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John Legend a Roma: quando gli effetti speciali sono voce e piano

Ieri sera la star americana del neo-soul ha incantato il pubblico dell’Auditorium Parco della Musica con uno show che alternava canzoni a ricordi artistici e personali

  • Il3 Luglio 2026
John Legend a Roma: quando gli effetti speciali sono voce e piano

Foto di MUSA / Fondazione Musica per Roma

Nessun palcoscenico futuristico. Nessuna passerella lunga come un campo da calcio. Nessun gioco di luci stroboscopiche degno del Pacha di Ibiza. Nessuna fiammata o gioco pirotecnico. Nessun ospite con un singolo da promuovere, né tantomeno un corpo di ballo degno di un musical di Broadway. Solo un maxischermo centrale, luci essenziali, un pianoforte a coda e il suono della sua voce. Non c’è bisogno di effetti speciali e di scintillanti riempitivi quando sul palco hai un artista del calibro di John Legend: ieri sera il cantautore americano ha incantato per quasi due ore la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, in uno degli appuntamenti più attesi del Roma Summer Fest.

Lo show si intitola “A Night of Songs and Stories”, quasi a sottolineare l’intimità della performance, tra canzoni tratte dai suoi otto album in studio e aneddoti personali e artistici (tradotti in italiano sul maxischermo). La scaletta del concerto non è la consueta formula greatest hits, con una spruzzata di brani dell’ultimo album da promuovere. Piuttosto, una sorta di setlist emotiva, tra canzoni originali e omaggi ai grandi artisti del passato che lo hanno ispirato.

Il cuore dello show sono le canzoni, la musica e le storie dietro a esse, raccontate con grande generosità da Legend. Un nome d’arte (il suo vero nome è John Roger Stephens) attribuitogli per la prima volta da un collaboratore di Kanye West per le sue straordinarie doti pianistiche. Quell’appellativo, perpetrato più volte in studio dallo stesso West, è diventato poi il suo impegnativo nome ufficiale. Considerando che ha vinto in carriera tredici Grammy Award e un Premio Oscar per la migliore canzone originale (Glory), oltre a un Emmy e un Tony Award, il cognome Legend non è affatto esagerato.

L’inizio del concerto di John Legend a Roma

John fa il suo ingresso poco dopo le 21 con un elegantissimo completo scuro con giacca doppiopetto, nonostante la temperatura estiva, accolto dal boato del pubblico dell’Auditorium. Si siede al pianoforte, inizia a suonare la suggestiva intro di Let’s Get Lifted, title track del suo fortunato album di debutto del 2004. Seguono le hit Save Room dall’album successivo Once Again del 2006 e Green Light da Evolver del 2008, che funzionano benissimo anche senza chitarra, basso e batteria. Il cantante saluta il pubblico con le parole: “Ciao Roma, questa è la notte giusta, voglio darvi il massimo che posso”.

Dopo la sensuale Tonight (Best You Ever Had), il cui titolo è quasi una promessa agli spettatori, Legend inizia a raccontare la sua infanzia a Springfield, nell’Ohio. Suo nonno era un predicatore della Chiesa Pentecostale, mentre i suoi genitori suonavano e cantavano nel coro gospel, in cui il piccolo John è entrato a soli sette anni. Una grande influenza ha avuto su di lui la nonna, morta quando il cantante aveva solo 10 anni. Le dedica una versione da brividi di Bridge Over Troubled Water, classico di Simon & Garfunkel, ascoltato in religioso silenzio dal pubblico della Cavea.

John Legend - recensione concerto Auditorium Roma - foto di MUSA - Fondazione Musica per Roma - 2
John Legend dal vivo all’Auditorium Parco della Musica di Roma (foto di MUSA / Fondazione Musica per Roma)

L’impatto della morte della nonna

La morte della nonna a soli 58 anni fa cadere sua madre nella depressione e nella dipendenza per quasi dieci anni: un periodo molto doloroso per John. Lo supera grazie alla musica e alle sue capacità, che gli hanno permesso di diplomarsi con due anni di anticipo rispetto ai compagni. Il cantante inizia a esibirsi in piccoli club, cantando le cover dei suoi artisti più amati: Curtis Mayfield, Temptations, Marvin Gaye e il suo preferito in assoluto, Stevie Wonder. “Allora non avrei mai immaginato che un giorno Stevie Wonder avrebbe partecipato al mio matrimonio, cantando per me e mia moglie Chrissy Ribbon in the Sky”. Una magnifica ballad, contenuta nell’album Original Musiquarium del 1982, che Legend ha regalato al pubblico di Roma, in un momento di grande emozione.

L’artista di Springfield torna a raccontare il suo ingresso al college a Philadelphia, dove, oltre a dedicarsi agli studi economici, dirige anche un coro in una chiesa di Scranton. Nel suo cuore coltiva ancora la segreta speranza di trasformare, un giorno, la musica nel suo lavoro. Per una fortunata coincidenza, una sua compagna di college, Tara Michelle, era amica di Lauryn Hill, già star del trio rap Fugees.

L’incontro del timido pianista diciannovenne con la fumantina cantante/rapper di origini haitiane va bene e John registra il celebre riff di pianoforte di Everything Is Everything. Quel brano diventerà una delle canzoni più famose dell’album capolavoro The Miseducation of Lauryn Hill del 1998. Legend viene pagato allora, per la sua prestazione, soltanto 500 dollari da una manager della Columbia Records. La stessa etichetta che sei anni dopo, grazie al successo clamoroso dell’album di debutto Let’s Get Lifted (prodotto dall’amico Kanye West) gli proporrà un contratto multimilionario.

La cover di God Only Knows

Gli aneddoti si alternano con naturalezza alle canzoni, tra cui la già citata Everything Is Everything e la delicata Stay With You, la prima canzone composta per il suo album di debutto. Dopo una breve pausa, il concerto riprende con una versione a cappella da brividi di God Only Knows dei Beach Boys (definita da Paul McCartney come la più bella canzone d’amore mai scritta).

John, che si è cambiato con un completo bianco immacolato, esegue poi la trascinante Used to Love U, originale mix tra soul, gospel e hip hop che ha lanciato la sua carriera nel 2004. Il coro della canzone “Holla! Holla! Holla!” viene eseguito da tutto il pubblico di Roma, in uno dei momenti più coinvolgenti della serata. Legend ricorda i primi brani di successo a cui ha partecipato al pianoforte o ai cori, tra cui Jesus Walks, Never Let Me Down, Encore, Selfish, American Boy e You Don’t Know My Name, accennando al piano le varie melodie.

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John Legend dal vivo all’Auditorium Parco della Musica di Roma (foto di MUSA / Fondazione Musica per Roma)

L’apice e la conclusione del concerto di John Legend a Roma

Arriva il tanto atteso momento di Ordinary People, una delle più belle canzoni d’amore degli ultimi vent’anni, sia per la memorabile melodia che per il testo. Il brano tratteggia magnificamente gli alti e i bassi di ogni relazione, che ogni tanto ci chiede di “prendercela comoda”, in attesa che passi la tempesta e ritorni il sereno.

A proposito della canzone e dell’album, John ha dichiarato: “Suonava così diverso da qualsiasi altra cosa che si sentisse alla radio perché era una ballata per pianoforte semplice e diretta, in cui cantavo d’amore e la vita vera. Ha davvero lanciato la mia carriera. È stato il motivo per cui ho vinto il premio come Best New Artist ai Grammy. È stato il motivo per cui Get Lifted è stato eletto Album R&B dell’anno”.

Prosegue il ping pong tra passato e presente, fino a una toccante versione di Redemption Song di Bob Marley, il canto del cigno del padrino del reggae. Legend ha mostrato il suo lato più politico e socialmente consapevole nell’epica Glory, colonna sonora originale del film Selma, che gli ha fatto vincere un Premio Oscar nel 2015 insieme al rapper Common.

Il momento più atteso della serata, per molti, è stata la romantica e fortunatissima All of Me. Legend l’ha composta ispirato dall’allora fidanzata Christine Teigen e l’ha eseguita per la prima volta nel 2013, proprio al ricevimento del suo matrimonio sul Lago di Como. La canzone, pubblicata come terzo singolo dell’album Love in the Future, è diventata una delle più suonate durante i matrimoni, ma anche nelle discoteche grazie al remix del DJ olandese Tiësto.

La serata si avvia verso la conclusione con la romantica Wild, tratta dal recente album A Bigger Love, salutata dalla standing ovation dell’Auditorium Parco della Musica.

I prossimi live

Lo spettacolo farà tappa il 5 luglio a Lucca (Piazza Napoleone), il 6 luglio a Marostica (Piazza Castello) e il 24 luglio a Ostuni (Foro Boario).

John Legend ha fatto tesoro della lezione dei grandi del soul e dell’R&B, trovando una sintesi sorprendente tra sonorità classiche e contemporanee, dimostrando che si possono vendere milioni di album senza rinunciare alla qualità musicale.

Ottima l’idea di spogliare le sue canzoni dell’elettronica, mettendone in evidenza la solidità melodica e armonica. La sua voce ha impressionato per controllo e per modulazione, frutto della sua formazione giovanile in un coro gospel, alternando sapientemente potenza e dolcezza. Più che un concerto, quello all’Auditorium di Roma è stato un vero e proprio one man show, tra canzoni e ricordi, tra passato e presente, nel quale Legend ci ha fatto ballare, riflettere ed emozionare.

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