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Céline Dion piange di gioia a Parigi: i 9 momenti migliori del suo ritorno

La prima serata della residency di 26 date ha regalato un’emozionante “On Ne Change Pas”, l’acuto finale di “All by Myself” eseguito a cappella e “La Wally” cantata sotto una nevicata scenica

  • Il14 Settembre 2026
Céline Dion piange di gioia a Parigi: i 9 momenti migliori del suo ritorno

Céline Dion sul palco all’inizio del primo concerto della sua residency alla Plenitude Arena di Nanterre, il 12 settembre 2026. Foto di Thomas Samson/AFP via Getty Images

Le luci in sala si sono spente con 47 minuti di ritardo e 30mila persone sono piombate nel silenzio. Céline Dion è apparsa in un abito nero, ha portato le mani davanti al viso come in preghiera e ha cominciato a intonare le prime note di On Ne Change Pas, accompagnata soltanto dal pianista Scott Price e da quattro violinisti. Mancava dal palco da sei anni.

Quella di sabato 12 settembre è stata la prima delle 26 serate parigine di Dion, una residency che proseguirà fino a maggio 2027 alla Plenitude Arena di Nanterre, la più grande arena al coperto d’Europa. Più di nove milioni di persone si erano registrate per accedere, tramite sorteggio, alla vendita dei biglietti.

A pochi minuti dal suo ingresso sul palco di Parigi, l’artista canadese – che non teneva un concerto da headliner da quando aveva reso pubblica la diagnosi di sindrome della persona rigida – ha infranto una promessa fatta a sé stessa: ha pianto. Travolta dall’emozione del momento, ha chiesto al pubblico se riuscisse a sentire il suo cuore battere. Tra le decine di migliaia di spettatori erano presenti anche ospiti celebri come Michelle Obama, Oprah Winfrey, Aya Nakamura e Thomas Pesquet.

Durante il concerto, Dion ha raccontato come si sente e ha alternato ballate, grandi successi e persino una sezione pensata per la pista da ballo. Ha inoltre eseguito per la prima volta dal vivo Dansons, il suo singolo in lingua francese del 2026.

Di seguito, i nove momenti migliori della serata inaugurale della residency di Céline Dion a Parigi.

Le lacrime che aveva promesso di non versare

Dion ha pianto per tutta la canzone d’apertura.

Durante On Ne Change Pas è stata talmente sopraffatta dall’emozione da perdere il segno nel testo. «Avevo promesso a me stessa che non avrei pianto. Non mantengo le promesse», ha detto al pubblico asciugandosi gli occhi, prima di precisare che erano lacrime di gioia. L’arena le ha risposto con cori da curva.

«Eccoci, ci siamo. Era una promessa. Sono qui, in piedi sul palco, in questa città che amo così tanto», ha detto. «Riuscite a sentire il battito del mio cuore?».

“Je vais bien”, le tre parole che tutti aspettavano

A metà del primo atto, la cantante si è fermata per rispondere alla domanda rimasta sospesa per tutta la serata. «C’è una cosa che posso dirvi in tre parole: sto bene», ha detto.

Ha raccontato di aver imparato a convivere con la propria fragilità e di aver deciso di trasformarla in una fonte di forza. Poi ha rivolto quel pensiero al pubblico, ricordando che non possiamo mai sapere cosa stia attraversando la persona accanto a noi e invitando tutti a condividere quell’energia. È a questo che serve la musica.

La sala ha finalmente tirato un sospiro di sollievo. Dion ha quindi attaccato J’irai Où Tu Iras e il pubblico ha cominciato a ballare: alcuni spettatori si facevano girare tenendosi per mano.

Trentamila voci conquistano “My Heart Will Go On”

Introdotta da un video in cui l’artista attraversava un deserto con un lungo abito, My Heart Will Go On ha rappresentato il culmine emotivo della prima parte della serata. I coristi hanno intonato il celebre motivo iniziale, prima che il pubblico prendesse il loro posto. Tutte le 30mila persone presenti hanno cantato insieme il tema di Titanic. Alle ultime note del flauto, nessuno era più seduto.

La deviazione elettro-disco che nessuno si aspettava

Una strobosfera è scesa dall’alto e l’atmosfera è cambiata completamente. Dion si è lanciata in una sequenza di brani da dancefloor: I Feel Love di Donna Summer è sfumata in una versione fortemente elettronica di “I’m Alive”, seguita da “That’s the Way It Is” e “Sweet Dreams” degli Eurythmics.

Vederla unire questi brani, libera di improvvisare e allontanarsi dalle loro melodie più familiari, è stata la svolta più sorprendente della serata.

“Dansons”, la prima canzone nuova

La cantante canadese si è allontanata dal palco per cambiarsi mentre una giovane violinista eseguiva un assolo. Poi si è aperta la botola al centro della scena. La cantante è riapparsa con un abito nero ricoperto di paillettes per interpretare Dansons, il singolo del suo ritorno del 2026 scritto da Jean-Jacques Goldman.

Ascoltare il primo materiale inedito della serata ha dato allo spettacolo la sensazione di guardare avanti: la prova che questo sarebbe stato un nuovo capitolo, non soltanto una celebrazione del passato.

“La Wally” e la neve che cade

Verso la fine del concerto è arrivata la sorpresa più grande: un’aria d’opera, “Ebben? Ne andrò lontana” da La Wally di Alfredo Catalani, resa celebre da Maria Callas. Dion l’ha interpretata a piena voce e la scelta è sembrata una resa dei conti con la malattia, oltre che la dimostrazione che le sue capacità vocali sono rimaste intatte.

L’Everest di “All by Myself”

Una delle domande che aleggiavano sulla prima serata del ritorno di Céline Dion era se fosse ancora in grado di raggiungere la vetta di All by Myself come un tempo. Sabato sera ha dato la sua risposta.

Con indosso un abito bustier di pelle nera, l’artista ha costruito gradualmente il crescendo verso la celebre nota finale, affrontando la salita a cappella, proprio come ai vecchi tempi. Al termine ha espirato, sorriso ed è apparsa sinceramente commossa quando è stata investita dall’ovazione del pubblico.

Un coro gospel smuove le montagne

Per Love Can Move Mountains sono entrati in scena venti coristi, vestiti come un coro gospel. Hanno poi accompagnato Céline Dion nella ballata The Prayer e in It’s All Coming Back to Me Now, prima di sostenerla nel ritornello di Je Chanterai. Con venti voci alle spalle, Dion è tornata nel territorio sonoro in cui ha sempre dato il meglio.

“Pour Que Tu M’aimes Encore” trasforma l’arena in un karaoke

Il gran finale poteva essere soltanto uno. Pour Que Tu M’aimes Encore ha trasformato l’arena in un karaoke da 30mila persone. Gli encore sono continuati con S’il Suffisait D’aimer, che ha spinto i fan a correre verso il palco e Dion a inginocchiarsi sul bordo per salutarli, e infine con Des Milliers de Baisers, brano di Goldman del 2003 scelto per chiudere lo spettacolo.

Ha poi invitato il pubblico a credere in sé stesso e nei propri sogni, ricordando che ognuno porta dentro di sé il potere di amare. Mentre il suono del pianoforte sfumava, le luci dei telefoni illuminavano il buio.

Alle 23:14 ha rivolto un ultimo sguardo al pubblico ed è scomparsa dietro la scenografia dicendo: «Grazie per aver accettato il mio invito. Vi amo».

Lo spettacolo era finito. La residency era appena cominciata.

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