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Dopo 30 anni, l’omicidio di Tupac ha un colpevole

Quasi 30 anni dopo la sparatoria di Las Vegas che sconvolse il mondo, uno dei più celebri casi irrisolti della storia americana arriva finalmente a una svolta

  • Il1 Settembre 2026
Dopo 30 anni, l’omicidio di Tupac ha un colpevole

Una conferenza stampa tenuta nel settembre 2023 in occasione dell’incriminazione di Duane “Keffe D” Davis per l’omicidio di Tupac Shakur

Una giuria di Las Vegas ha dichiarato Duane “Keffe D” Davis colpevole dell’omicidio di Tupac Shakur. Lo ha infatti ritenuto responsabile di aver orchestrato l’assassinio della leggenda del rap. Dopo appena tre ore di camera di consiglio, i giurati hanno riconosciuto colpevole l’ex leader di una gang di Los Angeles per il suo ruolo nella sparatoria del 1996, nella quale Tupac perse la vita a soli 25 anni. Il verdetto è arrivato al termine di un processo durato due settimane. Secondo l’accusa, Davis avrebbe organizzato l’omicidio per vendetta, dopo che Tupac e il suo entourage avevano aggredito suo nipote quella stessa sera. I procuratori hanno costruito gran parte del caso proprio sulle dichiarazioni rilasciate negli anni dallo stesso Davis, che in diverse occasioni aveva raccontato il proprio coinvolgimento nell’omicidio.

La difesa ha invece sostenuto che quelle dichiarazioni fossero in gran parte inventate, realizzate con l’obiettivo di aumentare la propria notorietà e vendere libri. L’accusa ha però ribattuto che Davis stesse raccontando la verità proprio per trarre profitto dalla sua notorietà legata al crimine, invitando la giuria a considerare attendibili le sue parole. Tupac Shakur, all’epoca una delle stelle emergenti più importanti del rap mondiale, fu colpito durante una sparatoria avvenuta a Las Vegas il 7 settembre 1996. Morì sei giorni più tardi, dopo essere stato ricoverato in ospedale.

L’omicidio di Tupac e la faida East-West Coast

La sua morte avvenne nel pieno della famigerata rivalità tra la scena hip-hop della East Coast e quella della West Coast. Pochi mesi dopo sarebbe stato ucciso anche il suo principale rivale, The Notorious B.I.G. Nessuno fu mai incriminato per uno dei due omicidi, che per decenni rimasero tra i casi irrisolti più noti della storia della musica e della cultura pop americana.

La svolta arrivò nel settembre 2023, quando i procuratori presentarono un’accusa di omicidio contro Davis, ex esponente di spicco della gang Crips nella Los Angeles degli anni ’90. Secondo l’accusa, avrebbe pianificato l’agguato come ritorsione dopo l’aggressione ai danni di suo nipote. A pesare contro di lui sono state soprattutto le sue stesse dichiarazioni pubbliche. Tra queste, quelle contenute in un libro autobiografico pubblicato nel 2019 e quelle rilasciate nel corso di diverse interviste e podcast, nei quali Davis aveva parlato apertamente del proprio ruolo nella vicenda.

Durante le due settimane di processo, l’accusa ha chiamato a testimoniare 24 persone e ha presentato oltre otto ore di registrazioni. La maggior parte di queste conteneva dichiarazioni dello stesso Davis sul suo coinvolgimento nell’omicidio. La difesa, al contrario, ha mantenuto una linea molto più essenziale. L’avvocato Michael Sanft ha chiamato a testimoniare soltanto tre investigatori della polizia, concentrandosi sull’omicidio e sulle indagini che seguirono. Ora Davis, che ha 63 anni, rischia una condanna all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale. La pena non è stata ancora stabilita: sarà il giudice, in una successiva udienza, a decidere quale sarà la condanna definitiva.

Dopo quasi tre decenni di misteri, teorie e speculazioni, il caso dell’omicidio di Tupac Shakur è dunque arrivato a un punto di svolta giudiziario.

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