiente. Dicono di preoccuparsi dei propri figli ma non approvano leggi sensate sul controllo delle armi. Siamo una specie profondamente illogica. Spero che riusciremo a imparare a comportarci in modo razionale e a costruire un sistema etico basato su quella logica. Altrimenti, come specie, rischiamo di scomparire.

Viviamo in un’epoca segnata da conflitti globali e da un continuo cambiamento di valori. In un contesto come questo, quale ruolo e quale funzione pensi che abbia la musica nella società?
La musica può fare praticamente qualsiasi cosa. Può aiutare le persone a dormire, a ballare, a pregare o a meditare. Può accompagnarle durante l’attività fisica, ma anche rilassarle. Mi sento davvero fortunato a poter lavorare con la musica, perché possiede un potere enorme. Non sto dicendo che sia la mia musica ad averlo, ma la capacità della musica di raggiungere chiunque – e di farlo nel modo più personale possibile – è qualcosa di profondamente straordinario.
Il tuo lavoro è sempre stato caratterizzato dalla sperimentazione artistica, offrendo al pubblico nuove prospettive e un modo diverso di vivere l’arte. Oggi, in un’epoca di rapidissimo sviluppo tecnologico e di intelligenza artificiale, come immagini il futuro della musica?
Prendo me stesso come esempio: a volte adoro semplicemente una buona canzone pop, anche se è molto generica, e non mi interessa chi l’abbia realizzata. L’intelligenza artificiale è già molto brava a creare questo tipo di musica. Credo ci sia spazio per entrambe le cose: per il pop generato dall’AI e per Leonard Cohen. C’è spazio per un artista da solo sul palco con una chitarra e un violoncello, così come per qualcuno come Nick Cave, che rappresenta tutto ciò che è più lontano possibile dall’intelligenza artificiale.
C’è spazio per Nick Cave e c’è spazio per il pop generico. E la stessa persona può amare entrambi. Non credo che Nick Cave metterà fuori gioco l’AI, ma non penso nemmeno che l’AI metterà fuori gioco Nick Cave.
Pensiamo alla pittura: mettere del colore su un foglio può dare vita a un cartellone pubblicitario di McDonald’s oppure a un’opera d’arte. Nessuno va in una sala da concerto per ascoltare l’intelligenza artificiale. Ma lo farà sempre per vedere un artista come Nick Cave.
Articolo di Nino Imerlishvili (Billboard Georgia)

