Interviste

Axwell | Swedish House Master

Abbiamo parlato con il grande producer svedese di luci e ombre della scena dance e di quelle hit che hanno fatto crescere una generazione e stanno conquistando anche la nuova

Axwell | Swedish House Master
Autore Federico Piccinini
  • IlAgosto 10, 2026

La prima volta che Axwell ha raggiunto un primo posto in classifica è stato più di venticinque anni fa. Nel 2005 la sua Feel the Vibe cantata da Tara McDonald gli permise di toccare il primo posto della UK Dance Single Chart, iniziando così a scrivere una lunga storia costellata da hit, show sold out, tour planetari e altri momenti topici che hanno contribuito nettamente a definire il suono dell’elettronica dei primi vent’anni del nuovo millennio.

Prima con produzioni come Watch the Sunrise e Tell Me Why (insieme a Steve Angello con l’alias Supermode), poi come membro dei Swedish House Mafia, Axwell è diventato uno dei nomi più influenti della scena elettronica internazionale. Insieme ad Angello e Sebastian Ingrosso ha attraversato tutte le fasi della trasformazione della dance in fenomeno globale, contribuendo a portare il DJ fuori dai club e al centro della cultura pop.

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La golden age dell’EDM

La prima epica, gloriosa, a tratti mitologica fase è quella che li ha portati a definire quella che ormai viene definita la “golden age” dell’EDM: quegli anni dal 2008 al 2013 – che la narrativa storica fa proprio concludere con lo scioglimento del trio – che hanno letteralmente ridefinito l’immaginario stesso della figura di chi “mette i dischi”.

Quando a fine 2010 uscì la compilation Until One, in loro riferimento fin da subito si parlava delle “prime rockstar della console”. I tre svedesi si imposero subito come hitmaker inarrivabili e dall’aura potentissima, costantemente al centro del conversato di internet e dei mainstage delle città più calde della scena dance, con un immaginario estetico chiaro e definito, fatto di comunicazione minimale ed ermetica, giacche di pelle, sagome scure e distanti. Il tutto accompagnato da inni immortali della dance: One, Leave the World Behind, Miami 2 Ibiza e una serie di iconici remix firmati da uno o più membri del trio.

A questi, nel 2012 si è aggiunto il compilation album Until Now che li ha consacrati al pari delle più famose popstar del pianeta grazie ai successi mondiali di Don’t You Worry Child, Save the World e Greyhound. Un apice assoluto, spezzato da un annuncio che forse nessuno avrebbe mai fatto al picco più alto della propria affermazione: la fine del progetto. Quello del 2012/2013 sarebbe stato il loro ultimo tour: una serie di sold out da record, con oltre un milione di biglietti venduti.

Il ritorno dei Swedish House Mafia

La seconda fase della loro storia, intervallata dal fortunato progetto del duo Axwell Ʌ Ingrosso, è iniziata nel 2018 con l’annuncio del ritorno con un live a sorpresa all’Ultra Music Festival, lo stesso leggendario festival di Miami che cinque anni prima li aveva visti uscire di scena in grande stile.

Da lì in poi, il loro ritmo è cambiato. Sono passati gli anni, i loro figli sono cresciuti, hanno una pesantissima legacy alle spalle ed è anche il contesto ad essere differente. La scena dance è ormai satura di star della console, lo streaming e gli algoritmi regolano il mercato e le classifiche, e i tre hanno intenzione di restare nel tempo senza la fame atavica di quando si assapora la fama totale per la prima volta.

Nel 2022 esce il primo album, Paradise Again, contenente featuring di prestigio tra cui The Weeknd, A$AP Rocky, Sting, Ty Dolla Sign e 070 Shake. Il trio suona in tutto il mondo, riempie main stage e arene, arriva per la prima volta anche in Italia e si stabilisce in una nuova casa-studio a Stoccolma dove si può lavorare senza pressioni alle proprie release soliste e alle ispirazioni che possono portare la firma del gruppo.

Il nuovo corso

Finito il corso di Paradise Again, oggi i Swedish House Mafia si trovano a un punto importante del proprio percorso. A fine luglio è arrivato il nuovo singolo Happiness Is So Sad con Lykke Li, come passo in avanti verso una nuova filosofia che hanno deciso di rendere colonna portante dei prossimi progetti: portare la luce. L’immaginario dei tre “dot” neri, dell’oscurità, delle ombre, lascerà posto a uno spirito più leggero, catartico e positivo.

Abbiamo intercettato Axwell a ridosso dell’uscita del suo singolo solista Whatever Turns You On, cantato da Bonn (già suo collaboratore nella hit More Than You Know), attesissimo dai fan che ormai avevano imparato a distinguerne l’ID in tutti i suoi set degli ultimi mesi.

Axwell è in videocall mentre siede rilassato su un divano in collegamento da Cremona, dove si trova per assistere alle gare di kart dei suoi due figli Elton e Leon. Il suo rapporto stretto con il Bel Paese è innegabile (da solista gli capita di esibirsi qui anche più volte all’anno), ma era da tempo che non scambiava due chiacchiere con una testata italiana. L’occasione è stata buona per un po’ di sue opinioni su passato, presente e futuro della dance mondiale.

digital cover Axwell - intervista - Swedish House Mafia

L’intervista ad Axwell

Finalmente è uscita Whatever Turns You On. Era un bel po’ che i fan aspettavano questo momento. Come hai capito che era finalmente arrivato?

Erano anni che avevo questo pezzo in mente. Ho iniziato a lavorarci insieme a Sebastian Ingrosso ai tempi del nostro duo, ma non avevamo mai raggiunto una produzione che ci convincesse. Ogni estate mi capitava di rivedere quel progetto aperto e pensare: “Ok, devo trovare il modo di finirlo”. Ho sentito di aver trovato la quadra poco prima di un set sul Lago di Garda, l’anno scorso. L’ho suonata e mi ha finalmente convinto.

Quando si è sia DJ che producer, si ha la fortuna di poter mettere subito alla prova le proprie idee e testare se il proprio feeling è allineato a quello della folla. È solo in quel momento che capisco che il pezzo funziona. Dopodiché c’è un lungo periodo in cui lavoro al mixing e mastering e in cui continuo a suonarla dal vivo finché non suona perfettamente.

Tu sei un grande perfezionista, ma c’è qualcosa che ti manca di come si produceva la musica anni fa, rispetto ad ora?

Se ci fai caso, quando ascolti la musica elettronica di vent’anni fa, i pezzi sembrano tutti suonare malissimo. Non eravamo abituati alla pulizia assoluta dei suoni. Prima era tutto più facile, no? Avevamo qualche suono, una cassa, un elemento qua e là, e si partiva. Oggi so molte più cose e quindi passo molto più tempo a cercare di perfezionare la mia visione tecnica di un brano, rispetto a prima.

C’è anche la bellezza della spontaneità, il non pensare a tutti questi aspetti tecnici, lavorando velocemente in una sorta di stato di flow. Quando sono in studio voglio divertirmi. Farti prendere troppo dall’aspetto tecnico rischia di rovinare l’intero processo creativo. Magari stoppi il tuo flusso di pensieri perché perdi troppo tempo a cercare il suono di rullante giusto.

Questo perfezionismo generale non rende tutto meno divertente? Qual è il segreto per godersela ancora?

Le idee. Sento di avere ancora tanta ispirazione e spunti che mi frullano in testa ogni giorno ed è proprio questo che rende tutto divertente, perché senti quell’impulso continuo a creare qualcosa. La parte più gratificante è riuscire a portare a termine quelle idee e trasformarle nei brani migliori possibili. Se smettessero di arrivarmi idee, davvero non so cosa farei. Probabilmente smetterei anche di fare musica.

Da un certo punto di vista oggi fare una hit sembra sempre meno gratificante. Non pensi che anche i pezzi più rilevanti degli ultimi tempi stiano avendo una durata molto più breve? Sento sempre più spesso dire: “Bello, ma mi ha già stufato”.

Sì, assolutamente. Esce tantissima musica ed è sempre più difficile per le persone prendersi il giusto tempo per godersela. Basta guardare come funzionano le piattaforme: il New Music Friday di Spotify sembra darti una scadenza di una settimana per goderti una canzone, per poi passare a quella della settimana successiva. Questo comunque non significa che non ci sia musica che resta. Ci sono diversi casi di successi che durano nel tempo, è solo più complicato.

Dici che se Don’t You Worry Child fosse uscita oggi avrebbe ancora la capacità di raggiungere quello status di “inno”?

Secondo me sì, ma è impossibile dirlo con certezza perché Don’t You Worry Child è rimasta nel tempo per una serie di fattori molto legati a quel momento specifico. È stata la canzone perfetta nella fase più emozionante possibile del nostro percorso, perché avevamo annunciato il nostro ultimo tour e le persone sentivano che forse ci avrebbero visti dal vivo per l’ultima volta.

Detto questo, una bella canzone resta una bella canzone. Se fosse uscita oggi, magari avrebbe avuto una produzione diversa o una veste differente, ma penso che comunque sarebbe potuta entrare in sintonia con le persone e diventare un grande successo. Anche Heaven Takes You Home, che è una release di questi anni, ha ormai raggiunto lo status di “inno”.

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Altri vostri grandi classici come One e Save the World sono diventati il simbolo di quella che la gente ormai chiama l’epoca d’oro dell’EDM. Vedo una crescete nostalgia per quegli anni.

È vero. Credo che dipenda anche dal ritmo con cui oggi viene pubblicata la musica: esce talmente tanta roba che spesso i brani finiscono per essere trattati quasi come contenuti usa e getta. Arrivano, catturano l’attenzione per un momento e poi spariscono.

Le canzoni di quegli anni agli occhi dei giovani hanno qualcosa di speciale. Possono scoprirle oggi e, attraverso di esse, entrare in contatto con un’epoca diversa. Per questo capisco il fascino della nostalgia e, anzi, penso sia una cosa molto bella.

È interessante come per tanti giovanissimi di oggi ci sia una riscoperta della grande musica di quegli anni. Finiscono per provare nostalgia di un periodo che non avrebbero potuto vivere sul momento perché troppo piccoli. Ma è normale, anch’io da ragazzo ero così. A me aveva ispirato tantissimo il French Touch, ma anche molto dei decenni precedenti.

Mi pare che oggi i fan dei Swedish House Mafia si possano riassumere in due anime principali: i ragazzi che vi hanno conosciuti da quando siete tornati insieme, ma anche un’intera generazione che è cresciuta con voi.

Hai colto il punto. Trovo incredibile quanti – tra quelli cresciuti con noi fin dai primissimi tempi – apprezzino ancora così tanto quello che facciamo oggi. È una cosa fantastica. Allo stesso tempo stanno arrivando anche nuovi fan, forse proprio per quel fattore nostalgia di cui parlavamo prima. Poi c’è un altro aspetto: molti dei nostri fan della prima ora oggi hanno figli che hanno raggiunto l’età giusta per venire ai nostri live. Forse è anche per questo che oggi abbiamo più fan di quanti ne avessimo in passato!

Questa nostalgia la percepisco anche da parte dei produttori. Uno dei temi degli ultimi anni è l’assenza di un suono che stia definendo gli anni ‘20. Sembra che gli algoritmi stiano lasciando troppo poco tempo e poco spazio alle nicchie per farsi conoscere ed è sempre più conveniente provare a riportare in trend le sonorità del passato. Lo trovo abbastanza triste.

Se parliamo di musica dance, effettivamente non c’è un suono preciso che definisce gli anni post-2020. Ho anche l’impressione che oggi i cicli dei vari generi siano molto più brevi. Penso, ad esempio, alla tech house: in un certo senso sta avendo il suo momento più alto di sempre. Negli ultimi anni quel filone, insieme a certe sonorità bass house, è stato il più popolare. Eppure non possiamo dire che sia un suono specifico di questi anni.

È anche strano parlare di generi musicali. Da quel punto di vista mi sembra i confini siano sempre più sottili, no?

Non c’è più tutto quel purismo che c’era una volta. Anzi, penso che mescolare generi diversi sia proprio ciò che sta dando vita a idee veramente nuove. In fondo è già stata scritta tantissima musica. Per creare qualcosa di originale bisogna trovare modi diversi di pensare, uscire dagli schemi mentali in cui siamo rimasti per una vita.

Ho letto che come Swedish House Mafia volete avvicinarvi a un suono più leggero. Ho sentito parlare di un vero e proprio allontanamento dalle atmosfere un po’ dark che vi hanno sempre accompagnato. Quanto cambierà la vostra identità con le prossime uscite?

Sai, il mondo sta attraversando un periodo piuttosto buio. Noi con la nostra musica vogliamo abbracciare la luce. Ci siamo dati un obiettivo molto semplice: concentrarci su questo. Vogliamo creare canzoni che le persone abbiano voglia di ascoltare, che le facciano sentire felici, che trasmettano emozioni positive. Non è una grande rivoluzione rispetto a quello che abbiamo sempre fatto.

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I numeri dicono che quelli che stiamo vivendo sono gli anni migliori di sempre per l’industria della musica elettronica. Non è mai stata così globale.

Stiamo assistendo a un picco senza precedenti. C’è una domanda enorme di musica dance. Succedono continuamente tantissime cose e si percepisce quanto il pubblico la ami. Basta vedere l’entusiasmo delle persone che partecipano agli eventi e ai festival. Per me è ancora straordinario poter far parte di tutto questo.

Da discografico, in questo mondo frettoloso vedi la stessa fretta anche negli artisti più giovani?

Sinceramente sì. Credo che faccia parte dell’essere giovani. Si tende a voler mantenere un ritmo più alto. I nuovi artisti vogliono tutti emergere in velocità. Ma penso che anche noi, se fossimo emersi oggi, avremmo corso a un ritmo più intenso, perché in quella fase della vita hai un obiettivo molto chiaro, tantissima energia e una grande voglia di fare. Parliamoci chiaro: se all’inizio avessimo potuto pubblicare più musica e in meno tempo, probabilmente l’avremmo fatto.

In quest’era di internet e velocità, esistono ancora i “place to be” fisici? Voi siete nel pieno di una residency all’Ushuaïa di Ibiza. Suonare sull’isola è ancora un crocevia essenziale per un DJ/producer emergente?

Penso che Ibiza sia ancora il centro di gravità della musica elettronica. È l’unico posto del mondo in cui l’attenzione sull’elettronica è accesa 24 ore su 24, tutta la settimana, con persone provenienti da ogni angolo del mondo. Non esiste un altro “place to be”.Prendiamo la nostra residency: suoniamo di domenica. In quale altro posto del mondo si fanno show del genere di domenica?

Immagina di avere vent’anni oggi. Come proveresti a farti notare per il tuo nuovo singolo?

Per Whatever Turns You On non ho dubbi. Ballerei nudo su TikTok.

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