Interviste

22simba, la semplicità e basta

La felicità nascosta in piena vista, la morale di Miria, il mettersi costantemente in dubbio in un mondo che richiede solo certezze, il rifiuto del denaro come unico metro del successo: il rapper di Saronno è il protagonista del nostro nuovo numero

  • Il18 Settembre 2026
22simba, la semplicità e basta

22simba, foto di Giordano Mattar per Billboard Italia

Quando entro nello studio in cui 22simba sta ultimando Miria, mancano pochi giorni alla consegna del disco. Mentre ascoltiamo le tracce tutto d’un fiato e mi appunto ciò che poi mi sarà utile per l’intervista che si svolgerà il venerdì successivo, Andrea e il suo team – composto anche dalla piccola Heze, un cucciolo di golden retriever che, da ciò che ha capito da quando l’ha presa qualche mese fa, ha una predilezione per i bambini e le donne – ripercorrono l’album in modo maniacale per cogliere ogni minimo dettaglio da sistemare prima del fatidico momento.

La versione di Miria che 22simba decide di farmi sentire è quella che sarà disponibile solo nel vinile, dove al posto dei featuring ci sono delle sue strofe inedite. «Ho scritto ogni pezzo senza pensare alle collaborazioni. Ciò che era importante era che le canzoni reggessero a prescindere da chi ci sarebbe stato con me», mi racconta Andrea mentre Timon, il suo produttore, mette play su Arricchiti, il primo dei tre atti di Miria e quello in cui 22simba racconta con lucidità l’ultimo anno in cui ha girato tutte le boutique, ha comprato un botto di vestiti ed è diventato un povero arricchito. Eppure neanche questo l’ha portato a raggiungere quella felicità che, quando non lo hai, sembra nascondersi dietro i luccichii dell’oro. 

E allora, se non è nemmeno lì, forse va cercata nelle cose che hai sempre avuto davanti agli occhi, ma con uno sguardo diverso. Quello amorevole di una nonna che nella vita non ha mai avuto niente ma ti ha insegnato tutto. Miria, per l’appunto. Il cuore di tutto e la chiave per prendere consapevolezza del fatto che si potrà anche diventare Arricchiti, ma non si smetterà mai davvero di essere orgogliosamente Provinciali.

22simba
Foto: Giordano Mattar
Creative Direction: Thala Belloni, Luca Perrone
Produzione: Thala Belloni
Ass. produzione: Melissa Festa
Stylist: Federica Belalba 
Ass. stylist: Giulia Polo
Grooming: Laura Monticciolo

Se, infatti, solitamente un racconto parte da chi si è per arrivare a ciò che si è diventati, in Miria 22simba compie il percorso al contrario. «Il disco parte da Arricchiti per necessità. Avevo bisogno di scrivere di questo perché mi sono trovato in una situazione che mi è precipitata addosso all’improvviso», mi dice quando, qualche giorno dopo, mentre ci troviamo seduti al tavolo del suo nuovo appartamento a Saronno, gli chiedo il perché di questa scelta. «Se la mia vita, in quest’anno, fosse andata in modo diverso, sicuramente avrei fatto un album diverso, anche se avrebbe avuto lo stesso titolo. Scelgo i concept dei miei dischi molto prima che nascano, però poi mi faccio trasportare dal momento».

L’intervista completa a 22simba, che pubblica oggi Miria, è disponibile nel nostro nuovo numero cartaceo, The GENb Issue, dedicato ai nuovi talenti che si stanno imponendo sulla scena. Disponibile da ora in pre-order a questo link.

L’intervista a 22simba per “Miria”

In che momento sei ora?
Quello in cui ti arriva tutto, ma poi ti rendi conto che, come ti preannunciavano gli artisti che ascoltavi, questo tutto non porta alla felicità. Questa è la riflessione che da Arricchiti porta a Miria, il secondo atto del disco e l’antitesi di me stesso.

Chi era Miria?
Miria era mia nonna. Sono cresciuto coi miei nonni a Quarto Oggiaro. I miei lavoravano, quindi io stavo sempre con loro, soprattutto da bambino. I nonni sono stati i miei punti di riferimento quando ne avevo più bisogno, ma non volevo affrontare la sua figura come un trauma o una mancanza; ciò che mi interessava era mostrare quello che Miria mi ha insegnato nella vita e che ha a che fare con tantissime morali. In primis il fatto che la felicità, alla fine, si trova nella semplicità più assoluta. Quando vedo le persone felici, in pace con loro stesse, penso che siano le più fighe del mondo. Miria, nella vita, ha sempre apprezzato quello che aveva senza bisogno di cercare altro, e questo ha cambiato totalmente la mia prospettiva.

In che modo?
Prima l’ambizione era la cosa più importante della mia vita. In Isolamento di gruppo addirittura dicevo che non ti parlo se non parli di ambizione, e questo album per me è stato una doccia ghiacciata perché ha distrutto la certezza più grande che avessi. Io sono una persona che si fa tantissime domande, mi metto costantemente in dubbio, e Miria è figlio di un grande cambiamento da cui ho capito che, nonostante tutto, non voglio essere un’altra persona. Da qui nasce Provinciali, l’ultimo atto, in cui prendo consapevolezza del fatto che bisogna vivere, giorno per giorno, quello che la vita ti dà.

22Simba: «Miria non ha mai fatto i fuochi d’artificio per le persone, ma ha sempre fatto del bene nelle piccole cose»

Qual è il ricordo più vivido che hai di Miria?
La cedrata Tassoni. Costava tantissimo, ma mia nonna sapeva che mi piaceva, quindi me la faceva trovare. Il frigo poteva essere vuoto, ma c’era sempre una bottiglia di cedrata. Non passavano nemmeno dieci secondi da quando entravo in casa sua che l’avevo già in mano. Questo fa parte della semplicità di cui parlavo prima: mia nonna non ha mai fatto i fuochi d’artificio per le persone, ma ha sempre fatto del bene nelle piccole cose. Se tu andavi da lei e chiedevi un caffè, da quel momento avresti ricevuto quel caffè ogni giorno. Sapere di poter regalare un sorriso era la sua fonte di gioia. Mia nonna si è ricordata per tutta la vita di quella cedrata che mi piaceva.

22simba
Foto: Giordano Mattar

È la persona da cui ti sei sentito più amato?
Mi sono sentito tanto amato nella vita. Ho avuto una famiglia travagliata, ma penso di aver conosciuto l’amore, ne sono molto affascinato. Se da una parte non credo nell’amore convenzionale, dall’altra non posso più nemmeno chiamarlo un’utopia perché ho visto i miei nonni amarsi fino alla fine. Un altro dubbio in cui finisco.

Quando è iniziata questa ricerca di un cambio di prospettiva?
Io faccio musica da quando avevo tredici anni. Ho iniziato a pubblicare i primi brani a diciassette, ma solo nell’ultimo anno le cose sono andate bene. E, cazzo, bene sul serio. Tutto questo però ti cambia la vita, e lo fa così velocemente che non sei preparato, così come non lo sono le persone attorno a te. La mia vita prima era l’opposto di quella che mi vogliono regalare: prima non entravo nei locali in nessun modo possibile, ora sono loro a chiamarmi.

Prima avevo solo la cedrata Tassoni di mia nonna e il frigo vuoto, adesso, se voglio, posso andare al ristorante ogni giorno. La mia famiglia però no, i miei amici no. Per questo ho fatto lavorare tanti di loro con me: ho provato a unire gli insegnamenti di Miria a quella che è adesso la mia vita, e ho capito che se non fai stare bene anche le persone che ti stanno attorno, tutto il resto è superfluo.

Quando dici “la vita che mi vogliono regalare”, però, sembra quasi che pensi di non meritarla.
No, non è così. Ti faccio un esempio: sotto il video di Arricchiti ho letto un commento che diceva: «Ma questo non è ricco», e questo mi ha fatto pensare. Per chi è ricco davvero i ricchi sono un’altra cosa, mentre per un povero quello che ho ora basterebbe per una vita e mezza. Venire da un contesto in cui hai poco rende difficile pensare che sia davvero tutto meritato, soprattutto quando vedo che persone che hanno fatto il triplo dei lavori che ho fatto io questo Superenalotto non l’hanno vinto. Per questo sono fiero di far girare i miei amici con la collana e vedere che si vantano più di me. Devo ancora riuscire a rendere mia questa vita, perché per ora non è così. Nonostante tutto, mi sento ancora quella persona che fino a sei mesi fa non aveva una casa.

Cosa ti servirebbe per sentirla davvero tua?
Forse solo il tempo.

Beh, oggi vogliono convincerci del fatto che, se vuoi una cosa, puoi raggiungerla, senza prendere in considerazione le variabili sociali.
Viviamo in una società che ci spinge a pensare continuamente che chi ha più potere abbia vinto. Prima la scala sociale era diversa: se eri un dottore o un filosofo eri cento volte più figo di uno che aveva mille case in giro per il mondo, ora invece all’apice della piramide c’è chi fa i soldi. Questo sogno americano che ci hanno venduto è sbagliato: le persone non si chiedono più cosa vogliono fare, si chiedono come fare per fare più soldi.

Trovo molto triste il fatto che il farcela oggi sia legato al denaro. Certo, io volevo comprare casa a mia mamma, ma la cosa principale era salire sul palco e fare musica. Morirei per la musica. La cosa che mi fa più strano è che ci sono tanti artisti che invece dicono: «A me della musica non me ne frega un cazzo», e c’è un pubblico a cui questa cosa piace. 

E qual è la conseguenza?
Che i ragazzi non sanno più dove sbattere la testa, non si chiedono più chi vogliono essere. Ecco, essere è importante. Io penso che tu nella vita possa essere quello che vuoi, a prescindere da quello che ti succede. Ho visto gente riscattarsi venendo da ambienti orrendi e persone che vengono da posti bellissimi bruciarsi la vita. Sai cosa penso?

22simba
Foto: Giordano Mattar

Cosa?
Che la gente oggi si faccia poche domande. Però magari vive meglio, non lo so.

Allora te lo chiedo io: che cosa vuoi essere per il tuo pubblico?
Io penso che la cosa che più mi ha legato agli artisti che ascoltavo sia il fatto che anche solo una piccola parte del loro racconto mi abbia dato un motivo per fare qualcosa in più nella mia vita, per crescere. Mi piacerebbe fare la stessa cosa. Coi miei fan ho un rapporto molto positivo: mi piace incontrarli, parlarci. Vorrei che un ragazzino che riascolta la stessa traccia tra dieci anni si ricordi di quanto sia stata importante per lui in un momento preciso della sua vita, di quanto l’abbia aiutato.

Mentre mi facevi ascoltare il disco mi hai detto che c’è una frase che ne racchiude tutto il significato.
«Ho visto il sole non baciare chi ho a fianco mentre a me saltava addosso, mi mette in imbarazzo». Quello è stato il punto di partenza di tutto. Alla fine io ho vinto in una società in cui non mi riconosco un vincitore e in una gara di cui, molto probabilmente, mi importava meno di quanto pensassi.

Share: