Interviste

Play It Again, Madame

Tra ping-pong, videogame, competizione e musica, nel nostro The Comics & Gaming Issue Francesca Calearo racconta perché giocare è un’attività seria e salutare. Ovviamente con le sue regole

  • Il3 Novembre 2026
Play It Again, Madame

Madame, illustrazione di Hisui Shiro

Spesso, quando ci si avvicina a un’intervista, le risposte dell’artista si possono intuire già. Perlomeno si sa da che parte starà rispetto a determinate questioni. Con Madame, no. Ed è proprio quando arrivano considerazioni inaspettate, capaci di mostrare l’altro lato della medaglia e di lasciare qualche dubbio, che una conversazione diventa interessante.

Madame, classe 2002, ha un mondo incredibile dentro di sé e una curiosità che sembra applicarsi a qualsiasi forma d’arte. Per questo vogliamo conoscere la sua opinione sul gioco, inteso in tutte le sue forme, dai videogame ai giochi da tavolo. Ma anche fare il punto sull’estate appena trascorsa sui palchi e sull’album Disincanto uscito a marzo che è stato certificato disco di platino. In attesa del tour nei club che partirà il 28 novembre dal Vox di Nonantola.

La incontriamo in un giorno di pausa, prima del suo viaggio in Giappone, il terzo in pochissimi anni. Da brava nerd, Francesca ha una passione per il Paese del Sol Levante e, soprattutto, per tutti gli oggetti più assurdi. «Ho praticamente una missione: una lista di cose da recuperare che posso trovare solo lì: macchinette fotografiche, di cui sono grande fan, e telefoni. Ovviamente tutte cose che non mi servono a niente».

L’intervista completa a Madame illustrata da Hisui Shiro è disponibile in The Comics & Gaming Issue, il nuovo numero di Billboard Italia disponibile in pre-order a questo link.

L’intervista a Madame

Però forse proprio le cose che non servono sono le più utili. Per esempio il gioco: secondo te serve a qualcosa? 
Certo. Non l’ho mai messo in discussione. Io so che se gioco a Trivial imparo delle cose, vedo quello che sanno i miei amici, metto in campo delle alleanze e delle sfide. Per esempio, mi piace mischiare i ruoli e magari sfido Bias che è mio grande amico. Oppure gioco tanto a ping-pong e penso che abbia i benefici di uno sport. Con il biliardo invece penso che si imparino le leggi della fisica e la precisione. Insomma, si dice sempre che i bambini imparino attraverso il gioco, quindi non capisco perché non possa essere visto come un modo per far imparare gli adulti.

Vai a giocare in un biliardo particolare?
Certo, è un posto chiuso dove conosco tutti o quasi. E poi non smetto mai di conoscere meglio le persone: mi piace fare loro tante domande. Per esempio, c’è un uomo molto esperto di cinema che mi ha consigliato dei film e un libro fondamentali. È anche per questo che mi piace invitare gli amici a giocare, per esempio Jacopo Farina, il regista di Disincanto, OK e Volevo capire. Con lui abbiamo iniziato a scambiarci moltissime informazioni e abbiamo continuato a frequentarci per il ping-pong. Da un anno, poi, applico questa attitudine del gioco anche ai libri e ai film. 

Madame, illustrazione di Hisui Shiro

Secondo te è una cosa più maschile, quella di giocare senza sentirsi in colpa? 
Non so dirti perché io gioco con la mia migliore amica. Siamo così prese che ci siamo comprate un walkie-talkie solo per dirci “passo” quando giochiamo ai videogiochi, e magari siamo sedute io al tavolo e lei sul divano della stessa stanza. Poi forse quando ero piccola, i maschi giocavano a calcio e le femmine chiacchieravano. Però poi non vedo molte altre differenze.

Francesca, hai detto che giochi da un anno: da quando stai meglio? 
Non ho mai raccontato questa cosa. In un momento davvero basso durante il mio ricovero la mia dottoressa mi disse di non leggere più, perché non mi stava facendo bene dato che mi faceva pensare ancora di più. Mi ha suggerito piuttosto di fare cose con le mani, così ho iniziato a colorare dei quaderni e a giocare con i Lego e nel frattempo ascoltavo podcast, così la mia mente era davvero occupata. In questo modo mi è tornata la voglia anche di giocare a ping-pong e non ho più smesso. E sai una cosa? Quando ho una giornata pesante di lavoro se so che la sera ho una partita sono molto più contenta. Mi piace moltissimo anche la serie tratta dal fumetto Ping-Pong Animation.

Perché?
Come capita spesso si parte da un particolare nerd, in questo caso il ping-pong e poi si racconta una meravigliosa storia d’amicizia.

Immagino che quando giochi vuoi vincere, ma tu Francesca ti senti competitiva anche sul lavoro? 
Ovviamente sì, molto.

Non mi sembravi una persona che fosse troppo attenta ai numeri.
No, infatti. Ma la competizione non si misura solo in streaming o visualizzazioni. Quelli li possono vedere tutti, quindi easy. Ci sono altre cose che vanno fatte fruttare. Per me la competitività sta nel controllare quello che faccio. 

Sei stata soddisfatta delle date estive per esempio?
Molto. Ho visto recentemente un’intervista di Harry Styles in cui diceva che il tour andava bene perché si era circondato delle persone giuste. Ecco, per me vale esattamente la stessa cosa: mi sono presa Bias, il Narduz (Luca Narducci, ndr) e tutti quelli che mi sono piaciuti di più dai tour precedenti. E penso che l’estivo sia andato bene anche perché abbiamo lavorato maniacalmente sulla forma. Ho fatto un sacco di ricerche per trovare i video giusti da proiettare. E insomma penso sia facile quando hai risorse e luoghi infiniti, più difficile quando hai determinati limiti.

Durante il concerto hai il tradizionale momento del confessionale con i tuoi fan: è uscito fuori qualcosa che ti ricordi in modo particolare?
Li trovo tutti momenti stupendi ma in particolare ricordo quello che mi ha detto Greta. Ora non posso dire cosa sia ma se Greta leggerà queste righe sa che sto pensando a lei. 

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