Al via la Mostra del Cinema di Venezia: CAM Sugar presenta quattro colonne sonore
Fabio Massimo Capogrosso ci racconta il lavoro per la pellicola di Gianni Amelio
Fabio Capogrosso
Da sempre la musica arriva dove le parole non possono. Ed è per questo che le colonne sonore dei film riescono a dare ancora più corpo alle immagini. Quest’anno, CAM Sugar – uno dei più ampi cataloghi musicali – arriva alla Mostra del Cinema di Venezia con ben quattro colonne sonore: una in un film in Concorso e tre Fuori Concorso. Dal 2 al 12 settembre il capoluogo veneto ospita l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e si conferma – ancora una volta – un punto di riferimento anche per il settore musicale.
Tra le colonne sonore originali che saranno presentate in questa edizione ci sono le firme di LA NIÑA e Alfredo Maddaluno per la pellicola in Concorso di Edoardo De Angelis dal titolo Il fuoco che ti porti dentro. Per i Fuori Concorso ci sono le musiche di Fabio Massimo Capogrosso in Nessun dolore per la regia di Gianni Amelio, Paolo Buonvino nel film Dio ride diretto da Giovanni Veronesi. Infine, verrà presentata una co-produzione di Sugar Play con le musiche composte da Nino Rota e condotte da Vince Mendoza per il nuovo film-documentario di Walter Fasano: NINO – Un film su Nino Rota.
Le colonne sonore di Cam Sugar per Venezia
«Quando hai una musica senza le parole – essendo che è qualcosa di più indefinito – ha la capacità di toccare delle corde ancora più profonde nello spettatore. Io sento che la musica riesce a comunicarmi qualcosa che con le parole non riuscirei mai ad esprimere», racconta il compositore Fabio Massimo Capogrosso proprio mentre prepara le valige per andare a Venezia.
«Io cerco sempre di scrivere una musica che vada a stimolare delle sensazioni nello spettatore», prosegue il neo vincitore di un David di Donatello per la miglior colonna sonora originale. «Soprattutto in un cinema d’autore come quello di Gianni Amelio credo che ci sia bisogno di una musica che abbia un pensiero molto profondo. Il film è molto complesso quindi ho lavorato molto sia da un punto di vista tematico che a livello di colore orchestrale».
Il rapporto di fiducia tra un regista e un compositore è sicuramente fondamentale ed è proprio sulla base di questa sinergia che Capogrosso sente anche una certa responsabilità nel sollevare «un film di questa portata che tratta del tema dei migranti con uno sguardo profondo, umano e poetico».
«Gianni Amelio è un vero maestro: ci teneva molto a un pezzo che per il finale. Io gli ho portato un tema che poi abbiamo ascoltato insieme: è stato emozionante. Sono felice di tornare alla Biennale, il festival è magico», conclude Capogrosso.

